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26 luglio 2020 Matteo 13, 44-52

Giovanni Nicoli | 26 Luglio 2020

Matteo 13, 44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

         Centrale non è avere delle vittorie o delle situazioni in cui ci sembra di essere al top, centrale della vita è basare la nostra vita su di Lui, tesoro e perla preziosa che si trova in ogni dove.

“Poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo!”. Questa affermazione porta a compimento il vivere di Gesù e diventa invito alla decisione perché responsabili, non evitanti perché non conveniente. Centrale del Cristo è la gioia come forza per decidersi per il Regno: questo è tesoro da vivere con coerenza e da trasmettere perché vitale.

Il tema, illuminato in modi diversificati, è uno: decidersi per ciò che vale. Non rincorrere quello che conviene o quello che ne vale la pena. Questo, ne vale la pena, va continuamente cercato: il trovato come frutto del cercato e non come fortuna e casualità dove la persona non c’entra ed è esclusa.

Il tesoro nascosto e la perla bella sono la bellezza della bellezza del Regno per vivere il quale vale la pena il “vendere tutto” per comprare campo e perla.

Occorre decidere, non basta cercare o trovare. Tenere il piede in due scarpe, grande scelta diplomatica, ha come frutto il non camminare. Mentre il motivo della decisione è la gioia, non la convenienza; dove la vita è la passione per il tesoro. Tale amore ci rende indifferenti sani a tutto il resto. Quel resto che ha senso solo se conseguenza di una scelta, non in se stessi come spesso noi facciamo nella nostra vita. Così si diventa liberi di camminare finalmente verso la felicità. Non in dipendenza dal riscontro degli altri, ma come nucleo centrale della nostra esistenza e della nostra scelta, bella anche per gli altri ma non bella perché gli altri ne fanno un luogo di riscontro e di una risonanza che paga. È dalla gioia per chi ha scelto e ama che dipende la vita e la relazione, non dalla semplice convenienza.

Per questo Dio è gioia perché nella gioia ci decidiamo non secondo la legge ma secondo la vita, l’amore. Questo è il motivo del nemico che fa di tutto per renderci tristi: così lui ci impedisce ogni decisione positiva.

Così siamo chiamati al condimento della gioia che è la responsabilità. La comunità non è e non può essere una setta di giusti dove c’è solo grano e non zizzania. Noi siamo frutto di una rete che pesca dall’abisso. Una rete che più che un richiamo alla pesca per noi oggi è un richiamo a quella rete che è internet gettata nel mare della comunicazione, dove si trova di tutto senza filtri e censure. Ma la rete, oltre a internet, richiama la rete di relazioni che ogni giorno gettiamo nel mare della nostra quotidianità. Relazioni dove non tutto è bello e buono, nelle quali non siamo chiamati a giudicare ma ad accogliere. Tutto ciò che viviamo non è così definibile, anche nelle relazioni apparentemente negative e inutili possiamo trovare il buono e il bello. Dio getta ogni giorno la rete della sua Parola e pesca buoni e cattivi ascoltatori. Tutti siamo raccolti e coesistiamo insieme, nulla verrà separato fino alla venuta del Figlio, Lui sceglierà e separerà “le cose nuove dalle cose antiche.” Questo è dono di misericordia che vive a servizio degli altri. La bontà di Dio è stimolo a corrispondervi, non alibi alla cattiveria condita dal dovere essere giusti: la salvezza è essere come Lui, non secondo le nostre norme anti umane che mettiamo a capo di ogni nostra pseudo-scelta.

Noi siamo chiamati ad essere responsabili perché chiamati ad essere gente che vive per comprendere tutto trasmettendo la bellezza di questo. È mostrare le verità alla luce di Gesù che è il compimento. È essere ascoltatori e testimoni della Parola, perché vivi. In Gesù si compiono la bellezza delle profezie.

Così la Parola, la cosiddetta Bibbia, è il tesoro in famiglia dalla quale si può ricevere e condividere il cibo vero. Beato chi il Signore trova ad agire così: non perché giusto e perfetto, quanto invece perché umano. Se così non fosse noi rischiamo sempre di divenire gente che chiude il Regno dei cieli davanti agli uomini: non vi entriamo e ci impegniamo a fare sì che anche gli altri vi possano entrare.

Gesù è il tesoro nascosto, è la perla preziosa. Non interessa cercarlo come contadini o come mercanti, interessa cercarlo e trovarlo cercandolo.

Gesù si fa trovare sia da chi lo cerca come da chi non lo cerca: lo trovi sia che tu sia cosciente sia che tu non lo sia. Non lo trovi solo perché ci ragioni sopra ma anche e soprattutto perché hai la bellezza del piccolo cuore.

Gesù è Sapienza, non roba da farisei. È sapienza perché imbandisce il banchetto della vita, la nostra messa quotidiana. La forza per stare con nasce dalla gioia di averlo incontrato, è cosa esperienziale piccola e semplice e vera allo stesso tempo.

Non interessano le ragioni e le vittorie, quanto invece vivere alla luce di questo amore divenendo trasmettitori di questo tesoro che è lo spicciolo che la vedova aveva gettato come tutto nel tesoro del tempio.

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