Matteo 13, 54-58

In quel tempo, Gesù venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Quando qualcuno mi legge una bella frase che ha trovato nelle sue letture, chiedo subito chi è l’autore. Una deformazione che fa parte di quanto ho studiato, ma una deformazione che a volte rischia di deformare la realtà. Infatti, anziché gustare quello che ho appena sentito, mi preoccupo di conoscerne la provenienza dimenticandomi il succo di quanto mi è stato comunicato.

Il sapere la provenienza di una cosa può essere importante, ma dobbiamo stare attenti a non perdere il succo della stessa cosa e a non farci prendere da una sorta di pregiudizio che ci porta a pensare che una cosa, o un’idea, o una proposta è senz’altro buona se ha una provenienza e senz’altro cattiva se ne ha un’altra.

Se un prodotto è di origine controllata allora è senz’altro buono, diciamo noi. Perché poi? Se è un prodotto italiano allora è sicuro, ma chi lo dice? Se è cinese è senz’altro un imbroglio. Se un’idea viene da una certa parte politica è affidabile, diversamente no. Se una iniziativa è proposta dalla chiesa è senz’altro buona o cattiva a seconda di quello in cui crediamo.

Se certe cose me le propone un ricco o un povero fa la differenza. Se uno è di origine nobile o di umili origini, fa la differenza. Se un bambino nasce in casa dei reali ha diritto a tutto e rompe le scatole a mezzo mondo ancora prima di venire alla luce. Se un bambino nasce in una capanna può morire due giorni dopo di inedia senza che interessi a nessuno.

Così gettiamo continuamente alle ortiche ricchezze umane e risorse e possibilità, salvaguardando miserie che, perché provengono da una certa realtà, non varrebbe la pena salvare, almeno così come le salviamo noi.

Se un poveraccio per un piccolo crimine viene messo in prigione ancora prima del processo e vi rimane più tempo di quello che è la sua condanna, nessuno se ne meraviglia. Se uno invece ha frodato, ma è uno importante, allora possono cadere governi e correre per essere di nuovo presidente e tutti possono rimanere col fiato sospeso per una giornata intera per aspettare una sentenza che vera o falsa non cambia di una virgola il suo essere frodatore. Ma questa persona il carcere non lo vedrà mai e continuerà come prima. Se poi i giudici non riescono a fare neppure i conti di quanto tempo a lui devono essere interdetti gli uffici e le cariche pubbliche, avrebbero forse bisogno di un bravo ragazzino in matematica senza dovere farci spendere ancora soldi per una nuova commissione di inchiesta che ricalcoli a quanto ammonta il suo essere interdetto.

C’è dello stupore di fronte a Gesù, uno stupore che è importantissimo ed è principio di ogni sapienza. Ma a questo stupore i suoi compaesani si chiudono, cercano di sapere da dove può provenire, chi ne è la fonte, chi può essere l’autore. Gesù non era uno studiato, non era un santone, non era uno che provenisse chissà da dove. Gesù era figlio di falegname e di Maria.

Possiamo anche farci la domanda: da dove gli viene tale sapienza? Ma siamo poi disposti ad accettare la risposta? Non quella apparente, ma quella più vera e profonda? Loro riconoscono i miracoli e la sapienza, ma escludono a priori la possibilità che in tutto questo ci sia la mano di Dio. Come può Dio manifestarsi in quest’uomo normale e ordinario, simile agli altri?

Può mai Dio essere simile a noi? No, Dio deve rientrare nelle categorie della nostra fantasia, non può essere simile a noi. Noi crediamo in Lui, tante volte, perché corrisponde alla nostra fantasia. Ma se lo vedessimo in carne ossa, gli crederemmo? Quasi sicuramente no, perché lo vedremmo uomo finito male, finito in croce. E chi vuoi che ci creda ad uno così?

Lui è figlio di falegname: è vero! Ma allo stesso tempo non è vero, perché figlio di Dio. Ma è figlio di Maria: cosa pretende? È vero, ma allo stesso tempo è figlio di Dio.

Qui c’è un passo ulteriore da fare: noi possiamo conoscere delle cose vere, ma senza capirne il mistero, senza capirne la vera sostanza e il vero significato.

Donde mai gli vengono sapienza e miracoli? È stupore per cogliere la sapienza delle cose o è motivo di pregiudizio per non cogliere la mano di Dio che conduce la storia? In chi incontreremo oggi, vedremo il solito noto il più delle volte ripetitivo e stucchevole, oppure vedremo la sapienza di Dio che si manifesta nei piccoli e negli umili, nelle cose ordinarie e conosciute?

In questi tempi in cui il lavoro è un bene sempre più prezioso e fonte di grandi sofferenze, per chi non ce l’ha, per chi non ottiene soddisfazioni nel praticarlo, vale la pena di ricordare la visione cristiana del lavoro. Dio per primo, creando il mondo, ci insegna che il lavoro contribuisce all’armonia del cosmo, rende l’essere umano simile a Dio nel creare, gli dona dimensione e dignità. Il fatto che Gesù stesso sia stato riconosciuto come carpentiere ci fornisce una precisa indicazione rispetto all’importanza dell’attività lavorativa.

Sorelle Clarisse 

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

21 Aprile 2025 Matteo 28, 8-15

“Non abbiate paura”. Resti in voi solo la gioia. Non temete, lasciate andare la paura, scacciate il timore.

Il Signore è risorto. E con lui risorge la sua comunità di fratelli e sorelle.

L. Manicardi

20 Aprile 2025 Giovanni 20, 1-9

La Pasqua non è tranquillità ma è sconvolgimento delle nostre abitudini, dei nostri pregiudizi che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni, è ribaltamento della pietra, è dono di speranza.

PG

Cristo non si rassegna ai sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male e di morte, con i nostri sbagli, con i nostri peccati. Lui ci invita, quasi ci ordina, di uscire dalla tomba in cui i nostri peccati ci hanno sprofondato. È un bel invito alla vera libertà.

Papa Francesco

19 Aprile 2025 Sabato Santo

“… Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti?
L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui….”.

da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger

Share This