Matteo 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».

E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

È ora che il popolo cristiano si svegli, riscopra la propria chiamata, comprenda di nuovo il grande servizio che è chiamato a fare per il mondo, creda di nuovo al miracolo.

Il miracolo non è uno strappo alle leggi della natura, ma alle leggi del potere e dell’economia. Il miracolo che attendiamo è la liberazione da leggi inique che sono impossibili da realizzarsi e che lanciano continuamente gli uomini in sfide sterili, impossibili ed inutili.

Facciamo un esempio: la nostra economia se non riprende a crescere genera deflazione e mancanza di lavoro. La ricetta è: l’economia deve riprendere a crescere. Il problema della non crescita, che è la malattia, si pensa possa essere guarito dalla medicina della crescita. Crescita che non può ripartire perché il sistema è malato. Se si realizzasse perderebbe il suo potere di schiavizzare gli uomini, li lascerebbe liberi di fare quanto è bene per loro.

La legge della crescita del mercato come cosa infinita necessita di due atteggiamenti diffusi ma disumani allo stesso tempo. L’atteggiamento della competizione dove il più forte vince sul più debole. L’atteggiamento dell’accumulo infinito che significa: tutto ciò che ho non mi basta mai. La legge del più forte, della competizione e dell’accumulo portano al più grande peccato mondiale: ad avere una schiera di morti di fame e una schiera di obesi a causa del cibo di ogni tipo.

La rivoluzione del cristiano, cioè il miracolo, nasce dal rivoluzionare questo sistema iniquo che avvelena la nostra esistenza.

La rivoluzione è cosa quotidiana e comunitaria: passare dalla logica dell’accumulo alla logica della condivisione. Questo è il miracolo! È un miracolo di obbedienza, quella vera, che ci vede protagonisti di fronte a Gesù. È il miracolo dell’uomo di fede che obbedisce alla vita, a Gesù, anziché alle leggi del mercato.

Oggi Gesù si ritira in un luogo deserto, in disparte, a causa di un dolore: Giovanni Battista è stato decapitato dal capriccio del potere politico.

Mentre si ritira addolorato incontra la folla affamata e sente compassione. Gesù vive il silenzio del dolore e in questo silenzio vede e ascolta la folla, vede il proprio dolore non isolandosi dalla vita ma affinando il suo udito.

Nel silenzio ascolta il bimbo che muore di fame e lo vede. Nel suo silenzio pulisce il suo sguardo da quella perversità che uccide il nostro vedere facendoci vedere tutti i difetti di una società dell’accumulo e della competizione non più come virtù, ma come difetti. Se noi vediamo ciò che ci appare come virtù come un difetto, noi possiamo compiere un miracolo: il miracolo di essere liberati dalla schiavizzante legge di mercato che non è per l’uomo ma che usa l’uomo per i propri fini perversi.

A questo Gesù, uomo di fede, che vive nel silenzio lo sguardo nuovo e la conseguente carità compassionevole, noi siamo chiamati ad obbedire. Se noi riusciamo ad ascoltare questo Gesù e ad obbedirvi, noi possiamo compiere il miracolo. Il miracolo che udendo i propri dubbi e le proprie paure va oltre e obbedisce.

Così fanno i discepoli: con poco pane e pochi pesci fanno sedere i 5000. Con quanti dubbi avranno fatto questo. Questo gesto semplice che provoca i nostri dubbi, diventa gesto miracoloso: è il miracolo dell’obbedienza al Padre, è il miracolo del riscoprirsi figli. Quando noi ci ascoltiamo come figli e fratelli noi ci mettiamo alla ricerca della condivisione lasciandoci alle spalle la schiavitù dell’accumulo; veniamo liberati riscoprendo la bellezza dell’incontro delle diversità nella collaborazione.

Siamo chiamati ad essere uomini e donne di fede che, come Gesù, prendono con gratitudine il pane e il pesce e benedicono per questo dono. Siamo chiamati a passare dalla recriminazione che abbiamo poco alla bellezza della benedizione per il poco che abbiamo. Liberi dal disprezzo perché non abbiamo di più, per giocarci nella benedizione per il poco o tanto che abbiamo. Gesù accoglie e benedice ogni cosa, anche il limite, anche il proprio dolore, anche il proprio silenzio, anche la propria fatica. La benedizione per quanto abbiamo è il primo passo per ogni miracolo liberante che nasce dalla condivisione. La benedizione è l’inizio della moltiplicazione di ciò che non è sufficiente. Sappiamo che nello spirito dell’accumulo ciò che abbiamo non ci basta mai, mentre nello spirito della condivisione ce n’è per tutti.

Gesù, uomo di fede, spezza il pane e lo dona ai discepoli perché lo distribuiscano. È nello spezzare il proprio tempo, le proprie energie, le proprie capacità di amare, la propria tenerezza che tanti, oserei dire tutti, possono trovare casa e pane e due occhi da incontrare. È nello spezzare il pane che diventiamo uomini eucaristici, che facciamo messa, che compiamo la comunione facendola. Andiamo a messa, ci mettiamo in comunione con Gesù, diventiamo abili ad essere in comunione con i fratelli: siamo uomini del silenzio caritatevole che spezzano il pane col prossimo.

Il poco pane spezzato, attua la comunione del cuore e del corpo di molti. Diventa il vero atto di fede. È infatti nell’eucaristia, nella comunione, nello spezzare il pane, nella condivisione che tra gli uomini il pane si moltiplica per tutti i viventi. Quel pane e quel pesce che accumulati vanno a male, se condivisi fanno bene. Questo è il vero miracolo obbediente per la salvezza del mondo. Un atto rivoluzionario di compassione che dice quanto noi cristiani siamo essenziali a questo mondo.

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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.

A. Savone

8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32

L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.

Dietrich Bonhoeffer

La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.

C. Bruno

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