Matteo 17, 10-13
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Secondo il profeta Malachia, Elia sarebbe stato il precursore del Messia. Elia che ritorna, dopo essere portato via su di un carro di fuoco, è il Battista che è precursore di Gesù, l’Emanuele, il Dio con noi. Elia è tornato, ha indicato Gesù come l’Agnello di Dio, ma coloro che lo attendevano non l’hanno riconosciuto e hanno compiuto la tradizione dei loro padri: uccidere i profeti. Così fu ucciso il Battista, così verrà ucciso il Messia, Gesù.
È proprio dell’uomo attendere qualcuno che risollevi la propria vita e le proprie sorti. Noi attendiamo il nostro Elia a livello politico. E nell’attesa speriamo che quello che prende il potere possa essere il nuovo messia, colui che metterà a posto le cose. Molti sono venuti a rinfocolare le nostre speranze, ma sembra che le nostre speranze possano solo essere deluse. E allora non ci resta che gridare “tutti a casa”, confermando in questo modo la mancanza di alternative e confermando la nostra ricerca di un messia: uno che risolva i nostri problemi, uno a cui consegnare in mano la nostra economia e la nostra politica, la nostra nazione.
È proprio dell’uomo attendere il grande guru della finanza che risolva i problemi dell’economia. Ma anche qui, l’uomo, si dimentica che tutti i guru della finanza, compresi quelli delle imprese di rating, sono pagati da qualcuno. E vediamo come, questi guru, non sono riusciti a prevedere nulla, tutti immersi come erano, e come sono, in una religione di mercato e di finanza che ha un unico fine: essere celebrata da tutti gli uomini. Il mercato va male, ma guai a mettere in dubbio le sue leggi: ti ritroveresti più povero e peggio di prima. Mai l’uomo ti dirà che ti ritroveresti più libero e più uomo.
È proprio dell’uomo attendere il suo messia a livello di religione. O è già venuto o verrà. Ma abbiamo bisogno di uno così, che ci riporti alla vera fede, che ci scaldi i cuori, che riporti il tutto ad una realtà di fede più vera. È quello che sta facendo Papa Francesco, ma stiamo attenti a non ucciderlo.
Quanti siamo riusciti ad ascoltare e a seguire facendo nostra la loro fede e la strada che loro hanno percorso prima di noi. Attendiamo ma non sappiamo riconoscere. Incontriamo ma non incontriamo bene, e, per questo, poco dopo avere incontrato abbiamo bisogno di uccidere e di squalificare.
L’attesa di colui che ci porta una parola buona e la sua ricerca, può essere cosa buona, ma non può mai sostituirsi alla nostra coscienza e alla nostra capacità di amare.
Noi lo sappiamo che i profeti hanno poco ascolto e, quando ne hanno, vengono poi esiliati, emarginati, eliminati. Ma ciò che a me sembra importante, per noi oggi, è riconoscere il bisogno di rinnovare e purificare la nostra capacità di amare.
Coscienti che “se ami sarai messo a morte, se non ami sei già morto”. Questa frase di Mc Cabe, ci invita a sciogliere le vele dell’amore non temendo la fatica, il dolore e la morte che porta con sé. Sappiamo che ogni giorno che passa è un po’ di morte che entra in noi. Ma allo stesso tempo sappiamo che ogni giorno che passa, ogni passo di morte, diventa vita donata se vissuto con amore. Sappiamo che ogni giorno ci attende una fatica, ma una fatica sensata, giocata nell’amore che accresce la vita pur consumando la stessa e questo è fonte di senso e di gioia. Una vita spesa è vita, una vita risparmiata no. Ma entrambe le vite passano e si consumano, non è questo in questione. In questione è se noi abbiamo il coraggio di sciogliere le vele perché la nostra vita non sia spesa nell’attesa vana di un messia di ogni genere che non verrà e che, se verrà, non lo sapremo riconoscere.
Ciò che importa è attendere da vivi e non da morti. Attendere per metterci in relazione, non per consegnare la vita in mano a chi non la può vivere al tuo posto. Chiamati ad ascoltare i profeti senza innalzarli e senza ucciderli, sapendo che tutto ciò che ti viene donato non appartiene più al profeta ma a te che sei chiamato a vivere. E se vivi amando la morte sarà tua compagna di viaggio come via di saggezza in nome della quale bene spenderai la tua esistenza. Se vivi non amando, la morte sarai tu, morto vivente che cammina come uno zombie sulle strade delle nostre città.
Aggiungiamo vita ai nostri giorni, senso al nostro camminare, piuttosto che giorni ad una vita sempre più vuota di speranza.
Il più grande male non è perdere la vita ma, per amore della vita fisica, perdere le ragioni del vivere.
Savone
Siamo chiamati ad ascoltare i profeti senza innalzarli e senza ucciderli, sapendo che tutto ciò che ti viene donato non appartiene più al profeta ma a te che sei chiamato a vivere.
PG
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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25
Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.
E. Avveduto
Non si tradisce all’improvviso.
Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.
Quando l’amore diventa secondario.
Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,
la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.
F. Tesser
31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
Giuda, fratello mio…
Ci sono solitudini che fanno rumore.
La tua, Giuda, no.
La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.
E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,
con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.
Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,
che fa della notte una stanza senza porte.
Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.
Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.
Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.
Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.
Non per assolverti come fanno i giusti.
Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.
Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.
Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.
L. Santopaolo
30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.
Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
Ermes Ronchi
Giovanni Nicoli | 14 Dicembre 2024