Matteo 17, 10-13
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Venne nel mondo la luce vera, ma i suoi non l’hanno accolta. A quanti l’hanno accolta ha dato potere di diventare figli di Dio.
Il destino di ogni profeta è quello di non essere accolto. Questo è stato il destino di Gesù, questo è stato il destino del Battista che è stato precursore di Gesù anche in questo: ha preparato la via a Colui che doveva venire, anche nella via della Croce e del martirio.
Luca, nel primo capitolo del suo vangelo al versetto 17, mette sulla bocca dell’angelo che profetizza a Zaccaria la nascita del Battista quanto segue:
“Gli (il Battista) camminerà innanzi con lo spirito e la forza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto”.
Questa la missione del Battista, questa la missione di Gesù, questa la missione di ogni profeta: missione strettamente collegata con il rifiuto. Che senso ha?
Il rifiuto è un segno che il profeta viene da Dio. Questo è un grosso smacco per il mondo occidentale e democratico basato, quasi unicamente, sul riconoscimento. Il riconoscimento è uno degli idoli a cui si immola tutto. Non interessa la verità delle cose; non interessa fare una buona politica; non interessa fare un buon lavoro; non interessa fare una buona trasmissione: l’importante è ottenere un riconoscimento.
Ne consegue che una politica, per ottenere consenso e arrivare a più persone, deve essere minimalista e stupida e economicizzata; un lavoro deve essere fatto in fretta perché tutti hanno fretta, non fa niente se non dura niente; una trasmissione deve essere la più stupida che si può, perché questo fa auditel e la pubblicità paga non le cose buone ma quelle che appaiono bene; non è utile dire la verità è utile dire quello che l’altro si aspetta che tu dica, poi magari si fa tutto il rovescio ma intanto l’altro l’hai infinocchiato ed hai ottenuto la sua fiducia, non fa niente se gli hai fatto del male; ai giovani non si dicono la verità delle cose, ma quello che ottiene populisticamente il loro consenso; ai vecchi non gli si dice la verità della loro inutilità per la nostra società, gli si costruisce una gabbia d’oro perché non rompano: li si pompa perché non muoiano, ma in quanto a qualità della vita (che non è legata al benessere materiale ma a quello spirituale) Dio ce ne scampi e liberi.
Abbiamo bisogno di profeti che portino la verità sotto il naso degli altri, tanti o pochi non importa, e che accettino il rifiuto degli altri. Un rifiuto che è innanzitutto un rifiuto dei tuoi, un rifiuto della comunità, un rifiuto della chiesa: “Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli e dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà. Con la vostra perseveranza salverete le vostre anime”.
Il rifiuto anziché il riconoscimento, è una delle vie di libertà donate al profeta!
Questo è uno smacco nei confronti del nostro modo di agire e di pensare: se non ho il riconoscimento degli altri significa che sono fuori strada, che la cosa non va bene, che sono uno spostato, che sono in torto, che sono fuori dal mondo. Questo è tutto vero, ma è solo un lato della medaglia. L’altro lato della medaglia è che sono in Lui, nella Verità, nel Regno, se voglio profeta!
Così hanno trattato il Battista, “come hanno voluto”, così come hanno trattato Cristo. Cristo che si è incarnato non per finta, come sostengono alcuni, ma fino in fondo. Ha accettato tutte le leggi umane e si è buttato nella mischia con verità, lui che è Via, Verità e Vita. Non ha cambiato la legge del consenso per ottenere qualcosa per sé ed evitare guai e non riconoscimenti. Ha accettato che “così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.
Questo il Battista, questo Gesù: ma noi?
Vi è un’altra attenzione che noi possiamo porre al riconoscere: è il riconoscere il fratello per quello che è.
Spesso e volentieri noi ci facciamo un’idea del fratello che vive con noi e che incontriamo per via. È giusto farsi un’idea dell’altro. Il problema nasce quando questa idea diventa l’assoluto, ed è un guaio perché solo Dio è assoluto nella Bontà e la nostra pretesa di essere assoluti nelle nostre convinzioni diventa un problema. È un problema nei confronti di Dio perché ci mettiamo al suo posto. È un problema nei confronti del fratello perché non siamo più disponibili a correggere la nostra idea.
Quando noi viviamo l’assoluto di una nostra idea, noi normalmente riduciamo la realtà a quella parte che abbiamo colto della realtà. La riduciamo e assolutizziamo: usciamo dalla verità, non cogliamo più le cose e l’altro per quello che sono.
Ci accorgiamo allora che o lo vediamo tutto bello, e lo innalziamo sugli altari, o lo vediamo tutto brutto, e lo abbassiamo nei letamai. Ma in entrambe i casi non riconosciamo quello che realmente l’altro è.
Se non riconosciamo quello che realmente l’altro è traviamo non solo la nostra e la sua immagine, ma traviamo anche la sua vita. Ci mettiamo a consolare chi di consolazione bisogno non ha. E diamo addosso a chi è talmente depresso, e ci crea rabbia, da sfiorare il suicidio. Riconoscere l’altro per quello che realmente è, ci porta fuori dalle nostre paure ed onnipotenze e ci permette di essere presenti all’altro con più verità.
Domandiamo al Signore la libertà della verità che non cerca riconoscimenti fatui vedendo l’altro per quello che è; di lasciarci informare e correggere dalla realtà delle cose, perché possiamo essere veri nella nostra vicinanza a lui. Verità e vicinanza che chiediamo anche per noi che siamo così facili ad esaltazioni illusorie o a depressioni non realistiche. Amen! Il Signore Viene!
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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
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Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
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La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
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Giovanni Nicoli | 10 Dicembre 2022