Matteo 17, 10-13


Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?».

Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».

Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.

Sì è vero, perché hanno occhi e non vedono, hanno orecchi ma non ascoltano, hanno narici ma non odorano.

Questa profezia si avvera continuamente. Nell’antico testamento questo testo è riferito agli idoli che vengono costruiti da mani d’uomo e ai quali l’uomo innalza lodi e adorazioni, ma non possono fare nulla, rimangono dei pezzi di materia, magari belli, ma sempre e comunque pezzi di materia inanimata e inintelligente.

In un passo del vangelo Gesù ci dice che guardano ma non vedono, ascoltano ma non odono. Coloro che seguono questi idoli sono le persone che sono abbagliate dalla vacuità di questi idoli e non sanno trarre giovamento dalla vita. Si vedono passare accanto un sacco di occasioni e occasioni di saggezza, ma non le sanno riconoscere. Ascoltano un sacco di parole e vedono un sacco di immagini, ma non sanno distinguere la verità dalla falsità.

Il più delle volte è la sensibilità che ci manca, non abbiamo tatto, ci manca finezza. Un tornitore man mano che cresce nella sua arte riconosce anche le più piccole sbavature nel pezzo che sta costruendo. Uno agli inizi fa dei solchi grandi come una casa e non si accorge di nulla. La finezza si acquista con l’esperienza, con l’esercizio e, soprattutto, con la passione.

Uno non nasce capace di fare il genitore ma, facendolo, impara e cresce nella sua capacità di…

Così è per le cose che riguardano Dio: senza pazienza, tenacia , esercizio e passione non possiamo entrare nelle cose di Dio, che poi sono la nostra vita. Rimaniamo ai margini.

Gente santa e saggia ci passa accanto e noi non la sappiamo riconoscere. Ci passano accanto i vari Giovanni Battista e noi manco ce ne accorgiamo, guardiamo ma non vediamo. Li sentiamo parlare ma siamo attratti da tutt’altro: ascoltiamo ma non udiamo.

Proviamo a pensare alla nostra esperienza nell’avvicinarci alla Parola di Dio: la ascoltiamo ma non la udiamo, non la comprendiamo, non la facciamo nostra, non riusciamo ad interiorizzarla e metabolizzarla.

Proviamo a pensare a quante volte pensiamo e vogliamo l’amore e quante volte questo amore che ci passa accanto noi lo lasciamo scivolare via senza accorgerci.

Non è vero che Dio si è chiuso nei suoi cieli ed è disgustato dall’uomo: Dio è qui presente in mezzo a noi più appassionato che mai all’uomo. È la nostra cecità che non ci permette di vederlo, è la nostra sordità che non ci lascia ascoltarlo e riconoscerlo, è la nostra mancanza di olfatto che non ci permette di sentirne il profumo.

Sembra che, nei confronti di Dio, tutti i nostri sensi siano addormentati, storditi e invasi dall’indifferenza. Non sappiamo più come riscoprire la passione per l’Amore che è la profondità del nostro cuore.

E allora, volenti o nolenti, anche a noi capita di trattare il Signore che viene e che passa come vogliamo. O forse anche come non vogliamo, ma capita.

Questa è la sofferenza del Signore che passa, questa è la sofferenza dei giusti che sono in mezzo a noi: appassionati alla vita e all’uomo, ma allo stesso tempo circondati dall’indifferenza.

Credo comunque che sia nella natura delle cose che funzioni così. Questo perché uno degli atteggiamenti del saggio è quello di non cedere alla tentazione narcisista dell’apparire e dell’ottenere consensi. Per questo egli passa di nascosto in mezzo a noi non preoccupandosi che noi lo comprendiamo e lo seguiamo e lo ascoltiamo. La preoccupazione della clark è propria degli attori, non di coloro che vivono di verità. E di questi noi ne facciamo quello che vogliamo.

Non sappiamo più come riscoprire la passione per l’Amore

che è la profondità del nostro cuore.

E allora, volenti o nolenti, anche a noi capita di trattare

il Signore che viene e che passa come vogliamo.

O forse anche come non vogliamo, ma capita.

Questa è la sofferenza del Signore che passa,

questa è la sofferenza dei giusti che sono in mezzo a noi:

appassionati alla vita e all’uomo, ma allo stesso tempo

circondati dall’indifferenza.

PG

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