In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che gli si gettò in ginocchio e disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio! È epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e sovente nell’acqua. L’ho portato dai tuoi discepoli, ma non sono riusciti a guarirlo». E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo qui da me». Gesù lo minacciò e il demonio uscì da lui, e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli si avvicinarono a Gesù, in disparte, e gli chiesero: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli rispose loro: «Per la vostra poca fede. In verità io vi dico: se avrete fede pari a un granello di senape, direte a questo monte: “Spòstati da qui a là”, ed esso si sposterà, e nulla vi sarà impossibile».
Abbiamo incontrato la madre Cananea che chiedeva guarigione per la figlia molto malata, incontriamo oggi un padre che chiede pietà per il figlio. La figlia fu guarita per la fede della donna, oggi la guarigione avviene grazie a Gesù che rimprovera i suoi contemporanei perché poveri di fede, anzi perché increduli.
Questo figlio è epilettico e dunque è un figlio che viene preso e colpito da qualcosa che non gli permette di vivere, non gli permette di mettersi in relazione con la vita in modo adeguato e normale è infatti “epilettico e soffre molto”.
Questo ragazzo è colpito come da un pugno al volto e viene gettato nel fuoco o nell’acqua. Due elementi che rischiano di ucciderlo perché perde la conoscenza e se non viene salvato da qualcuno, rischia di morire arso vivo oppure annegato.
L’essere colpiti da qualcosa o da qualcuno che ci spinge nel fuoco o nell’acqua, significa essere sempre a rischio nella vita e sempre camminanti sul bordo di un precipizio. Quando siamo colpiti da qualcuno o da qualcosa e perdiamo conoscenza, siamo persone impossibilitate a metterci in relazione con chiunque. Possiamo sperare che qualcuno non ne approfitti di noi e ci dia una mano salvandoci.
Quali sono le situazioni che rischiano di bruciarci vivi, al di là di ogni buona intenzione? Nella chiesa credo che uno di questi rovi sia dovuto al fatto che in qualsiasi congregazione, in qualsiasi diocesi, in qualsiasi parrocchia ciò che è ammesso è la povertà individuale ma non quella comunitaria. Continuamente l’individuo o il singolo religioso o il singolo prete o la singola famiglia vengono sollecitati a vivere in modo più sobrio e in modo più povero.
Ma l’istituzione no! L’istituzione può possedere ricchezze immense che vengono utilizzate per lo più per salvaguardare se stesse, per auto mantenersi. Questo è un fuoco che rischia sempre più di bruciare noi cristiani e noi chiesa, colpiti da una sorta di epilessia che ci rende sempre meno credibili e sempre meno gente di fede.
Chiara d’Assisi aveva capito il rischio di tutto ciò e chiedeva la grazia di avere il privilegio di vivere senza privilegi. Ha combattuto con il Papa Gregorio IX° che voleva a tutti i costi che essa acconsentisse a possedere qualche proprietà. Ma Chiara si oppose sempre: non voleva assistere alla rovina epilettica della sua vita cristiana e di quella delle sue sorelle.
Non si lasciò convincere e quando il Papa gli disse: “Se temi per il voto – di povertà – noi te ne dispensiamo”, rispose: “Santo padre a nessun patto e mai in eterno desidero essere dispensata dalla sequela di Cristo”.
La mancanza di povertà comunitaria è un fuoco che brucia la vita religiosa odierna e la riduce a un mucchietto di cenere, altro che cercare nuove vocazioni. Abbiamo bisogno di accogliere il dono di fede di Gesù perché Lui possa trapiantare la montagna delle ricchezze che stanno bruciando la credibilità della chiesa, trapiantarle nel mare dove possano annegare loro, e non più noi, perché la nostra fede possa essere rinsaldata e resa di nuovo vera.
Liberati dal fuoco, liberati dall’acqua, liberati dall’epilessia che ci fa perdere i sensi e dunque l’orientamento e dunque il nostro rapporto con Dio, ci ritroveremo a vivere di fede. Fede piccola che ci porta a spostare le montagne senza che noi ce ne accorgiamo, senza che vi sia alcuna pubblicità o sensazionalismo, senza che nessuno lo sappia. Ma avverrà e questo cambierà il mondo.
Quel piccolo credito di fiducia quanto un granellino di senapa è ciò che ti consente di attraversare i giorni in cui persino la preghiera si fa scomposta, quasi dissacrante, misurata com’è da eventi che sconquassano anche chi aveva riposto in Dio la sua speranza. Ebbene, quei giorni li puoi attraversare non perché ti vengono risparmiati come tutti chiederemmo, ma perché sai di essere radicato in una promessa che Dio senz’altro porterà a compimento. Anche se a suo tempo.
Savone
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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
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8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
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Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
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