Mateo 17, 22-27

In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.

Quando furono giunti a Cafarnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».

E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».

Sembra proprio più facile chiedere soldi al mare – “va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te” – che comprendere la grandezza e la libertà del dono.

Non riusciamo ad uscire dai nostri schemi rigidi riguardo a come funzionano, meglio sarebbe dire non funzionano, le cose. Continuiamo a ripetere gli stessi sbagli della storia. Il mondo gira grazie all’economia e le case farmaceutiche lo sanno bene. Proviamo a pensare a tutto quello che gira intorno alla fecondazione eterologa o omologa. La fecondazione in laboratorio è azione complicata e frutto di ingegneria genetica e di alta capacità scientifica, con grandi possibilità manipolative. A me sovviene un pensiero brutto ma continuamente martellante quando sento tutto questo fatto in nome della scienza. Mi piacerebbe che tutto questo fosse fatto in nome dell’uomo. E la cosa brutta è la seguente: almeno per una parte del problema non sarebbe cosa più naturale che vi fosse un rapporto sessuale fra un uomo e una donna fuori dal matrimonio? Certo i guadagni delle case farmaceutiche e dei laboratori e dei medici di turno, crollerebbero, ma non sarebbe cosa più semplice e naturale? Visto che a noi tanto piace la natura? O la questione non è appunto una questione economica? Case che, naturalmente, sono a servizio del cliente, fanno tutto per il bene dell’umanità.

La libertà del dono ci porta in un’altra dimensione dove la convenienza non è soggetta ad un movimento economico e di mercato, che ha una sua valenza se a servizio dell’uomo, ma ci porta in una dimensione dove la persona umana è centrale e principale, non asservita agli stravolgimenti economici.

È più facile che ti dia una moneta il mare, piuttosto che noi possiamo correggere un sistema di vita che uccide e non dona vita. Non ci crediamo che anche se guadagniamo il mondo intero non possiamo aggiungere un solo attimo di vita alla nostra esistenza.

Alla nostra esistenza possiamo aggiungere vita non tempo di vita. Ma per aggiungere vita alla nostra esistenza dobbiamo fare un passo in avanti e mettere l’uomo al centro di tutto il movimento storico ed economico e di potere.

È l’unica tassa sensata e da accettare: quella di dare la vita come rivelazione dell’amore di Dio. E il Figlio questo fa: dona la propria vita per i fratelli rivelando, in tal modo, l’amore del Padre di cui è il prediletto, l’amato.

L’unica vera tassa degna di Dio, l’unica vera scelta di vita degna dell’uomo, è appunto questa: accettare di dare la vita per i fratelli come la cosa più grande e più bella che possiamo compiere.

Questa è l’unica azione degna di un figlio, questa è l’unica via da seguire per ritornare ad essere persone umane e non macchine a servizio di poteri forti.

Prostrarsi davanti a Dio non è un’umiliazione, è un atto di dignità per potere stare in piedi davanti agli uomini. Noi invece troppo spesso preferiamo prostrarci davanti agli uomini dimentichi dell’unico vero e totale amore: quello di Dio per noi.

Prostrarsi in adorazione davanti a Dio significa accettare il dono del suo amore e l’invito ad essere liberi davanti agli uomini e alle leggi insane che ogni giorno ci invadono.

Leggi di sfruttamento, leggi di guerra. Leggi dove il più debole ha sempre la peggio e il forte fa la parte del lupo. Povera umanità, costretta ad elemosinare una moneta dal mare piuttosto che accogliere l’invito alla sua dignità: quella di donare se stessi per il bene del mondo e del prossimo.

Senza questa conversione nascono le stragi e le guerre. Senza questa conversione i pazzi della religione continuano ad impazzare. Senza questa conversione i ricchi diventano più ricchi pensandosi onnipotenti, e i poveri diventano più poveri mancando anche del necessario. Bella umanità è questa. E la nostra povera democrazia diventa solo un potere in mano ad oligarchi e a gente che gioca, grazie ai propri soldi, con la vita del prossimo.

L’invito è chiaro: seguitemi nel vivere l’immenso dono della libertà che ogni giorno va riconquistato attraverso un cuore liberato e rinnovato, che non usi la libertà come pretesto per prevaricare sul prossimo.

Il pesce ha un forte valore cristologico: se attraverso il pescarlo Pietro è in grado di pagare la tassa per il tempio, è attraverso la morte del Figlio nelle acque del male che noi possiamo avere accesso a una relazione con il Padre non da schiavi ma da figli.

Savone

 

Non dobbiamo comportarci come servi che devono compiacere un padrone, ma come figli che realizzando pienamente se stessi danno gioia al loro padre.

 M. Epicoco

 
 
 

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10 Marzo 2026 Matteo 18, 21-35

Il perdono è innanzitutto un dono di Dio: è lui che vuole amarci nel perdono.

Il perdono che lui esprime per noi, lo ha espresso sulla Croce.

Nel Cristo Crocifisso i nostri peccati sono già tutti perdonati.

Il primo gesto che noi siamo chiamati a compiere è quello di accoglienza di questo perdono.

PG

“Il Giusto, del quale a Pasqua si celebra la resurrezione, è colui che, asimmetricamente, restaura la reciprocità, risponde all’odio con l’amore, offre il perdono a chi non lo domanda”.

Francis Jacques

9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30

Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.

M. Epicoco

Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.

A. Savone

8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42

Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto

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