Matteo 18, 12-14
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?
In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.
Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».
Se vogliamo costruire la casa della nostra vita sulla roccia e non sulla sabbia, è necessario che basiamo la nostra vita sulla volontà del Padre. “Così è la volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda”.
Se dunque noi chiesa, noi comunità cristiana, noi uomini e donne del XXI° secolo, vogliamo costruire la nostra esistenza e l’esistenza delle nostre comunità sociali ed ecclesiali sulla roccia, su qualcosa di duraturo, su qualcosa che nessun ribaltamento di finanza o nessuna crisi economica pilotata dai poteri forti ce lo possa sottrarre, è necessario che costruiamo sulla volontà del Padre che è questa: che nessuno si perda.
Il centro delle nostre scelte deve essere andare a cercare la pecora smarrita. In una società vera non vi possono esistere esuberi. In una chiesa fedele e umana non vi possono essere persone che vengono buttate fuori dalla comunione. In una componente mondiale veramente umana e giusta, non vi posso essere popoli o pezzi di popolo che vengono sacrificati per salvaguardare gli interessi di alcune nazioni.
Anzi, è tempo, ed è questo, che cominciamo a comprendere che la pecora smarrita è il nostro vero interesse. È tempo di comprendere che gli esuberi sono il centro della nostra attenzione e del nostro interesse. È tempo di rivoluzione: non più le cose e i capitali sono le cose preziose della nostra esistenza. Il disastro ambientale e sociale di questa folle scelta, che tutti noi riteniamo da buoni schiavi inevitabile, è sotto i nostri occhi, e non è che l’inizio.
I nostri veri tesori sono le persone, sono le pecore smarrite, sono gli esuberi, sono gli emarginati, sono gli inutili, sono coloro che fanno meno compagnia di un cane o di un gatto, sono coloro che non riescono a tirare a sera.
Fino a che non saremo convinti che il vero peccato dell’umanità, il vero peccato mortale è un bambino che muore di fame, e non altre cose di minore importanza, noi non ci convertiremo; noi continueremo ad essere schiavi di un sistema economico che tritura la gente; noi continueremo a volere riformare un sistema che ha fatto il suo tempo e che si porta dietro di sé, oltre ad un benessere ormai perduto, un disastro sociale e ambientale che è una vera e propria terza guerra mondiale.
È tempo di conversione, è tempo cioè di rivoluzionare un modo di vita che non ha senso perché non pone la persona al primo posto. Questa è la volontà del Padre: che nessuno si perda e che chi si perde deve diventare l’oggetto della nostra preoccupazione e della nostra ricerca.
La volontà del Padre non è né sofferenza né morte. La volontà del Padre è che nessuno si perda. E se vogliamo costruire sulla roccia la casa della nostra vita e della nostra società, è tempo che diventiamo tutti uomini che vanno alla ricerca della pecora smarrita e che, dopo essercela caricata sulle spalle ce la portiamo a casa per fare festa.
È tempo di riconoscere che abbiamo smarrito la piccolezza in nome della dinosaurità. Vogliamo centri commerciali sempre più grandi in cui passare le nostre giornate perdendo la bellezza del rapporto col piccolo venditore che, tra l’altro, unico ti può assicurare la bontà del prodotto.
Ci siamo ingannati e ci siamo dimenticati delle leggi della natura che chiedono tempi secondo le stagioni e passi secondo la lunghezza della gamba. Con la mania di correre sempre più e di fare sempre più, ci siamo ingannati e ci siamo spersi, abbiamo perso la bellezza della piccolezza. E abbiamo distrutto il clima e le stagioni, abbiamo inquinato l’impossibile, abbiamo rovinato tutto quanto c’era da rovinare. Ma ancora non siamo contenti.
Abbiamo perduto la piccolarità perché non la sappiamo più riconoscere, non la sappiamo più amare, non la sappiamo più godere. Semplicemente perché “il non ci basta mai” ci travolge e ci avvolge con le sue spire da serpente: stringe sempre di più fino a soffocarci.
Questa è la rivoluzione che è conversione: che non perdiamo nulla di quanto ci è stato donato, che camminiamo ogni giorno alla ricerca del perduto, alla ricerca della piccolezza, alla ricerca del particolare e non più di quella globalizzazione che rischia di uccidere il poco di bello che ancora abbiamo.
Questa è la volontà del Padre, roccia della nostra vita.
Lo smarrimento è il luogo dove uno non è abbandonato, ma cercato dal Padre, il pastore che si preoccupa. Proprio dove siamo deboli e fragili, lì è il luogo dove sperimentiamo un’accettazione, un amore più profondo. È dove possiamo amare di più, perché abbiamo sperimentato più accettazione e più amore. Sono proprio la nostra piccolezza e il nostro smarrimento il fondamento della nostra crescita: l’accettare questo, in noi e fuori di noi.
Bonino
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1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25
Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.
E. Avveduto
Non si tradisce all’improvviso.
Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.
Quando l’amore diventa secondario.
Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,
la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.
F. Tesser
31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
Giuda, fratello mio…
Ci sono solitudini che fanno rumore.
La tua, Giuda, no.
La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.
E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,
con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.
Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,
che fa della notte una stanza senza porte.
Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.
Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.
Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.
Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.
Non per assolverti come fanno i giusti.
Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.
Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.
Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.
L. Santopaolo
30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.
Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
Ermes Ronchi
Giovanni Nicoli | 9 Dicembre 2025