In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Vorrei imparare a vivere come la sentinella: attento, sempre. Non vigile contro i nemici. Non come una sentinella di quelle che tengono lontano i pericoli armando gli occhi e gridando allarmi. No, vorrei imparare a essere un uomo attento prima di tutto al suono delle Sue labbra “quando sentirai dalla mia bocca una parola”. Un uomo coraggioso, capace di perdere tutto pur di non perdere la verità.
Come vorrei essere come una sentinella non impaurita dalla vita, non una che guarda l’orizzonte per chiudersi in difesa e non permettere invasioni… ma uomo coraggioso prima di tutto con se stesso. Il profeta Ezechiele è un portatore di avvertimenti divini e corpo che si assume il rischio di entrare in relazione con il male, perché la vita non la si cambia condannandola ma assumendola. Una sentinella attenta e disponibile a compromettersi.
Non sono preoccupato per la mancanza di gente tra le mura della chiesa, quello in fondo è un segno anche buono, sono preoccupato per la vita dura in assenza di sentinelle, sono preoccupato di non farcela a camminare fino al cuore profondo della Parola, perché non bastano i maestri serve qualcuno che si prenda cura di me e che sia disposto a condividere il mio destino. Sono preoccupato perché se non trovo profeti veri, gente che si lascia compromettere dalla mia miseria io del Vangelo sentirò sempre un sapore lontano, un vago profumo rassicurante.
Come vorrei che rimanesse solo l’amore, adesso, solo la Carità. Solo la forza che feconda la vita. Sogni del paradiso che sarà. Ma forse almeno si può ripetere che se non danza l’amore dentro le leggi che reggono il mondo a nulla vale appellarsi al diritto. Che unico nostro diritto è di essere amati, e ugual cosa nel conto dei doveri.
Come vorrei che tutta l’impalcatura si svelasse per quel che deve essere: un grande immenso pretesto. Ogni cosa è un pretesto, ogni respiro, ogni inchino, ogni lacrima, ogni cammino. Ogni oggetto di questa stanza, ogni libro, ogni poesia, ogni incubo, ogni dolore. Ogni utensile della cucina, ogni pagina del vangelo, ogni ramo di questo bosco che chiede di essere guardato oltre l’orizzonte del mio computer, ogni goccia di questa pioggia estiva e ogni preoccupazione che non smette di torturare il cuore. E anche la Legge ceda l’abito del comandamento e si sveli per quello che è: un pretesto per amare, per sentirsi responsabili della felicità di ogni uomo. Una Chiesa che si converta alla carità, che cambi per amare, per non aver altro debito se non “l’amore vicendevole”.
Come vorrei imparare a chiamare e a sentire fratello ogni persona che commetterà una colpa contro di me. Il primo modo per smascherare il male e impedirgli di inventare nomi nuovi: che la colpa non ci trasformi in nemici. Il primo gesto profetico della sentinella è sentire fratello soprattutto chi compie il male, è sentirsi parte del grande universo, sentirsi un corpo solo con gli uomini, gli animali, le piante e l’aria. E se il male colpisce a qualsiasi livello sentirsi feriti. Come fratelli.
Essere immersi in una specie di compassione cosmica. È liberazione divina che diventa dono mio: non interessa ciò che capita, mi interessa come la vivo!
Zitto per imparare a piangere il volto della vita è sfregiato, a evitare di assumere con orgoglio mascherato di dolore il ruolo della vittima, a sentirsi se non colpevole almeno responsabile di far parte di un mondo che si scorda di essere solo il pretesto per mostrare il volto dell’amore.
E non cogliere mai l’occasione per la vendetta, mai. Se qualcuno mi fa del male è doppiamente colpevole usare lo stesso odio per alimentare fuochi vendicativi.
Anche se sono vittima giusto sarà non parlarne con nessuno così da tenere a bada l’onda di risentimento. Oppure parlarne direttamente solo con chi mi ha fatto male. Ma parlarne solo se in cuore lo si considera ancora davvero fratello.
Che cessino le prediche di chi non soffre con il carnefice. Se l’altro non lo amo, se non mi sento sentinella compassionevole della sua storia devo stare muto, per sempre. Ogni parola mi trasformerebbe in carnefice.
E se invece gli parlo e lui ancora non mi ascolta ecco la prima impresa a cui sono chiamato, perché io, la parte lesa, sono il soggetto di questo movimento di riconciliazione (magnifico il vangelo, del colpevole non dice nulla!), io dovrò cercare due o tre testimoni. Testimoni dell’amore. Profeti compassionevoli.
Sono sicuro che se dovessi trovarli, se riuscissi a trovare due o tre persone che sanno testimoniare amore vero, tre persone capaci di ascoltare il dramma mio e di chi mi ha fatto male con sincera compassione io sono sicuro che la mia vita sarebbe già cambiata.
Alla fine siamo chiamati a rivolgerci alla Comunità. Una Comunità, una Chiesa capace di verità e di compassione, che non giudica, che sente si sente responsabile del dolore, che non finge, che non ha paura di dire la verità e di mostrarsi complice del male, che non ha paura di perdere la faccia, che si fa carico della felicità dei suoi figli, che non miete più vittime, che si sente responsabile anche di me.
Ecco, se trovassi una Comunità così, anche solo per un istante, mi scoppierebbe il cuore di gioia, avrei conosciuto il Vangelo e correrei ad abbracciare il fratello che, facendomi del male, mi ha portato a vivere la possibilità concreta del Vangelo.
Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te!
Gesù
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
15 Aprile 2025 Giovanni 13, 21-33.36-38
“Noi possiamo tradire l’amicizia di Cristo; Cristo non tradisce mai noi, suoi amici. Anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di lui, anche quando lo rinneghiamo. Davanti ai suoi occhi, davanti al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore”.
don Primo Mazzolari
Se in Giuda vediamo il “male” da cui è necessario essere salvati, in Pietro possiamo riconoscere il “bene” da cui il Signore intende salvarci. Il primo e l’ultimo dei discepoli rappresentano la nostra umanità che inciampa davanti al gratuito effondersi della carità di Dio, un regalo che non possiamo né negare (Giuda) né conquistare (Pietro), ma che dobbiamo imparare a ricevere continuamente e gratuitamente.
R. Pasolini
14 Aprile 2025 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
La sensualità che si sprigiona da questo passo dà il vero colore di ciò che sono un culto e una liturgia: una danza, una celebrazione del corpo, una festa il cui profumo si diffonde ben al di là di ciò che essa celebra.
Anne Lécu
13 Aprile 2025 Luca 22, 14-23,56
Gesù di Nazareth
come lasciarti essere semplicemente te stesso,
senza ridurti, senza manipolarti?
Come, credendo in Te, non Ti annunzio
uguale, maggiore, migliore del cristianesimo?
Mietitore di rischi e dubbi,
conquistatore di tutti i poteri,
La tua carne e la tua verità sulla croce, nuda,
contraddizione e pace, tu sei chi sei!
Gesù di Nazareth, figlio e fratello,
vivere in Dio e avere il pane in mano,
cammino e compagno del viaggio,
Liberatore totale delle nostre vite
che tu venga, per mare, con l’alba,
le braci ardenti e le piaghe.
Pedro Casaldáliga
Giovanni Nicoli | 9 Settembre 2023