In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli».
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.
Dopo il rapporto uomo donna che Gesù ha posto al centro dell’attenzione di coloro che lo ascoltavano, pone, oggi, al centro la necessità di un rapporto coi bambini. I bambini sono dimensione di vita compresa nel rapporto uomo donna, sono frutto di una maternità e di una paternità, sono parte del popolo di Dio, hanno un valore grande agli occhi di Dio.
Come la donna aveva valore solo in quanto fattrice, genitrice di prole, così i figli non avevano alcun valore fino all’età adulta, fino al momento del loro divenire uomini e donne nella pubertà. In alcune culture il padre aveva addirittura diritto di vita e di morte sul figlio nato, che da lui doveva essere accettato.
A Gesù viene presentato un gruppo di bambini perché “imponesse loro le mani e pregasse”. La reazione dei discepoli è immediata: rifiutano questa presenza rumorosa e non ne vedono alcun senso. Non è motivo questo, come spesso lo si utilizza, per giustificare una presenza chiassosa e maleducata dei nostri bambini.
I nostri bambini vanno educati a comprendere che sono in un ambiente che chiede rispetto per tutte le persone che vi sono riunite a pregare, come si chiede rispetto alle persone che pregano per i bambini presenti. Un conto è un pianto o un lamento e un conto è avere dei bambini che si comportano in chiesa come fosse il parco giochi e dove la loro voce rischia di sovrastare la stessa voce del celebrante e dell’assemblea.
Detto questo non possiamo non mettere al centro della nostra attenzione la vita da poco nata e che sta crescendo. Non possiamo non essere felici per questa presenza. Non è in discussione il diritto alla vita e ad una vita dignitosa, che è altra cosa dall’essere piena di cose, per tutti i bambini di questa terra. Il diritto a vivere, il diritto al cibo, il diritto alla salute, il diritto ad acqua pulita, il diritto all’istruzione: questo dobbiamo assicurare a tutti i bambini del mondo.
Tutta la montagna di roba, di giocattoli, di attrezzature varie, è in sovrappiù e probabilmente toglie ad altri ciò che è loro diritto d’avere. A tutti questi bambini va la benedizione di Gesù e della comunità cristiana.
Una benedizione che deve insegnare ai nostri figli una solidarietà fattiva, ogni giorno, per i bimbi maledetti che non hanno di che vivere e che rischiano di morire di stenti poco dopo la loro nascita.
Se i bimbi erano tenuti in poco conto nella cultura contemporanea di Gesù, dobbiamo stare attenti che anche noi cristiani non viviamo la stessa dimensione. Costruire il nostro benessere sullo sfruttamento minorile nel terzo mondo, sullo sfruttamento sessuale dei bimbi, sul lavoro necessario per certe nostre cose comprate a basso costo, sul commercio di organi utili ai nostri fisici e a quelli dei nostri figli, tutto questo è disprezzo per la vita. Anche quella dei nostri figli che non capiscono che non sono arrivati in un mondo che sembra il mondo dei balocchi, che dove ciò che conta è vincere soldi ad un giochino demenziale televisivo, che non si stanno muovendo tra scaffali stracolmi di roba del supermercato, che ciò che vale è la mania per un animale piuttosto che per un bimbo.
La benedizione che noi possiamo donare ai nostri figli deve essere accompagnata dal fare loro gustare la bellezza del conquistarsi le cose e del condividere queste cose conquistate. Un bel lavoro estivo dove metà di quello che guadagnano vada a chi non ha neppure da mangiare, anziché poltrire davanti a TV e videogiochi: sarebbe una bella scelta educativa.
L’altro giorno mi sono fermato a vedere un padre che coi suoi due figli che frequentano le medie, stava rifacendo un pezzo di marciapiedi fuori casa: dopo avere chiesto cosa facevano ho fatto i complimenti a quel padre per la bella e fattiva educazione che stava impartendo ai suoi figli, una benedizione sulla loro vita, quella di insegnare che la vita è cosa belle e seria e non una serie di vincite fortunate.
Lasciamo che i bambini vengano a noi e imponiamo loro le mani.
I bambini sono più disposti degli altri a lasciarsi stupire, ad ascoltare, a fidarsi. La loro semplicità gli fa cogliere l’essenziale.
M. Epicoco
“Il cuore di un bambino è un limpido mare di poesia dove si può navigare senza paura di naufragi e dove l’unico vento
che soffia è quello della verità.”
Gentile
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
17 Febbraio 2026 Marco 8, 14-21
In quell’abbuffata di pane e pesci il significato che l’amico Gesù voleva trasmettere non era che è importante stare a pancia piena, ma che la relazione con lui riempie. E noi, discepoli al seguito, a fraintendere e scordare. Di cose come questa rischiamo di farne tante; in particolare, ci capita ogni volta che anteponiamo tutto l’ammontare delle cose da fare – tantissime e oggettivamente pressanti – alle relazioni con i fratelli e le sorelle.
Dehoniani
Dagli il pane, e l’uomo si inchinerà davanti a te, giacché non vi è nulla di più irrefutabile del pane, ma se nello stesso tempo un altro, a tua insaputa, si impadronirà della sua coscienza, oh, l’uomo arriverà a gettare via il tuo pane per seguire chi avrà sedotto la sua coscienza.
Fëdor Dostoevskij
16 Febbraio 2026 Marco 8, 11-13
Chiedere un segno è infedeltà a Dio e primo passo verso l’allontanamento da Lui. Credere a questa tentazione maligna ci riporta ad una paralisi di vita dove i segni di credibilità non sono mai sufficienti, non ci bastano mai, dove siamo costretti a correre da una parte all’altra per ricercare una conferma alla nostra credibilità.
PG
Il segno ha uno statuto particolare, che scompare davanti alla realtà, come il fumo che scompare dove c’è la fiamma, così tante cose sono il segno dell’amore, ma nell’amore non c’è dentro la cosa che ti viene data, è un’altra cosa, è Lui. Quando sei dentro il segno cessa, è per chi è fuori. E chi cerca segni è sempre fuori, anche fuori di sé.
S. Fausti
15 Febbraio 2026 Matteo 5, 17-37
«Poiché molti, come possiamo constatare,
non osservano la giustizia,
mentre aspirano con ardore alla sapienza,
la Scrittura li ammonisce
che non possono arrivare a quello che desiderano
se non osservando quello che trascurano».
Sant’Agostino
Sono venuto a svelarvi l’anima segreta della vita, non impoveritela, non inariditela, non immobilizzatela. Andate più a fondo, guardate bene cosa vuol dire non uccidere, non commettere adulterio, cosa significa davvero perdonare e amare.
L. Verdi
Giovanni Nicoli | 19 Agosto 2023