Matteo 19, 13-15

In quel tempo, furono portati a Gesù dei bambini perché imponesse loro le mani e pregasse; ma i discepoli li rimproverarono. 
Gesù però disse: «Lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno dei cieli». 
E, dopo avere imposto loro le mani, andò via di là.

Dopo il rapporto uomo donna che Gesù ha posto al centro dell’attenzione di coloro che lo ascoltavano, pone, oggi, al centro la necessità di un rapporto coi bambini. I bambini sono dimensione di vita compresa nel rapporto uomo donna, sono frutto di una maternità e di una paternità, sono parte del popolo di Dio, hanno un valore grande agli occhi di Dio.

Come la donna aveva valore solo in quanto fattrice, genitrice di prole, così i figli non avevano alcun valore fino all’età adulta, fino al momento del loro divenire uomini e donne nella pubertà. In alcune culture il padre aveva addirittura diritto di vita e di morte sul figlio nato, che da lui doveva essere accettato.

A Gesù viene presentato un gruppo di bambini perché “imponesse loro le mani e pregasse”. La reazione dei discepoli è immediata: rifiutano questa presenza rumorosa e non ne vedono alcun senso. Non è motivo questo, come spesso lo si utilizza, per giustificare una presenza chiassosa e maleducata dei nostri bambini.

I nostri bambini vanno educati a comprendere che sono in un ambiente che chiede rispetto per tutte le persone che vi sono riunite a pregare, come si chiede rispetto alle persone che pregano per i bambini presenti. Un conto è un pianto o un lamento e un conto è avere dei bambini che si comportano in chiesa come fosse il parco giochi e dove la loro voce rischia di sovrastare la stessa voce del celebrante e dell’assemblea.

Detto questo non possiamo non mettere al centro della nostra attenzione la vita da poco nata e che sta crescendo. Non possiamo non essere felici per questa presenza. Non è in discussione il diritto alla vita e ad una vita dignitosa, che è altra cosa dall’essere piena di cose, per tutti i bambini di questa terra. Il diritto a vivere, il diritto al cibo, il diritto alla salute, il diritto ad acqua pulita, il diritto all’istruzione: questo dobbiamo assicurare a tutti i bambini del mondo.

Tutta la montagna di roba, di giocattoli, di attrezzature varie, è in sovrappiù e probabilmente toglie ad altri ciò che è loro diritto d’avere. A tutti questi bambini va la benedizione di Gesù e della comunità cristiana.

Una benedizione che deve insegnare ai nostri figli una solidarietà fattiva, ogni giorno, per i bimbi maledetti che non hanno di che vivere e che rischiano di morire di stenti poco dopo la loro nascita.

Se i bimbi erano tenuti in poco conto nella cultura contemporanea di Gesù, dobbiamo stare attenti che anche noi cristiani non viviamo la stessa dimensione. Costruire il nostro benessere sullo sfruttamento minorile nel terzo mondo, sullo sfruttamento sessuale dei bimbi, sul lavoro necessario per certe nostre cose comprate a basso costo, sul commercio di organi utili ai nostri fisici e a quelli dei nostri figli, tutto questo è disprezzo per la vita. Anche quella dei nostri figli che non capiscono che non sono arrivati in un mondo che sembra il mondo dei balocchi, che dove ciò che conta è vincere soldi ad un giochino demenziale televisivo, che non si stanno muovendo tra scaffali stracolmi di roba del supermercato, che ciò che vale è la mania per un animale piuttosto che per un bimbo.

La benedizione che noi possiamo donare ai nostri figli deve essere accompagnata dal fare loro gustare la bellezza del conquistarsi le cose e del condividere queste cose conquistate. Un bel lavoro estivo dove metà di quello che guadagnano vada a chi non ha neppure da mangiare, anziché poltrire davanti a TV e videogiochi: sarebbe una bella scelta educativa.

L’altro giorno mi sono fermato a vedere un padre che coi suoi due figli che frequentano le medie, stava rifacendo un pezzo di marciapiedi fuori casa: dopo avere chiesto cosa facevano ho fatto i complimenti a quel padre per la bella e fattiva educazione che stava impartendo ai suoi figli, una benedizione sulla loro vita, quella di insegnare che la vita è cosa belle e seria e non una serie di vincite fortunate.

Lasciamo che i bambini vengano a noi e imponiamo loro le mani.

I bambini sono più disposti degli altri a lasciarsi stupire, ad ascoltare, a fidarsi. La loro semplicità gli fa cogliere l’essenziale.

M. Epicoco

 

“Il cuore di un bambino è un limpido mare di poesia dove si può navigare senza paura di naufragi e dove l’unico vento

che soffia è quello della verità.”

Gentile

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19 Aprile 2026 Luca 24, 13-35

Anche noi percorriamo strade di Emmaus. Ci allontaniamo, delusi, stanchi, disorientati. Ma il Risorto continua a farsi vicino proprio lì.

La Pasqua accade quando, dentro la nostra fuga, qualcuno

ricomincia a camminare con noi.

E il cuore, che credevamo spento, torna lentamente ad ardere.

C. Tabarro

Il segreto buono della vita è quello stesso di Gesù: non andarcene da questa terra, da questa Emmaus infinita, senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la fame e la pace del mondo.

E. Ronchi

18 Aprile 2026 Giovanni 6, 16-21

Gesù che cammina sulle acque è colui che è riuscito a trasformare l’acqua in strada. Cammina sulle acque chi non subisce gli eventi ma li riconosce, li assume e li attraversa. Cammina sulle acque chi sa che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio.

Antonio Savone

Per avere Gesù con noi sulla fragile barchetta con cui attraversiamo il mare a volte in tempesta della nostra vita dobbiamo tenere a mente quei pani moltiplicati in sovrabbondanza, segno di un Amore donato senza calcolo e che dà vita quando viene condiviso, nella fiducia verso il Padre e nell’amore per il fratelli. Il più potente amuleto che possa esistere contro la paura.

Dehoniani

17 Aprile 2026 Giovanni 6, 1-15

Il pane non è solo pane.

Esso è anche il testimone visibile dell’arte della fraternità.

J. Tolentino Mendonça

L’uomo può solo ricevere, la vita, il creato, le persone che sono il suo pane.

Può solo ringraziare, benedire, donare. E basteranno le briciole a riempire

dodici ceste. Noi siamo ricchi solo di ciò che abbiamo donato alla fame d’altri.

Ermes Ronchi

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