Matteo 19, 27-29

In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?».

E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

È quotidiana la necessità di liberare la nostra libertà. Senza tale liberazione non vi può essere libertà. E il centro di tale libertà, ci dice il Signore, è madonna povertà.

Il grande dono che il Signore vuole farci quest’oggi è questo: liberarci dall’amore per la ricchezza e il possesso che sempre, non c’è alcun dubbio, danneggia i fratelli.  Il dono di questa libertà liberata è una porta spalancata sul futuro.

Siamo tutti un po’ ladri! Gandhi diceva che se hai due sedie e a te ne serve una, una è rubata al povero; se hai due vestiti e te ne metti solo uno, l’altro è rubato. Tutto ci è stato donato dal Signore; noi non doniamo nulla, noi solo riceviamo. Ma se vogliamo possedere più di quello che necessitiamo, allora siamo ladri: prendiamo possesso di ciò che ci è stato donato per condividere.

Sappiamo bene che un discorso come questo non trova molto spazio nel nostro mondo. È un discorso farneticante che subito viene scartato a partire dal fatto che “è impossibile fare diversamente al giorno d’oggi”. E io invece credo che sia possibile. Lo credo perché me lo dice Cristo. Lo credo perché tanti lo hanno vissuto e lo vivono. Lo credo perché se non credessi in questo, noi saremmo condannati ad una schiavitù, che è quella odierna, dove tutto è immolato sull’altare del profitto. Lo credo perché se non lo credessi negherei la possibilità dell’uomo ad essere libero. E se l’uomo non è libero, allora tutto è una buffonata, dove il regista fa finire tutto in tragedia.

Per me Gesù è il Signore, il sommo bene, la perla preziosa per la quale sono chiamato a vendere tutte le mie ricchezze, per poterla ricevere poterla comprare. È Lui il tesoro nascosto della mia vita, non altro.

Credere che lasciando tutto non perdiamo nulla, può essere una bella scommessa. Ma è anche e soprattutto una provocazione ad imparare a guardare con occhi nuovi e diversi la nostra vita. Cosa è che dà senso e gioia alla mia vita? Solo questo mi interessa, il resto è solo spazzatura riciclata che si presenta a me ogni mattino senza mai convincermi che questo resto può essere il senso della mia esistenza.

Lasciare tutto per ottenere tutto: questa è la segreta saggezza che il Signore ci comunica quest’oggi. E non è per niente un invito a vivere fuori dal mondo. È una bella scommessa a vivere in modo vero all’interno del nostro mondo.

Questo è il dono che noi cristiani siamo chiamati a fare a questo mondo. Questa è la testimonianza che dà senso al nostro essere nel mondo e per il mondo, con il mondo. Noi cristiani che siamo i primi fautori di questo mondo. Siamo noi, mondo occidentale e cristiano, che abbiamo costruito questo mondo pagano. A noi cominciare a raddrizzare il tiro ascoltando non più il buon senso demenziale che ci ha portato all’oggi, ma ascoltando invece la sapienza di Gesù che ha messo la sua dimora fra di noi senza mai accettare alcuna merce di scambio al dono della libertà.

Lasciando ciò che sembra centrale per la nostra esistenza, noi possiamo ritrovare e ridonare la vera e libera esistenza.

L’oggi è il luogo per decidere il passaggio dall’egoismo all’amore, questo è lo spazio della liberazione della nostra libertà.

Ma mi verrebbe da chiedere: cosa è l’amore? Esiste l’amore? Non c’è risposta, se non una risposta di vita dove ciò che a me sembra amore venga incarnato liberamente come via alla vita. Tutto il resto rischia solo di essere di nuovo un possesso, possesso delle idee per dominare il fratello e per lasciarlo senza la sua libertà perdendo allo stesso tempo anche la nostra.

Oggi celebriamo la festa di san Benedetto: pensiamo a cosa è stato e cosa è, lui patrono d’Europa, per noi questo antico uomo.

 
 

L’essenziale è seguire. Il lasciare, pur sembrando una premessa, è una conseguenza. O meglio: per potere seguire bisogna lasciare, bisogna essere disposti a perdere qualcosa, bisogna scegliere di aprire una porta e chiuderne altre, ma il vero lasciare avviene solo quando scegliamo di seguire. Solo il seguire può motivare il lasciare. 

PG

 

L’essere umano ricalcola il percorso in base a ciò che sceglie di seguire: se si fa guidare dalle proprie voglie vivrà come un vagabondo, se segue l’amore della sua vita sarà un pellegrino che intraprende il santo viaggio.

Lanza

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31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38

Giuda, fratello mio…

Ci sono solitudini che fanno rumore.

La tua, Giuda, no.

La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.

E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,

con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.

Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,

che fa della notte una stanza senza porte.

Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.

Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.

Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.

Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.

Non per assolverti come fanno i giusti.

Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.

Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.

Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.

L. Santopaolo

30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11

Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.

Dehoniani

Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.

Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.

Ermes Ronchi

29 Marzo 2026 Matteo 21, 1-11

La Parola non è prima di tutto un comando, una direzione, un cosa fare, ma una promessa che vince anche le nostre morti. L. Vitali
Per noi l’eternità è una questione di quantità (un tempo che non finisce), ma nel Vangelo l’eternità è questione di qualità. Gesù non promette ai suoi discepoli un ombrello assicurativo per ripararli dagli inconvenienti che possono capitare (uno tra tutti la morte) ma insegna che a decidere la felicità o l’infelicità, la realizzazione o il fallimento personale non è ciò che capita, ma il modo con cui reagiamo a ciò che capita: sostenuti, nutriti e guidati dalla sua parola sarà sempre possibile scegliere di amare, perciò di scegliere la vera vita (anche sulla croce). P. Lanza

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