In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?».
Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina e disse: “Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne”? Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di ripudiarla?».
Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all’inizio però non fu così. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un’altra, commette adulterio».
Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi».
Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Il mondo antico, l’oriente in particolare, ha sempre vissuto il rapporto fra uomo e donna come rapporto di disparità: la donna era a servizio dell’uomo e in particolare dei suoi stimoli sessuali e della sua necessità di avere una prole: era una fattrice.
L’idea del matrimonio così come lo conosciamo oggi è cosa tardiva e legata all’avvento del cristianesimo.
Il primo punto a cui dare attenzione è la capacità di relazione che abbiamo in noi. La nostra capacità di relazione è basata sull’individuo non sulla persona: sono io il centro di tutto poi forse l’altro. La persona esiste perché in relazione con l’altro e con il mondo. La prima mancanza educativa e sociale e culturale, per noi oggi è: la mancanza di relazione con l’altro avvicinato solo nel bisogno o per uno scambio commerciale, non perché è essenziale alla mia esistenza come persona.
A noi manca una capacità di vivere i sentimenti in modo vero e libero. Siamo troppo preoccupati di non fare brutta figura, piuttosto che essere preoccupati di essere veri con i nostri pregi e coi nostri limiti.
Il problema dunque prima che essere un problema matrimoniale è un problema personale. Un problema che continua a diventare di difficile soluzione. Noi ci vediamo sempre meno come persone in relazione, che vivono di relazioni, che sanno relazionarsi. Siamo continuamente ingannati dal fatto che devo essere a posto io, devo essere attento a me perché se non lo sono io non lo sarà nessuno al posto mio. Così facendo nessuno si prende cura di nessuno con la conseguenza che inveriamo questa tendenza e la radicalizziamo. Nel momento in cui entriamo nell’ambito del matrimonio tutto viene letto alla luce di questa prospettiva. La relazione sessuale va bene se io sto bene; in casa le cose vanno bene se io sto bene; le scelte della famiglia vanno bene se io so imporre la mia idea. Ogni movimento e ogni scelta è una negazione dell’essere una cosa sola, non siamo disponibili a diventare una carne unica. Ne consegue che lui è un mammone che non può fare a meno della mamma; lei si dubita che abbia sposato lui perché continua ad esser sposata coi suoi; la suocera pensa di dovere essere lei a dirigere questa famiglia che non potrebbe sussistere senza di lei.
L’individualismo uccide la persona prima e la coppia poi: uccide la nostra capacità di metterci in relazione. Siamo diventati talmente poveri dentro, che non riusciamo più a capire cosa sia comunitario o personale o individuale, negante la comunità.
La proposta cristiana sul matrimonio è una proposta alta, non di facile gestione. Proprio per questo è una sfida alla nostra capacità di creare relazioni, di essere attenti al cuore più che alle piastrelle della cucina, di essere attenti a ciò che ci fa bene piuttosto che a ciò che mi conviene. La coppia fatica ad essere al centro della nostra attenzione e delle nostre preoccupazioni. Ognuno va per conto suo e la casa diventa un albergo dove prendere dei servizi e dove darne il meno possibile. Così capita anche nelle comunità fraterne.
Non si tratta di moralismo o di legge, si tratta di accogliere una sfida per non cadere nella tentazione “dell’uso e getta”, del finché la barca va lasciala andare, del se non ci amiamo più non ha senso che stiamo insieme; dei figli pacco che vanno avanti e indietro con la continua umiliazione di un giudice, che di educazione normalmente non ne capisce nulla, che deve mettere il becco nelle mie relazioni e nel modo di gestire le mie relazioni. La società del divorzio è una società adatta solo ai ricchi e noi ci siamo cascati nell’inganno e ci ritroviamo con una pletora di padri poveri sempre più angariati che non hanno più nulla e non sanno più dove sbattere la testa; una pletora di madri che diventano matte a stare dietro a tutte le realtà matrimoniali vivendo da single o dovendo magari stare dietro ad un altro uomo. Non se ne viene a capo di questa libertà illusoria.
Cosa conviene, se vogliamo capirla, è ciò che fa bene a noi. A noi coppia, a noi comunità, a noi gruppo, a noi associazione, a noi: non a me!
Compresi che l’amore racchiudeva tutte le vocazioni, che era tutto, che abbracciava tutti i tempi e tutti i luoghi. La mia vocazione finalmente l’ho trovata…è l’amore!
Madre Teresa di Calcutta
Non c’è alcuna convenienza particolare in una scelta anziché un’altra, vi è solo un’opportunità da cogliere facendo spazio in noi al Dono e, soprattutto, al Donante. Certi che la vera altra parte di ogni persona è comunque l’Altro.
PG
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.
Dietrich Bonhoeffer
La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
C. Bruno
6 Marzo 2026 Matteo 21, 33-43.45-46
Invano l’uomo tende a ridurre la vigna a un suo possesso e a considerarla una sua costruzione. Nascono Stati, Chiese intorno a quella vigna, ma essa sfugge ad ogni recinto, e si posiziona nuovamente dentro ad ogni uomo che si mette in viaggio verso Se Stesso.
E. Avveduto
Giovanni Nicoli | 18 Agosto 2023