Matteo 21, 23-27

In quel tempo, Gesù entrò nel tempio e, mentre insegnava, gli si avvicinarono i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo e dissero: «Con quale autorità fai queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?».

Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, anch’io vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?».

Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, ci risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Se diciamo: “Dagli uomini”, abbiamo paura della folla, perché tutti considerano Giovanni un profeta».

Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». Allora anch’egli disse loro: «Neanch’io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Siamo tutti delle stelle che rimangono tranquille al loro posto sapendo che la stella luminosa, quella che illumina i nostri giorni come sole che sorge dall’alto, è Gesù stella del mattino.

Le stelle ci affascinano con i loro nomi e con i nomi delle varie costellazioni, le sentiamo vicine, ne leggiamo il nostro destino, ne scrutiamo il segno zodiacale. Ma ciò che importa è ciò che riusciamo a vedere, con uno sguardo che va oltre. Che cosa riusciranno a vedere i Magi nelle stelle, che cosa vede il profeta astrologo Balaam. Se siamo onesti, di fronte a certe realtà non possiamo tacere e non possiamo non vedere. Di fronte a certe realtà di vita il cuore si spalanca e la verità non può che uscire allo scoperto.

Balaam, astrologo prezzolato, era stato chiamato da Balak per maledire Israele. Ma non ha potuto farlo, perché ciò che vedeva non corrispondeva a ciò che avrebbe voluto vedere per maledire. Era una cosa che non era vicina, era lontana, eppure chiamava benedizione e non maledizione, come avrebbe voluto il nemico Balak. E noi cosa vediamo? Ci lasciamo trasportare dall’ovvietà delle cose? Siamo schiavi di ciò che vediamo e tocchiamo? Dipendiamo da ciò che riusciamo a realizzare? Siamo dei pragmatisti che non vedono al di là del loro naso, pensando che questa sia una virtù?

Eppure il mondo è pieno di persone di questo genere che non ascoltano: condannano i profeti che vedono oltre perché vedono meglio in quanto non abbagliati.

I sommi sacerdoti e gli anziani, i capi e i saggi del popolo, si perdono dietro a vane dispute per sapere con quale autorità Gesù guarisce, risuscita, annuncia la buona novella, salva, battezza, educa le folle, riconosce la fede, accarezza e si lascia accarezzare. Fanno questo e non sanno vedere la bontà di quanto avviene. Non sanno più gioire, non sanno più vedere e riconoscere il vero bene.

Sono stanco di avere bisogno di false appartenenze che intristiscono anziché donare vita. Quando una cosa esaurisce il suo corso e il suo percorso, non possiamo non abbandonare la via per riconoscere la via nuova che si apre davanti a noi. Perché ci arrocchiamo dietro a false sicurezze e si asserragliamo in quello che abbiamo sempre fatto? Perché, di conseguenza, abbiamo così bisogno di analizzare ogni stimolo che la vita ci dona, perdendo di vista il cammino dell’esistenza?

Cosa ci interessa sapere con quale autorità Gesù compie quei bei gesti? Non è più importante riconoscere che sono gesti veri, sono gesti belli, sono gesti buoni, sono gesti che tutti noi vorremmo compiere? Non vorremmo essere soggetti di attenzione perché la grazia e la bellezza di quei gesti possa raggiungerci nel mezzo della strada, mentre camminiamo con passo affaticato e stanco? Cogliamo l’autorevolezza di certi gesti, lasciamo perdere il permesso di qualsiasi autorità per coglierli e per compierli. Cogliamo l’autorevolezza dei gesti che ci parlano di un cuore bello che riversa il suo seme vitale su di noi. Vediamo la bellezza, e riconosciamola, di un’autorevolezza che nasce dalla capacità di rischiare la propria vita per ciò in cui si crede.

Non cediamo alla tentazione del già visto e del già conosciuto, lasciamo che Gesù stella del mattino si possa levare nei nostri cuori, lasciamo che il suo Spirito, forza sovversiva che è libertà, invada la nostra esistenza e ogni angolo della nostra vita. Lasciamo che questa forza illumini i nostri grigiori e diventi Luce che illumina ogni popolo. Lasciamo che la stella del mattino, Gesù sole che sorge dall’alto, ci illumini e ci riscaldi liberandoci da quella influenza delle stelle che molto ci parla del portafoglio di esperti di oroscopo e di maghi di turno.

Vediamo oltre, vediamo il bello che c’è nell’altro, vediamo il bene che agisce in lui. E da questo bene, e da questo bello, riflesso di Gesù Bello e Buono, lasciamoci illuminare, lasciamoci riscaldare, lasciamoci accarezzare. Allora diverremo profeti, amanti della vita e non dipendenti da qualsiasi sorta di mago, a qualsiasi religione egli appartenga. Allora il nostro occhio sarà libero e penetrante e gioirà per il tanto di bene e di bello che vive, germoglia e cresce in mezzo a noi.

La nostra dignità dipende anche dalla fiducia che riusciamo a riporre in Dio e negli altri. Non come ciechi creduloni, ma come fratelli e sorelle coraggiosi. Tocca a noi riuscire a fidarci, per costruire una vita forse non sempre serena, ma ricca di amore.

Dehoniani

 

“Non lo sappiamo” risposta tipica di chi fugge, risposta ambigua tipica di chi ha paura a svelare se stesso e dunque sempre si esercita a denigrare il giusto, a rifiutare l’innocente, a preferire il proprio interesse alla verità.

Enzo Bianchi

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