In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo proselito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».
L’ipocrisia religiosa è il morbo peggiore che può infettare una comunità cristiana e un discepolo del Signore. È l’ipocrisia di chi fa il bene, ma non è mosso dall’amore. È la maschera dell’osservanza che non è trasgressione della legge come tale, ma che è molto più difficile da cogliere e da riconoscere e perciò da convertire. L’ipocrisia religiosa è difficile da cogliere perché c’è soprattutto là dove non è avvertita. Gesù che è mite e umile di cuore e interviene al riguardo con tono minaccioso sorprende.
Per meglio comprendere il brano di oggi ci soffermiamo semplicemente all’analisi del primo versetto, il tredicesimo.
“Guai a voi”: è un ahimè che esprime non tanto condanna quanto dolore. È il dolore di chi parla per il male di chi ascolta. È un ahimè rivolto innanzitutto a noi che continuamente siamo trattenuti dai lacci dell’ipocrisia religiosa.
Se nel mondo la maschera ci serve per salvare la faccia, e già questo è un problema, nell’ambito religioso grazie a questa maschera la faccia la perdiamo del tutto: non siamo più riconoscibili, non ci riconosciamo più. Sentire il dolore che la maschera procura alla nostra esistenza, sentire il dolore che procura al volto del fratello è necessario per la conversione e la misericordia.
Una maschera utilizzata da scribi e farisei, che risultano essere ipocriti, cioè mascherati. Gli scribi, ben lo sappiamo, sono quelli che sanno; i farisei quelli che fanno. Ciò che a noi sta a cuore è riconoscere che c’è un sapere e un fare ipocrita, che serve non ad esprimere la propria realtà, ma a nasconderla. Il fine del sapere e del fare non è l’amore, ma l’apparire intelligenti e buoni.
Ne consegue che c’è un sapere che apre al Regno e un sapere che chiude le porte del Regno; c’è un fare che è porta aperta verso il Regno e un fare che è porta chiusa. È un chiudere che si rivolge verso noi stessi per defluire poi verso gli altri.
Non facciamo quello che diciamo e imponiamo fardelli sulle spalle degli altri che non sono come dovrebbero essere, almeno secondo noi, e per cui sono da escludere dalla comunità.
Sappiamo che la conoscenza del Padre e del Figlio è riservata ai piccoli, non a chi fa il padreterno! Chi non accetta di essere figlio, qualunque cosa faccia, è in contraddizione con sé: si condanna all’inautenticità. Inautenticità che sfocia nell’autodistruzione.
Affiniamo l’occhio del cuore e della mente per riconoscere la nostra ipocrisia religiosa e poterci convertire verso un’autenticità vitale.
La forza della menzogna risiede nel suo potere di ricreare la realtà, di plasmarla a piacimento, di manipolare altre persone inducendole a credere e a fare ciò che noi vogliamo in base alle nostre menzogne.
Manicardi
Ipocrita significa “attore”, interprete di una morale che non nasce dal cuore, ma dalla convenienza. Molti fanno affari con la forma esteriore della verità, ne ripetono parole e gesti alla perfezione ma la loro interiorità rimane intatta, non scalfita, non fecondata dal sacro.
Avveduto
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
10 Novembre 2025 Luca 17, 1-6
Perdonare è accettare il rischio di una pagina nuova rispetto a quella imposta dal passato e dalla memoria.
A. Savone
La fede va chiesta come il pane quotidiano, è il pane quotidiano.
Come è pane quotidiano il perdono chiesto e donato.
Questa è la preghiera del credente, del discepolo: aggiungici fede
e insegnaci a svuotarci dell’inutilità del nostro buon senso.
Con la fede si ottiene tutto, tutto infatti è possibile per chi crede. Vale a dire per chi vive di grazia, per chi vive di misericordia: perché nulla è impossibile a Dio.
PG
9 Novembre 2025 Giovanni 2, 13-22
Oggi, mentre celebriamo una dedicazione,
ricordiamo che il solo tempio che conta
è quello che cammina con noi,
tra la polvere delle strade,
con il cuore di carne che soffre e ama.
Che la Chiesa si converta ancora, ogni giorno,
dal tempio di pietra al tempio vivo del Regno.
Perché Dio non abita dove si accumula,
ma dove si condivide.
Non dove si comanda,
ma dove si serve.
Non dove si custodisce il sacro,
ma dove si dona la vita.
Non c’è dedicazione più vera
che dedicare la vita perché nessuno sia escluso.
Che la Chiesa torni al Vangelo,
che la fede torni alla strada,
che Dio torni al popolo.
F. Tesser
8 Novembre 2025 Luca 16, 9-15
La grande sfida della fraternità è quella di incrementare senza alcuna timidezza gli spazi di condivisione, permettendo a tutto quello che Dio pone nelle nostre mani di trasformarsi in occasione di relazione e di servizio all’altro. Altrimenti la ricchezza di cui siamo depositari rischia di diventare una ricchezza «disonesta», capace di chiudere gli orizzonti della comunione e facendoci sprofondare nel baratro del possesso e della gelosia.
R. Pasolini
Giovanni Nicoli | 28 Agosto 2023