Matteo 23, 23-26
In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’aneto e sul cumino, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».
È troppo facile deviare dal retto cammino. È troppo facile prendere degli abbagli. Ma è soprattutto troppo facile non riuscire a cogliere le profondità delle Scritture e ciò che in esse, e nella nostra esistenza, è essenziale distinguendolo da ciò che è secondario se non addirittura senza importanza.
Per questo è prioritario mettersi in relazione con le Scritture ogni giorno e in ogni momento. Siamo cristiani, ma se non ci mettiamo all’ascolto di ciò che Dio ci dice tramite le Scritture, come potremo scegliere il vero bene, quello saggio secondo Dio, e come potremo comunicare questo stesso bene oltre che con la vita, con la Parola?
Ascoltare nel silenzio, meditare macinando il grano della Parola, pregare per impastare fior di farina per giungere a preparare un pane da mangiare per potere camminare in questa giornata, per potere poi donare questo pane ai fratelli, questa è azione primaria per ogni cristiano.
Comprendere le Scritture perché il nostro cuore possa essere sempre più umile e non si scordi mai la saggezza della Croce che in me risuona quale stoltezza, è vitale.
Questo è un cammino semplice e quotidiano non per non sbagliare mai o per non perderci mai, questo è un cammino per ricercare la via ogni giorno e in ogni momento. Per potere in tal modo fare quei passi che sono possibili fare, scoprendo quel pezzo di sentiero che mi è dato di vedere oggi.
Oggi il sentiero che si apre davanti è lasciare perdere i tanti fronzoli e orpelli con cui noi riempiamo la nostra esistenza e la nostra fede. La giustizia, la misericordia e la fedeltà sono i tre pilastri da non perdere di vista.
La giustizia che è giustizia di Dio, è il suo amore incarnato tra gli uomini. Non è giudizio ma Lui in mezzo a noi e dunque giustizia data e ricercata, perché solo se amiamo la giustizia di Dio si realizza.
Una giustizia che va a braccetto con la misericordia. Avere il cuore buono verso le miserie altrui, sapendo che accogliendo con umiltà tali miserie noi spianiamo la strada alla fraternità. Non più giudizio ma simpatia verso la fragilità mia e del fratello, perché è nella fragilità che si esalta la grazia di Dio. Non è una sorta di giustificazione questa, quanto invece un invito ad amare quanto ci è dato di incontrare, certe realtà noi le incontriamo e le amiamo solo se ci lasciamo avvolgere dall’abbraccio di misericordia del Padre che diventa poi anche il nostro.
La fedeltà alla volontà del Padre, sempre e comunque, è il luogo della nostra abitazione. Giustizia e misericordia chiedono fedeltà, continuità. Noi un po’ aborriamo questa parola – fedeltà – al giorno d’oggi. Eppure senza fedeltà non si costruisce nulla. Facciamo bene attenzione al fatto che fedeltà è innanzitutto un atteggiamento interiore, prima che un’azione esteriore. Fedeltà del cuore che mi porta a vivere una fedeltà di vita che non potrà che scaturire da un cuore misericordioso e giusto. Un cuore educato alla scuola della Parola incontrata e amata ogni giorno.
Incontro con la Parola che dall’umiltà di una limitatezza riconosciuta e di una incapacità continuamente vissuta, manifesta la necessità di una fedeltà a questo incontro senza la quale fedeltà, tutto risulterebbe vano.
Mi lascio formare dalla Parola incontrata ed amata, ricerco con costanza questo incontro, perché mi accorgo che senza di Lei il mio cuore è arido. Ogni giorno ha bisogno di essere irrorato con la grazia della Parola, perché senza sarebbe solo un cucciolo perduto nel deserto. Senza cibo mattutino non riuscirei più a camminare e comunque non andrei lontano e comunque non troverei più la direzione da seguire. Nutrirmi della Parola con cuore umile è assetato perché il mio cuore possa parlare solo di questo incontro.
Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto.
Alexandre Dumas
Quando ci preoccupiamo che tutto funzioni nella comunità cristiana, ad eccezione della giustizia, della misericordia e della fedeltà, noi stiamo gestendo la nostra esistenza personale e comunitaria, con un atteggiamento farisaico, dedito più all’apparenza che alla sostanza.
PG
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