Matteo 23, 27-32
In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
Ti cerco, o Signore, ma non ti trovo. Cerco di capire dove sei e cosa vuoi, ma quello che trovo non mi soddisfa e non credo sia la risposta alla vita che tu vorresti.
Allora vado, vado alla ricerca di soluzioni. Mi metto a pensare e a riflettere, studio e medito, prego e ne invento di ogni. Ma tu non sei in questa tempesta di cose da fare e da organizzare. Tu non sei nel fulmine che spacca le pietre e che incendia foreste. Tu non sei nel temporale che scuote le fondamenta della terra.
E io ritorno ad abbandonarti. Tu sei la sorgente di acqua viva che non riesco a trovare e a ritrovare. E io vado a cercarti altrove. Mi impegno e mi dono nel ricercare Te e, non trovandoti, mi impegno, con buone intenzioni, a scavare cisterne nuove da dove possa sgorgare dell’acqua. Organizzo nuove iniziative, coinvolgo gente, apro oratori, animo la messa come non mai, incontro la gente: ma l’aridità del cuore aumenta in modo esponenziale. Sono tutte cose belle e buone, ma non danno vita, anzi non fanno che aumentare la divisione.
Mi accorgo, in fondo, di avere scavato cisterne che sono screpolate, che non tengono l’acqua, figuriamoci se possono dare acqua viva. Solo un po’ di fanghiglia maleodorante e imbevibile. Eppure ci siamo impegnati molto, ci siamo spesi per Te. È tutto vero ma la verità più grande è che abbiamo abbandonato Te. Non Ti abbiamo trovato e allora Ti abbiamo abbandonato. Ti abbiamo cercato ma tu eri sul monte con Mosè e non vedendoti abbiamo chiesto all’Aronne di turno di costruirci un vitello d’oro. Non un’immagine che negasse Te, ma un’immagine che raffigurasse Te, che ci facesse sentire sicuri della Tua presenza, presenza che non riusciamo più a vedere e ad ascoltare. Siamo aridi, abbiamo scavato cisterne nuove, e siamo morti di sete.
Pensavamo di fare un atto di liberazione non stando con le mani in mano in attesa di te che mai, sembra, Tu venga. E abbiamo infranto il giogo leggero del tuo amore. Abbiamo fatto di tutto scambiando la fede con la salute o con la nostra operosità, e abbiamo perso la sapienza della croce, abbiamo perso la capacità di attesa, non ritroviamo più il cammino dell’avvento. Facendo molto non abbiamo fatto altro che dire a Te: non ti servirò più! Perché sei un Dio lontano, che di noi non ti interessi, che non ti fai trovare.
E tutto quello che facciamo è prostituzione. Tu hai piantato una buona vigna, l’hai curata e l’hai fatta crescere, l’hai resa fertile, ma noi abbiamo mutato tutto, in nome di una religiosità falsa, e ci siamo mutati facendo tralci degeneri di vigna bastarda!
L’esterno è bello a vedersi, è luminoso, vi sono tante luci, c’è movimento e azione, il tutto è attraente. È attraente come è attraente il frutto del male. E come il frutto del male il tutto è pieno di veleno e di morte.
Esternamente siamo impeccabili: non c’è un capello fuori posto, siamo vestiti a puntino. Ma questa impeccabilità nasconde il peccato più grande: il vivere, l’agire, per autogiustificarci. Ci diamo da fare per fare vedere che non stiamo con le mani in mano come troppi negletti. Ma ignoriamo l’amore e generiamo, in nome dell’amore, ogni tipo di perversità sotto l’apparenza del bene fatto.
In nome di un bene fatto crediamo di potere pretendere ogni cosa e di potere giudicare ogni persona e ogni azione. E uccidiamo i profeti e costruiamo monumenti che non fanno altro che, se abbiamo il coraggio di gettare lo sguardo oltre la siepe, confermare la nostra negazione della Parola data tramite i profeti e di confermare l’uccisione della sapienza della croce, che chiede attesa e ricerca e ascolto continui, senza mai stancarsi.
Noi veneriamo i profeti quando li abbiamo tolti di mezzo, dopo che sono morti. Allora ci sprechiamo a portare fiori sulla loro tomba, bella eh! Tomba che diventa testimone e giudice della nostra azione perversa. Preferiamo un Dio lontano e un Dio morto, ad un Dio risuscitato. Se il profeta è stato tolto di mezzo, allora i discorsi pubblici e le infiorettature della sua vita passata, si sprecano. In fondo altro non siamo che mafiosi di Dio piuttosto che cercatori assetati di Lui. Preferiamo dissetarci da noi piuttosto che sentire la sete che ci spinge a ricercare Lui.
Il vero ipocrita è quello che non si rende più conto di mentire, quello che mente in tutta sincerità.
André Gide
È più facile recitare e esibirsi che essere coerenti,
più facile eccitare e distrarre che far pensare,
più facile impressionare che convincere.
Enzo Bianchi
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