In quel tempo, Gesù parlò dicendo: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che costruite le tombe dei profeti e adornate i sepolcri dei giusti, e dite: “Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici nel versare il sangue dei profeti”. Così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli di chi uccise i profeti. Ebbene, voi colmate la misura dei vostri padri».
L’ipocrisia è un atteggiamento che predispone la persona a ricercare l’apparire. L’apparire significa: una volta che di fronte agli altri appaio bene, cioè non escono allo scoperto le mie magagne, tutto va bene. L’importante è che io appaia giusto, tutto il resto non importa.
Questa preoccupazione, è una preoccupazione atta a salvare la faccia davanti agli altri. Questa preoccupazione, è un atteggiamento totalmente contrario alla prudenza.
Cosa è la prudenza per la Bibbia? La prudenza è sapienza innanzitutto. Sapienza che contempla i vari fatti e le situazioni di vita, alla luce di Dio.
Prudenza significa: riuscire a mettere in relazione la vita di ogni momento con la volontà di Dio, perché la volontà di Dio possa illuminare questo momento di vita che stiamo vivendo.
Potremmo dunque dire che prudenza è la capacità, e la tenacia, di distinguere tra un’azione e una scelta che porta a Dio e un’azione che invece da Dio allontana. È un fare continuamente discernimento a partire da Dio. È comprendere se un’azione è buona oppure no, a partire dall’amore di Dio.
L’apparenza è scegliere a partire da ciò che mi salva la faccia, che mi fa bene accetto agli altri, che non lascia trasparire in modo eccessivo i miei difetti e i miei errori. L’apparenza, l’ipocrisia, è negazione della realtà, è un dire che non è vero ciò che invece è così evidente; è la necessità di trovare sempre un colpevole esterno a noi per le nostre azioni e per i nostri errori.
La necessità di apparire giusti, non ci permette di esserlo e, per questo, non ci permette di riconoscere le nostre ingiustizie e di ammetterle, riempiendo la casa del nostro cuore di ipocrisia e di iniquità, ci rende incapaci di correggerci: rischia di renderci sepolcri imbiancati.
La prudenza, cercare di agire secondo Dio, ci rende sempre più liberi di fronte alla verità, e responsabili delle proprie azioni, attenti a farsi carico degli effetti delle nostre azioni. Ci rende coraggiosi e non codardi di fronte alle nostre scelte, lasciandoci liberi di riconoscere la bontà o meno delle stesse.
La prudenza ci sblocca quando la paura ci paralizza. La paura di sbagliare o di essere visti, provoca un vortice di pensieri e di preoccupazioni, che rende impossibile ogni scelta. La paura ci rende capaci di decidere ragionevolmente e coraggiosamente, senza paura di eventuali conseguenze negative a proprio danno.
La prudenza è anche una sorte di veglia, uno stato di veglia della nostra mente e del nostro cuore a non lasciarsi travolgere dalla difficoltà della vita, cercando invece di capire la stessa vita e cercando di cogliere con concretezza e coraggio, quali sono le azioni da compiere per servire Dio e per vivere il vangelo.
La prudenza, diversamente dall’ipocrisia, ci rende liberi dalle preoccupazioni di non riuscire e del “chissà come andrà a finire” e del “chissà cosa diranno gli altri”.
Si cerca di capire il bene e di viverlo nella semplicità dell’incontro. Non lo si programma necessariamente, lo si discerne a partire da ciò che la vita ci riserva.
Il vero ipocrita è colui che non si rende più conto di mentire, chi mente in tutta sincerità.
André Gide
Viviamo in un mondo dove domina la virtualità, un mondo di maschere, apparenza e finzione. Il grande scopo della vita è trovare di nuovo la realtà.
Fabrizio Caramagna
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
7 Aprile 2026 Giovanni 20, 11-18
Nella corrispondenza del cuore, Maria ritrova il suo Amato e vede per la prima volta il Signore Risorto. La dolcezza di quella sua voce non è altra da quella che aveva prima. Cosa è cambiato? Il modo di amarsi. Prima aveva bisogno di toccarlo, abbracciarlo, tenerlo con sé per saperlo presente. Adesso non c’è più ragione di “tenere” o “trattenere”: Lui abita in quel corpo rinnovato e risorto che vive già nel corpo e nel cuore di Lei.
Rosanna Virgili
6 Aprile 2026 Matteo 28, 8-15
La Pasqua la si comprende solo a patto di imparare l’amore e il suo linguaggio.
L’unico vero annuncio che possiamo dare è quello di averLo incontrato.
Cristo non ci chiede di diffondere una notizia ma di diffondere un incontro.
Luigi Maria Epicoco
La Pasqua è tutta qui. Nell’abbracciamento di quei piedi.
Essi devono divenire non solo il punto di incontro
per le nostre estasi d’amore verso il Signore,
ma anche la cifra interpretativa di ogni servizio reso alla gente,
e la fonte del coraggio per tutti i nostri impegni
di solidarietà con la storia del mondo.
Tonino Bello
5 Aprile 2026 Giovanni 20, 1-9
La risurrezione non vince occupando,
sconfiggendo, eliminando,
ma creando spazio.
Uno spazio disarmato e disarmante.
Uno sepolcro aperto e fragile,
che domanda di essere abitato,
in cui impariamo di nuovo ad essere fratelli e sorelle.
L. Vitali
Sono risorto per ricordarvi con un bacio sulla fronte
che è colui che non si ferma, che regge il cielo.
Sono risorto per ricordarvi che la speranza
è un filo sottile, ma regge il mondo.
Che la fiducia è chiudere gli occhi
e sentire una mano che ti prende e ti tira su.
Luigi Verdi
Giovanni Nicoli | 30 Agosto 2023