In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».
Le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi.
Le lampade sono dono di Dio, ma senza olio non servono a nulla. Le lampade, dono di Dio, senza l’olio non possono fare luce e sono segno di stoltezza, con l’olio fanno luce e sono segno di saggezza.
Una saggezza e una stoltezza che non viene esaltata come vigilanza fisica: tutte le ragazze infatti si addormentano. Ciò che viene messo in evidenza, nel racconto, è la necessità di uno stato di veglia più profondo, che implica la previdenza: bisogna essere pronti. L’olio simboleggia questo atteggiamento interiore: le vergini sagge, che hanno portato con sé una riserva d’olio, sono pronte ad accogliere lo sposo.
L’olio è segno della generosità di Dio. La benedizione di Dio moltiplica il frumento, il mosto e l’olio (Deuteronomio 7, 13): segno di amore e di benedizione. L’olio nella Bibbia è richiamato come prodotto alimentare: serve per sfamare ed è un prodotto molto nutriente. Ed è un prodotto segno di abbondanza e di prosperità. Se non verrà meno l’olio dell’orcio e la farina della giara, né la vedova di Sarepta, né suo figlio, né il profeta Elia soffriranno la fame e verranno toccati dalla carestia.
L’olio ha proprietà terapeutiche. Il buon samaritano cura l’uomo percosso dai briganti con il vino, per disinfettare le ferite, e con l’olio per attenuarne il dolore. Così gli apostoli inviati in missione, compiono guarigioni ungendo di olio molti infermi, guarendoli (Mc 6, 13). Così Giacomo nella sua lettera, ci parla della pratica di ungere i malati con l’olio. Il gesto deve essere accompagnato da una preghiera fatta con fede, e a questa preghiera viene attribuita la salvezza del malato (Gc 5, 13-15).
L’olio viene utilizzato come profumo. Nell’episodio della peccatrice che cosparge di profumo i piedi di Gesù. La donna usa un unguento molto prezioso. A quei tempi i riti di accoglienza potevano comportare l’uso di olio profumato di minor valore. È segno di bellezza per il corpo che viene profumato con l’olio e che con l’olio acquista una lucentezza tutta sua; è utile anche per l’abbronzatura. L’olio è segno di ricchezza e di possibilità economica. L’impiego dell’olio entra anche nell’uso sacrale.
Nell’elenco delle cose necessarie per il culto vengono citati due tipi di olio: quello per il candelabro e quello per l’unzione, profumato con aromi (Es 25,6). L’olio puro verrà utilizzato per la lampada della presenza per essere sicuri che non si carbonizzi facendo spegnere la lampada.
L’olio è un segno di gioia, sapendo che la vera gioia è frutto della giustizia e della rettitudine. Per questo i re venivano unti con olio di letizia perché camminassero nella giustizia e nella rettitudine. L’olio era anche simbolo della dolcezza e della felicità.
Tutte queste caratteristiche, tutti questi doni, sono segno di un certo tipo di presenza di Dio e di un certo tipo di fede nostra nei confronti di Dio.
L’olio è necessario per fare luce nella nostra fede spesso tenebrosa. La fiamma di una lampada ad olio è modesta, ma quando la lampada viene posta sul lucerniere, tutta la stanza ne viene illuminata. I discepoli non debbono rimanere nell’ombra: la luce che è in loro, che è in noi, è destinata a tutti. La luce della lampada è segno di missione universale: portare il lieto annuncio della Parola che illumina a tutti gli uomini.
Vedere, essere chiari, essere illuminati, è fonte di saggezza e via di libertà.
L’olio come elemento alimentare permette di vivere e di camminare; ci toglie dallo scoraggiamento e ci porta sulla via della vita facendoci vedere la via e dandoci la forza per camminarci sopra.
L’olio ci guarisce dalle nostre malattie, dalle conseguenze degli assalti del maligno, dalle ferite che ci procuriamo camminando nel nostro quotidiano così spigoloso e pericoloso.
L’olio diventa segno di accoglienza profumata per l’ospite, diventa profumo che invita le persone ad avvicinarsi a noi.
L’olio come segno di consacrazione di re e di sacerdoti, dei nostri battezzandi e dei nostri cresimandi. Di quanta saggezza e rettitudine necessitano i governanti e i sacerdoti. Dovremmo chiedere continuamente ogni giorno la loro benedizione non tanto perché loro se lo meritano di più, quanto invece perché se loro sono saggi e retti tutti ne hanno beneficio.
Siamo tutti in viaggio verso lo Sposo, nostro compimento ultimo, sia che lo si sappia (vergini sagge), o meno (vergini stolte) e tutti con le nostre grosse lampade, le nostre vite, le nostre storie, alcune inzuppate d’amore, altre meno, alcune per nulla.
Scquizzato
L’olio della consapevolezza non si può prestare, non si può riversare da una vita a un’altra. La consapevolezza è frutto di lavoro interiore che nessuno può compiere al posto nostro. I nostri occhi non possono essere accesi dall’esterno. Occorre abitare interamente la propria notte fino alla fioritura di quella chiamata sponsale, di quella integrazione tra interno ed esterno.
Anonimo
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Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
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Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
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