Matteo 5, 13-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
L’invito ad essere sale e luce è chiaro. Ma ciò che significa essere luce e sale, questo è bene tentare di scoprirlo insieme.
Essere sale non è innanzitutto compiere un’azione ma essere appunto qualcosa, qualcuno. Non siamo sale perché compiamo un’azione, ma, essendo sale, noi possiamo compiere delle azioni sensate.
Ma il sale e il sensato non è secondo il mondo, ma secondo Dio. Il mondo segue la sensatezza delle regole del mercato, il grande idolo del nostro tempo.
L’uomo sensato secondo Dio non può essere schiavo di queste regole, non le ritiene dio, non le rispetta con reverenzialità. Norme secondo il mondo, norme fatte da chi è potente e dunque norme fatte per difendere i diritti dei potenti, non certo quelli dei poveri. Dei potenti che, a loro volta, schiavi di tali norme, pensano di essere dei, onnipotenti. Mentre invece sono solo dei poveri schiavi anche loro con l’illusione di essere qualcuno solo perché hanno un po’, o troppi, di soldi.
La sapienza secondo Dio è una sapienza liberatoria e liberante. È basata innanzitutto sulla condivisione di quello che siamo e abbiamo. Sapienza secondo Dio ci richiama al senso del digiuno che è “dividere il pane con l’affamato”. Digiuno dunque dalla centralità del mio io nelle mie scelte, per potere essere persona di peso e non schiavetto pagato a peso d’oro.
La sapienza secondo Dio, che è essere discepoli che sono sale e hanno sapore, è “introdurre in casa i miseri”. Quelli che poi ne approfittano. Se li vuoi, portali a casa. La risposta del discepolo, della chiesa, è proprio quella di portarli a casa propria sapendo che anche lo stato Italiano è casa propria. Lo stato Italiano non è casa di colui che ha rubato fino all’altro ieri non pagando le tasse e oggi si sente defraudato perché ne deve pagare troppe, dimenticandosi degli arretrati.
La risposta di colui che è sale secondo Dio non può mai essere una chiusura al fratello. A me discepolo interessano i senza tetto, interessano coloro che sono nudi e non hanno di che vestirsi “senza trascurare i tuoi parenti”, il profeta Isaia al riguardo è chiaro.
Saremo luce se non ci chiuderemo. Saremo luce se non cercheremo sempre e solo i nostri interessi, interessi da schiavi. Interessi dove diventiamo matti a volere sistemare il nostro futuro e ci dimentichiamo di vivere l’oggi, senza radici nel passato e con il futuro che ci sfugge sempre più dalle mani. Quel futuro assicurato che diventa mancanza di speranza.
Siamo sale nella sapienza dell’oggi, non nell’insipienza di sicurezze fasulle.
Allora saremo luce perché non saremo seguaci dell’oppressione. Non vorremmo più seguire la via dello sfruttamento dei più poveri. Ormai è chiaro: a livello mondiale si ha sempre più bisogno di popoli sfruttati e da sfruttare per avere dei popoli potenti. È sempre stato così ma al giorno d’oggi lo è ancor più.
Essere sale significa rifiutare questa logica umana che è sempre più disumana. Fino a che ho bisogno di puntare il dito contro qualcuno e di parlare in modo empio, non potrò essere sale, sarò chiamato ad essere sale ma non potrò insaporire nulla.
Se il mio cuore non sarà aperto all’affamato, a colui che fugge dalla guerra, il mio cuore si inaridirà, non darà più luce, sarà insipiente. Se non avrò più tempo per l’afflitto di cuore, non avrò nemmeno tempo per avere cura del mio di cuore. Un cuore sempre più duro, un cuore sempre più disumano e sempre meno cristiano.
Se avrò il coraggio di dare tempo all’afflitto di cuore “allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio”. Sole che buca le nuvole, raggio di sole che illumina, che scalda, che fa fiorire.
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