12 giugno 2019 Matteo 5, 17-19

da | Giu 12, 2019

Matteo 5, 17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.

In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Non chi dice Signore, Signore, entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre. Dato e non concesso che il Regno non è innanzitutto roba dell’al di là, ma cosa di oggi, la via è fare la volontà del Padre oggi perché possiamo essere oggi Regno di Dio, gente che camminando per strada annuncia la Buona Notizia. Se la volontà è volontà di un Padre non può essere altro, questa volontà, che il vivere da figli che apprendono dal Padre per “simpatia”, sentendo cioè nello stesso modo, di essere figli. Nessuno ce lo insegna, non c’è scuola teologica o catechismo che tenga: noi impariamo ad essere figli semplicemente perché dal Padre siamo portati sulla canna della bicicletta oppure a cavalcioni sulle spalle. Un padre che ha bisogno di ribadire che lui è padre e che il figlio gli deve rispetto e obbedienza ha già fallito come padre. Se poi usa le mani per stabilire e definire la sua paternità, allora è da compiangere più di tutti: così il padre si chiama fuori dal regno dei cieli, oggi prima ancora che domani.

            Possiamo discorrere all’infinito sull’importanza della legge per la nostra vita personale e sociale. Possiamo chiedere ai vari governi che si diano da fare per fare leggi giuste, anche questa è cosa buona. Ma non possiamo dimenticarci che la legge non ha mai educato nessuno, anzi la legge diventa motivo di trasgressione e di morte. Chi è onesto lo è con o senza legge. Chi onesto non è non lo diventa grazie alla legge, anzi con la legge capisce che deve farsi ancora più furbo per potere ad esempio evadere fiscalmente senza farsi beccare. La legge, normalmente, è fatta per gli onesti e i disonesti sono coloro che la conoscono meglio di tutti e la usano per menare per il naso chi la legge la deve fare applicare. Se poi ci aspettiamo che la legge diventi educativa per i nostri ragazzi e i nostri giovani: apriti cielo, non ci salviamo più. Una società adolescenziale come la nostra reagisce con il contestare la legge non in teoria ma in pratica e l’unico contatto che possono avere con la legge è con la polizia che non è mai educativa, non è il suo compito, ma è punitiva. Risultato: ciò che è importante è evadere senza farsi beccare, non non evadere.

            Ritornando a noi credo sia essenziale cogliere la funzione di Gesù per noi: liberarci dalla schiavitù della legge che non ha mai salvato nessuno. La legge, per bene che vada, ti dice cosa può essere buono, ma non darà mai vita, al massimo dona schiavitù. La legge non salva, solo Colui che porta a compimento salva!

La legge condanna, per questo passiamo del tempo da avvocati e commercialisti perché ci tolgano dalle spire della legge. Continuiamo a pensare che la vita democratica debba essere guidata da leggi giuste, cosa buona e giusta, ma ci dimentichiamo che le leggi per quanto giuste non donano mai giustizia, non ci donano vita. Gesù, che desidera che noi entriamo nel Regno di Dio, è venuto a liberarci dalla condanna della legge.

Liberazione dalla legge non per potere fare della nostra vita una trasgressione continua, quanto invece un atto di amore continuo che trae la sua origine da Gesù che porta a compimento donando la sua vita per noi suoi amici. Il suo compimento è il seguente: di sicuro noi la legge la trasgrediamo, mettiamoci il cuore in pace. Lui vuole salvarci togliendoci dalla schiavitù in cui la legge ci getta grazie alla condanna oppure grazie ai cavilli legali che ci permettano di salvare la faccia e a volte non solo quella. La salvezza da tale schiavitù si chiama semplicemente perdono come unica via rigenerante che ci salva dal fariseismo di cui si è impossessata la politica dove chi è con me è bravo e chi non è con me è malvagio; perdono come unica via rigenerante che ci salva dalla mera condanna senza via di uscita, senza via di scampo.

La trasgressione della legge è la cosa più naturale che ci troviamo a vivere. Il non cedere alla schiavitù della condanna ma vivere il dono del perdono, è sapienza divina nella quale siamo chiamati a rispecchiarci e a vivere. Gesù porta a compimento la legge perché la riempie di vita e di amore, di perdono e di sapienza del Padre. Tale riempimento è cosa che colgono non i detrattori della legge o del Regno, quanto invece i piccoli che sanno cogliere la bellezza della vita del Padre per noi.

Non è vero che si impara ad essere madre e padre andando a dei corsi per loro proposti. Si impara ad essere padre e madre semplicemente perché si cerca ciò che è bene, buono e bello, riempiendo il tutto con quell’amore di cui siamo così spesso deficitari. Centrale nella vita non sono i codici ma la capacità di amare che è incarnata nel cogliere l’essenziale per l’umanità di tale movimento così spesso dileggiato e così spesso trascurato. Non impariamo ad amare e non ci insegnano e non insegniamo ad amare. Per bene che vada diventiamo dei macrocefali o gente col ditino informatico enorme, ma con un micro cardio da urlo e da disperazione.

La chiamata di Gesù al compimento della Legge è chiamata a essere rigenerati dall’alto, ad essere gente dal cuore nuovo, ad accogliere il cuore del Padre nel Figlio. Chi è figlio vive da fratello non grazie alla Legge, ma grazie all’affetto e all’amore. Quell’amore che è compimento di tutta la legge perché dà quella vita che la legge non darà mai. Frutto della legge è il peccato e la morte, ci dice san Paolo. Non possiamo confondere i segnali stradali con la bellezza del camminare sulla strada e del percorrere una via perché vitale e umana.

La legge dice dove si sbaglia e dove si muore, per bene che vada, ma non potrà mia donare vita: l’amore dà la vita e non va contro la vita, non la legge.

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

21 luglio 2019 Luca 10, 38-42

da Giovanni Nicoli


Essere Maria e non Marta è iniziare la mia giornata accogliendo l’amore del Samaritano.

20 luglio 2019 Matteo 12, 14-21

da Giovanni Nicoli


Siamo al vertice del fallimento di Gesù nella sua presenza su questa terra. Entrando nella sua presenza fallimentare incontriamo un suo modo di viverla...

19 luglio 2019 Matteo 12, 1-8

da Giovanni Nicoli


L’idolatria, che è la principale malattia di ogni religione, sia essa di stato oppure no, ci porta ad essere gente dei sacrifici anziché gente...
Share This