Matteo 5, 17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.

Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

Distinguiamo la Legge di Dio dalla legge degli uomini. La legge degli uomini è finalizzata alla condanna degli uni e alla incensazione degli altri. La legge degli uomini è punitiva. Quando noi applichiamo alla Legge di Dio l’uso che noi abitualmente facciamo della legge degli uomini, noi uccidiamo la Legge e la rendiamo un mero strumento punitivo tradendo Dio.

La Legge di Dio è buona, invitandoci a compiere ciò che fa crescere la vita e vietando ciò che la diminuisce. Ma la Legge non ha mai salvato nessuno né mai salverà nessuno.

Spesso a noi capita di ritenere male ciò che è bene e bene ciò che è male. Tutte le nostre discussioni su leggi varie, su richiami di fede, su ciò che ognuno pensa – e normalmente pensa di essere dio – dimostrano quanto sia ingannevole per noi la distinzione fra bene e male. Al giorno d’oggi, poi, che si dice che una cosa vale l’altra, rende ancora più difficile cogliere e scegliere il bene. Quando poi al fondo della nostra morale ci imbattiamo sempre in interessi che poco hanno a che fare con la bontà dell’esistenza dell’essere umano, la cosa si complica ulteriormente.

La Legge in sé è buona per quanto riguarda le trasgressioni, ci dice Paolo. Ma ci dice anche, lo stesso Paolo, che la Legge, in ultima analisi, serve a stuzzicare l’appetito del peccato – la bellezza dell’andare a rubare le ciliegie – e a fare uscire il veleno che c’è in noi.

La Legge, continua Paolo, è posta a tutela della vita, ma non fa che causare peccato e dare morte, non vita.

Gesù che è venuto a dare compimento alla Legge, vuole liberarci dalla schiavitù di cui la Legge stessa è causa. Gesù vuole liberarci dalla schiavitù della Legge non abolendola: abolire la Legge servirebbe solo a stravolgere il bene e il male. Gesù ci vuole liberare dalla schiavitù della Legge compiendola.

Dietro la Legge che vieta ciò che sa di morte, c’è il Signore che dà la vita e risuscita da morte. Il compimento sta nel fatto che dietro la parola che condanna, cosa legalmente umana, c’è il Padre che perdona il trasgressore.

Non si chiama bene ciò che è male, ma non si usa il male per condannare – come spesso avviene anche tramite il sacramento della Riconciliazione troppo spesso usato in modo pruriginoso da preti insoddisfatti e labili – ma il male diventa il luogo della pace del perdono. Nel male e nel perdono incontriamo il cuore di Dio.

Ad avvalorare questo cammino del cristiano ci imbattiamo in Cristo, colui che vive l’amore e vive di amore. Cristo la cui giustizia non è quella degli scribi e dei farisei, dei preti moralisti e giudicanti con atteggiamento da polizia giudiziaria: è quella, invece, eccessiva del Figlio che fa entrare nel Regno, secondo la volontà del Padre.

E il compimento è sul legno della Croce dove Gesù tratta il male sconfiggendo la morte, non la persona umana che viene salvata.

La Chiesa non è chiamata ad annunciare la Legge, nemmeno i dieci comandamenti che pur hanno una loro valenza. La Chiesa è chiamata ad annunciare il vangelo, la buona notizia della “giustizia eccessiva” del Figlio che ama come il Padre.

L’annuncio è questo: unica via per compiere la Legge è quella di amare e di lasciarsi amare. Chi ama compie liberamente tutto, o almeno tende a compiere liberamente tutto. Non in forza della Legge, che forza non ha, ma in forza dell’amore che mai dimentica il dono della Libertà da parte di Dio, che è uno dei doni più importanti di Dio, più importante di ogni legge morale. La morale e la legge senza libertà sono gesti vuoti e anti cristiani. Solo la libertà infatti apre la via all’amore, la costrizione inaridisce i cuori rendendoli incapaci di amore vero, capaci solo di amore che sa troppo di meretricio.

La legge non è contraria all’amore, ma è uno strumento per crescere nell’arte di amare. Certo, a noi la scelta di interpretarla come vogliamo, a noi l’opportunità, cioè, di coglierla nella sua potenzialità di crescita e di vita.

Dehoniani

Se il Signore fosse solo adempimento delle antiche profezie, sarebbe termine e chiusura. Ma poiché è Egli stesso adempimento profetico è sempre di nuovo inizio e novità.

Adrienne von Speyr

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