In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».
I nostri atteggiamenti nei confronti della legge, sono il più delle volte ambigui.
Capita, infatti, di assumere un atteggiamento di profonda attenzione alla legge. Vorremmo seguirla totalmente, fino in fondo. Ci sforziamo di farlo. Naturalmente riusciamo fino ad un certo punto. Se non siamo più che attenti, cominciamo ad illuderci di essere perfetti, di seguire in toto la legge. A quel punto diventiamo persone che pensano di fare il bene, mentre in realtà si illudono di farlo o per lo meno di farlo fino in fondo.
Se siamo onesti, ci accorgiamo che non riusciamo a compiere tutto quello che la legge ci chiede. A quel punto, il più delle volte, noi cominciamo a dire che non tutto ciò che la legge afferma è buono. Tante delle cose che vengono dette, sono cose inutili, o impossibili, oppure ancora fisime di chi le ha scritte e trasmesse. Affermiamo che i tempi sono cambiati e che certi “iota”, non vale la pena di osservarli.
Capita anche che noi svalutiamo la legge ancora prima di cominciare a metterci in relazione con lei. Ciò che è giusto, è quello che ho in testa io. Quello che mi salta in mente, io faccio e stop. Il resto sono solo tentativi per incapsularci e per obbligarci a compiere ciò che non è bene compiere. La legge è solo uno strumento di oppressione che ci vuole obbligare ad entrare nei ranghi.
La legge è un dono. Un dono che ci aiuta a comprendere ciò che è bene e ciò che è male. Mi accorgo ogni giorno di più, che l’inganno di quello che pensiamo è sempre più presente. Pensiamo che una cosa sia buona, ci accorgiamo troppo tardi che non lo è. Ci vorremmo muovere con buona intenzione, ma troppo spesso andiamo a cercare ciò che noi speriamo la realtà dovrebbe essere. Il più delle volte quello che pensiamo non coincide con la realtà. Crediamo che la realtà si adegui a noi, ma ciò non è vero.
Quando la realtà si incarica di mostrarci che il nostro concetto di bene non è così vero, noi reagiamo o continuando ad illuderci che quello che pensiamo sia vero, che abbiamo ragione noi; oppure ci abbattiamo di fronte ad uno smacco che riteniamo fallimento; difficilmente vediamo lo smacco come correzione di rotta.
Essere saggi, credo voglia dire: avere il coraggio di vedere fino a che punto noi siamo nel vivere la legge, ribadisco vivere la legge, e vedere la legge tutta come orizzonte dentro il quale muoverci. La legge ci indica la via, non ci dà la forza per camminare su questa via. La legge ci indica il bene e il male, riuscire a viverlo è un altro paio di maniche.
Dobbiamo allora essere saggi e realisti cercando di cogliere ciò che è bene e ciò che è male. Ma questo non è ancora sufficiente. È necessario che noi vediamo ciò che noi, con la nostra maturità, riusciamo veramente a capire e ad amare, riusciamo cioè a vivere e a concretizzare. È ancora necessario che noi scorgiamo ciò che non è alla nostra portata e lo vediamo nella sua verità; una verità che mi dice che è cosa buona quella, ma non lo è ancora per me. Se mi mettessi a tentare di fare quello che è troppo lontano da me, prima o poi ricadrei o nell’illusione farisaica del pensare che io faccio tutto bene, oppure abbandonerei la lotta sconsolato. È un punto verso cui camminare, ma non lo è per me!
La legge, è qualcosa di terribile. Ci indica quello che dovremmo fare, ma la gestione della stessa è cosa che scotta. La legge infatti rischia sempre di stritolarci volendo obbligarci ad essa. È importante cercare di interiorizzare la legge, anziché cercare di seguirla. Se noi interiorizziamo la legge, possiamo divenire capaci di seguirla e di amarla.
Se noi rincorriamo la legge, rischiamo di rimanere senza fiato e di rimanere schiacciati dai suoi ingranaggi che sono diabolici. Dice Paolo: il frutto della legge è il peccato e la morte; il frutto dello Spirito è la vita.
Cercare di interiorizzare significa entrare in una dinamica che è la dinamica dello Spirito, che non svaluta la legge ma, nell’interiorizzazione, ci mette nella dimensione di viverla e di viverla fino in fondo secondo le nostre possibilità. È l’obolo della vedova la totalità della legge, perché era tutto quello che la vedova possedeva. Non è la grandezza delle ricchezze gettate nel tesoro del tempio dai ricconi. Ricchezze che erano solo il superfluo.
Non importa quanto riusciamo a seguire della legge, l’importante che noi seguiamo tutta la legge che ci è data di amare e di comprendere.
E le parole fanno l’uomo, gli stanno davanti, lo guidano oppure lo smarriscono.
Erri De Luca
Chi si arresterà alla Legge sarà come quel bambino che, innamorato delle istruzioni d’uso di montaggio di un giocattolo, si scorderà di prendere in mano il giocattolo e continuerà a contemplare le istruzioni.
Marco Pozza
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19 Aprile 2025 Sabato Santo
“… Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso: ci siamo propriamente accorti che questa frase è presa quasi alla lettera dalla tradizione cristiana e che noi spesso nelle nostre viae crucis abbiamo ripetuto qualcosa di simile senza accorgerci della gravità tremenda di quanto dicevamo? Noi lo abbiamo ucciso, rinchiudendolo nel guscio stantio dei pensieri abitudinari, esiliandolo in una forma di pietà senza contenuto di realtà e perduta nel giro di frasi fatte o di preziosità archeologiche; noi lo abbiamo ucciso attraverso l’ambiguità della nostra vita che ha steso un velo di oscurità anche su di lui: infatti che cosa avrebbe potuto rendere più problematico in questo mondo Dio se non la problematicità della fede e dell’amore dei suoi credenti?
L’oscurità divina di questo giorno, di questo secolo che diventa in misura sempre maggiore un Sabato santo, parla alla nostra coscienza. Anche noi abbiamo a che fare con essa. Ma nonostante tutto essa ha in sé qualcosa di consolante. La morte di Dio in Gesù Cristo è nello stesso tempo espressione della sua radicale solidarietà con noi. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. E ancora una cosa: solo attraverso il fallimento del Venerdì santo, solo attraverso il silenzio di morte del Sabato santo, i discepoli poterono essere portati alla comprensione di ciò che era veramente Gesù e di ciò che il suo messaggio stava a significare in realtà. Dio doveva morire per essi perché potesse realmente vivere in essi. L’immagine che si erano formata di Dio, nella quale avevano tentato di costringerlo, doveva essere distrutta perché essi attraverso le macerie della casa diroccata potessero vedere il cielo, lui stesso, che rimane sempre l’infinitamente più grande. Noi abbiamo bisogno del silenzio di Dio per sperimentare nuovamente l’abisso della sua grandezza e l’abisso del nostro nulla che verrebbe a spalancarsi se non ci fosse lui….”.
da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger
18 Aprile 2025 Giovanni 18, 1-19, 42
L’atto di fede nasce dalla croce:
No, credere a Pasqua non è giusta fede:
troppo bello sei a Pasqua!
Fede vera è al venerdì santo
quando Tu non c’eri lassù!
Quando non un’eco risponde
al tuo alto grido.
D. M. Turoldo
17 Aprile 2025 Giovanni 13, 1-15
Nella bacinella dell’ultima cena c’è l’acqua della creazione in cui l’opera di messa in ordine dello Spirito continua ad aleggiare fino a noi, si ritira l’acqua del diluvio per fare spazio a un’umanità nuova, si apre l’acqua del Mar Rosso per mostrare la strada che porta alla terra della libertà, scorre l’acqua del Giordano in cui Cristo si fa solidale con ogni donna e ogni uomo di ogni tempo, sgorga l’acqua dal costato del crocifisso fonte inesauribile di consolazione per tutti quelli che hanno sete di Vita.
P. Lanza
Giovanni Nicoli | 14 Giugno 2023