Matteo 5, 27-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.

Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio».

La Parola di Dio è a volte un sussurro di una brezza leggera, un sussurro silenzioso che sussurra al nostro cuore. Altre volte si presenta come le trombe davanti a Gerico che, unite al grido di guerra degli Israeliti, fa cadere le mura.

Figura bella l’una, figura che ci scandalizza la seconda. Ma entrambe, nella nostra esperienza di vita, sono realtà che toccano il nostro esistere.

Il luogo, comunque, dove questo sussurro silenzioso di brezza leggera, può essere ascoltato, è il cuore. Come il cuore è l’oggetto del campo di battaglia che si scatena contro le mura della nostra intima Gerico, dove ci ritroviamo ciechi come Bartimeo.

È scendendo verso Gerico che l’uomo viene assalito dai briganti e lasciato mezzo morto sul ciglio della strada; ed è lì che scopriamo il volto del Buon Samaritano, il volto vero del nostro Dio.

Credo che ciò che scandalizza la nostra vita; che crea impedimento alla vita stessa nel suo crescere, abbia bisogno di un sussurro leggero e silenzioso del suono di una tromba. Il sussurro leggero e silenzioso è necessario perché il nostro cuore è comunque luogo di interiorità e luogo di delicatezza. Il nostro cuore deve essere convinto ed è ascoltando questo sussurro, che l’Innamorato dell’umanità dice a noi, che noi possiamo lasciarci innamorare di Lui e, quindi, convertirci.

Al giorno d’oggi cosa vuoi mai parlare di adulterio e di divorzio: il cuore dell’uomo non lo capisce e non lo capirà. A meno che! A meno che Dio sussurri al suo cuore e lo faccia innamorare di Lui. A meno che avvenga il miracolo del richiamo dell’amore dove Dio parla al nostro cuore.

Così parla Osea (2, 16 ss.) a nome del Signore, a sua moglie prostituta simbolo del popolo di Israele:

Perciò, ecco, io la sedurrò,

la condurrò nel deserto

e parlerò al suo cuore.

Le renderò le sue vigne

e trasformerò la valle di Acor

in porta di speranza.

Là mi risponderà

come nei giorni della sua giovinezza,

come quando uscì dal paese d’Egitto.

E avverrà, in quel giorno

– oracolo del Signore –

mi chiamerai: “Marito mio”,

e non mi chiamerai più: “Baal, mio padrone”.

Le toglierò dalla bocca

i nomi dei Baal

e non saranno più chiamati per nome.

In quel tempo farò per loro un’alleanza

con gli animali selvatici

e gli uccelli del cielo

e i rettili del suolo;

arco e spada e guerra

eliminerò dal paese,

e li farò riposare tranquilli.

Ti farò mia sposa per sempre,

ti farò mia sposa

nella giustizia e nel diritto,

nell’amore e nella benevolenza,

ti farò mia sposa nella fedeltà

e tu conoscerai il Signore.

E avverrà, in quel giorno

– oracolo del Signore –

io risponderò al cielo

ed esso risponderà alla terra;

la terra risponderà al grano,

al vino nuovo e all’olio

e questi risponderanno a Izreèl.

Io li seminerò di nuovo per me nel paese

e amerò Non-amata,

e a Non-popolo-mio dirò: “Popolo mio”,

ed egli mi dirà: “Dio mio””.

È il sussurro dell’amore di Dio che convince il nostro cuore, è il suo sussurro silenzioso, che sa attendere, che ci riporta alla vita, che ci fa spalancare gli occhi, che ricrea un desiderio nuovo in noi.

Alle volte è necessario che suonino le trombe del giudizio perché una vita possa risorgere e le mura che usiamo per difendere le nostre abitudini possano crollare davanti a noi. A quel punto entrando in Gerico dove tutto è votato allo sterminio, dove nulla e nessuno deve sopravvivere, chi sopravvivrà? Solo Raab la prostituta che si unirà al popolo di Israele e diverrà antenata del Signore Gesù stesso, essendo antenata del re Davide. È con lei, unica sopravvissuta della città di Gerico, che il Signore Dio genererà il Salvatore.

Tagliare una mano, sì a volte è necessario. Cavare l’occhio, pure. Ma è soprattutto necessario che noi ascoltiamo quel sussurro leggero e silenzioso che Dio soffia nel nostro cuore con Gesù Parola, quel soffio che è lo Spirito creatore e ricreatore, quel soffio che ci libera dalla compiacenza di compiere atti belli ma vuoti di amore e rilancia in noi, ogni mattino, la bellezza dell’amore di Dio. In questa rigenerazione, allora sì, c’è posto anche per la salvezza di noi prostituti; noi novelli Raab siamo chiamati a generare il Salvatore nella nostra vita e nella vita dei nostri fratelli.

Così la potenza del Padre entra in noi rimettendoci in cammino, rafforzando le nostre gambe fiacche e ravvivando le nostre braccia che abbiamo lasciati cadere. La potenza delicata del Padre penetra nel nostro cuore ravvivando la luce della sua presenza e della sua vita.

Lasciamo che il Signore rimetta in cammino la nostra esistenza. Liberiamoci dai comandamenti negativi, che comandano cosa non dobbiamo fare, che ci parlano di un Dio che vieta. Lasciamoci invece abitare dal nostro Dio che non vieta, ma ci chiama a libertà; che non ci minaccia ma sussurra al nostro orecchio: “Vieni, vieni amico mio, vieni amica mia”.

 

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19 Marzo 2026 Matteo 1, 16.18-21.24a

Colui che genera un figlio non è ancora un padre;

un padre è colui che genera un figlio e se ne rende degno.

F. Dostoevskij

E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge.

Papa Francesco

18 Marzo 2026 Giovanni 5, 17-30

Se noi come Gesù, con Gesù, attraverso Gesù,

viviamo una relazione intima con Dio,

non saremo timidi davanti alla vita,

ma coraggiosi e creativi tanto da diventare

a nostra volta strumenti di consolazione e di misericordia.

M.D. Semeraro

Chi ama sa bene che ciò che rende felici è poter fare ciò che dà gioia a chi si ama.

Dio fa così con noi, ma la reciprocità non è mai scontata. Sovente noi disertiamo questo scambio. Eppure Egli rimane fedele al Suo amore per noi fino all’estreme conseguenze, anche se non solo lo rifiutiamo ma anche quando lo mettiamo in Croce. Non so se abbiamo chiaro quanto siamo amati alla follia da Dio.

L. M. Epicoco

17 Marzo 2026 Giovanni 5, 1-16

Invano il paralitico cerca di scendere nella piscina di Betzatà ,ossia in un luogo affollato in cui tutti tentano di ottenere un miracolo in grado di liberarli automaticamente dalla sofferenza. Ma, ora come allora, non vi sono fabbriche della guarigione, la quale resta artigianale, maieutica, un vis-à-vis tra Guaritore e ferito. La vera piscina è un’altra, è ascoltare e lasciarsi sommergere da una Voce che ci chiede di abbandonare la nostra staticità, ci chiede di rinunciare a quelle resistenze che rinforzano quel ‘lettuccio’ in cui siamo precipitati.

E. Avveduto

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