Matteo 5, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».
Essere nella verità, è uno degli assunti essenziale della sequela di Gesù Cristo. Essere nella verità richiede di essere persone che dicono la verità innanzitutto a se stessi, poi anche agli altri.
Dire la verità non significa essere nudi davanti agli altri, significa dire quanto noi abbiamo capito ed è patrimonio del nostro essere. Dire la verità significa essere verità. Al di là di ogni moralismo, essere verità è essere quello che siamo e non quello che dovremmo essere. Dire la verità ci espone agli altri, per questo è importante che noi siamo innanzitutto verità e che noi ci esponiamo agli altri per quello che siamo e non per quello che non siamo.
Non giurare, è un invito a non dovere chiamare nessuno come giudice di quello che affermiamo. Essere verità significa manifestare quello che siamo senza bisogno di giurare. Il bisogno di giurare normalmente ha in sé una caratteristica di non chiarezza. Se giuri e dici il falso sei condannabile. Non giurare e dì la verità.
Dire la verità non secondo la legge italiana o americana o irakena, ma secondo il vangelo.
Se io dicessi la verità secondo la legge americana per condannare a morte una persona, io sarei chiaramente contro il vangelo. Non si può dire la verità nei casi in cui i potenti o le leggi inique degli stati, sono utilizzate per fare violenza o per uccidere o per perpetrare una ingiustizia.
Non possiamo essere degli ingenui e non comprendere che coloro che ci stanno davanti non sono tutti stinchi di santo e utilizzeranno senz’altro quello che diciamo per il bene dell’altro. La verità va detta secondo il vangelo. Se quello che dico permette di vivere e di concretizzare il vangelo, questa verità la posso comunicare a tutti. Se quello che dico viene utilizzato contro il vangelo, cioè contro un mio fratello povero e debole, non posso consegnare in mano a degli aguzzini qualcosa di bello che viene utilizzato in modo perverso. Non gettate le perle ai porci, ci richiama Gesù, e io credo che questo sia uno dei casi in cui sarebbe un gettare le perle ai porci.
So che quello che sto dicendo corre sul filo del rasoio della falsità e dell’uso della stessa per i propri scopi. Ma così è e ripeto: solo se è a servizio del vangelo, cioè del bene dell’altro, la verità va comunicata. Se è contro il vangelo, cioè il prossimo, noi abbiamo il dovere di smascherare la falsità di colui che vorrebbe utilizzare la nostra verità contro il fratello.
Dobbiamo essere molto retti e onesti con noi stessi per fare questo; è una cosa molto difficile per non cadere nel tranello della falsità; ma questa è la Via.
Non giurare ma essere verità, con tutti i limiti che ci portiamo dietro!
Ancora il vangelo ci dice: il vostro parlare sia sì sì, no no!
È un atteggiamento importante e bello essere persone non che hanno in mano la verità, ma che dicono la verità. Dire quello che si pensa, dire quello che si crede, dire quello che si ama.
Questo tante volte è confuso con uno spontaneismo dove uno dice tutto quello che gli passa per la mente non accorgendosi della differenza che c’è di situazione, di persone e che non tutto si può dire a tutti. In altri termini questo spontaneismo, travestito di verità, è una profonda mancanza di pudore che crea un sacco di guai, che non tutela la persona, che diventa violenza nei confronti degli altri, che non lascia liberi e dalla quale normalmente le persone non gallinesche rifuggono!!!
Essere veri non significa dire tutto ma non dire falsità e tacere ciò che non è prudente, dire sapendo che quello che dico può fare solo male. Questa prudenza va a braccetto col pudore, una prudenza vera che non va d’accordo con la spudoratezza.
Così riuscire ad essere veri fra marito e moglie, così nel rapporto fra genitori e figli, fra amici, nelle relazioni quotidiane.
Io credo che l’invito alla sincerità sia un’occasione profonda di crescita e di comunicazione nella verità. E questo richieda anche un’apertura ad accogliere quello che l’altro mi dice e mi comunica.
Nell’epoca della post-verità nella quale viviamo, le parole sono fluide, scivolose, spesso lanciate invece che offerte, e non ci trasmettono la verità, ma pensieri confusi, smarriti, ambigui, forse perché nascono dalla paura di entrare dentro di noi e nel silenzio trovarne il succo.
Vitali
Dire la verità significa essere verità. Essere verità è essere quello che siamo e non quello che dovremmo essere. Dire la verità ci espone agli altri, per questo è importante che noi siamo innanzitutto verità e che noi ci esponiamo agli altri per quello che siamo e non per quello che non siamo.
PG
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
28 Giugno 2025 Matteo 8, 5-17
Gesù guarisce il nostro corpo dalla morte
e guarisce il nostro spirito dalla paura della morte.
Quindi possiamo diventare uomini nuovi che hanno i piedi che vanno,
orecchi che ascoltano la sua Parola, occhi che lo vedono,
bocca che lo proclamano, mani che lo toccano.
Quindi veniamo guariti per entrare in comunione con lui.
S. Fausti
27 Giugno 2025 Luca 15, 3-7
Da che cosa nasce la felicità di Dio? Da un innamoramento, come in un perenne Cantico dei Cantici. Dio è l’Amata che gira di notte nella città e a tutti chiede una sola cosa: «avete visto l’amato del mio cuore?». Sono io l’amato perduto. Dio è in cerca di me. Se lo capisco, invece di fuggire correrò verso di lui.
E. Ronchi
Il Dio di Gesù, che è Padre, si muove lungo tutte le periferie umane per ricomporre in unità le fratture esistenziali, guarire ciò che chiede attenzione e cura, nutrire la fame, vestire la nudità pronto a perdonare anche l’imperdonabile.
P. Lanza
26 Giugno 2025 Matteo 7, 21-29
Io sono là dove è sempre stato l’uomo,
viaggiatore vincente del suo dolore
nel teatro dove non recita ma vive le parole.
Io sono là e niente mi confonderà,
niente mi perderà.
Roberto Vecchioni
Non chi dice ma chi fa.
Non chi parla ma chi agisce.
Non chi analizza ma chi ci prova.
Il regno dei cieli è quindi di chi ci prova.
L.M. Epicoco
Giovanni Nicoli | 15 Giugno 2024