14 Giugno 2025 Matteo 5, 33-37

Giovanni Nicoli | 14 Giugno 2025

Matteo 5, 33-37

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».

La parola può far vivere, la parola può uccidere. Una parola bene detta, al momento opportuno può ridonare speranza ad un cuore affranto, può essere parola benedetta. Una parola detta al momento opportuno può gettare nella disperazione una persona.

Parlare, parlare al momento opportuno, parlare dicendo cose sensate e cose corrette, è una scelta quotidiana, è una scelta che coinvolge tutta la nostra esistenza. E ci spinge, ci spinge ad essere sempre più veri.

Troppe parole noi sprechiamo, troppe parole, allo stesso tempo, noi non diciamo. Sprechiamo parole spacciandole per verità continuamente. Ascoltiamo parole spacciate per verità ogni momento della nostra giornata. Per i nostri vecchi se l’ha detto la TV è la bocca della verità: è certamente cosa vera. Per i nativi dell’era telematica, se l’ha trovato sul computer o in facebook o non so in quale altra diavoleria, allora è tutto vero. E le persone vengono abbindolate, e le persone perdono il loro fondo di verità.

Lo so che il problema non sono gli strumenti, i media in sé, anche se hanno la loro parte di colpa. Sappiamo che fondamentalmente un cuore vivo e forte riesce a gestire i media e non a farsi gestire dagli stessi. Ma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che molta popolazione mondiale è in una situazione di immaturità riguardo alla capacità di gestire, anziché farsi gestire, i media stessi.

È come se noi avessimo in mano una bella Ferrari. Quanti saprebbero gestirla e guidarla con giudizio senza far del male a se stessi e agli altri? La cosa più facile nel guidare, lo sappiamo, è accelerare; la cosa più difficile è frenare, frenare per tempo. Ma se gran parte della gente non sa fare questo, ed è vero, non possiamo chiudere gli occhi. Dalla Ferrari ci salviamo grazie ai prezzi non accessibili se non a pochi. Ma dai media di ogni genere no, perché sono accessibili alla gran parte della popolazione.

Capiamo dunque come è importante che la nostra parola non sia frutto né di giuramenti e neppure che si basi su chissà quanti chili di carta firmata e poi smentita. La nostra parola o è creatrice o è distruttrice. Non esiste parola neutra, come non esiste strumento innocuo e dipendente solo dal tipo di uso che se ne fa: questa è una bella balla che oramai ci è entrata in testa.

Se noi vogliamo che il nostro parlare sia “Sì sì, No no”, non possiamo non porre attenzione alla fonte di questo parlare, che è la nostra interiorità. Abbandoniamo le nostre preoccupazioni legate all’esteriorità, impegniamoci invece ogni giorno ad educare la nostra interiorità. È dal cuore che escono cose buone o cose cattive, è dal cuore che escono parole creatrici oppure parole distruttrici.

Fino a che il nostro agire è dipendente dall’agire degli altri, non saremo liberi. Non siamo delle isole, non possiamo non avere a che fare con gli altri. Ma una cosa è relazionarci con l’altro, altra è reagire a sentimenti negativi dell’altro con sentimenti altrettanto negativi, semplicemente perché lui ha fatto così.

È il tempo della redenzione, è il tempo della liberazione. È il tempo in cui siamo chiamati ad essere veri con noi stessi. È il tempo in cui siamo chiamati a riscoprire la bellezza di dire sì a ciò che vale dire sì; e di dire no a ciò che vale dire no.

È il tempo in cui la nostra parola, come il nostro silenzio; i nostri sì, come i nostri no, siano moti di creazione e di creatività per il nostro mondo. L’attenzione alla nostra interiorità basata sul fondamento della Parola di Dio, è il richiamo che arriva a noi oggi. È tempo di rinnovare il nostro desiderio di verità e di creatività, perché questo rende bella e viva la nostra vita.

La parola, come il silenzio, è luogo di impegno e di vita, non possiamo sprecarla in futili esercizi di chiacchiera. Chiacchiera utile a mettere il naso nell’intimità dell’altro; chiacchiera utile a demolire l’onorabilità dell’altro e chi più ne ha più ne metta. La parola di Dio come dell’uomo, è cosa sacra e come tale va trattata e vissuta.

Ascoltare la Parola e farla nostra, lasciare che educhi il nostro cuore, non ha bisogno di giuramenti. Semplicemente chiede un cuore accogliente e una mente sapiente.

La lingua, ci dice san Giacomo, è cosa piccola. Ma è come il timone di una nave: per quanto piccolo dirige tutta la nave o verso la navigazione o verso il naufragio.  A noi imparare ogni giorno a gestire la nostra esistenza con una parola saggia e buona che nasca da un cuore buono irrigato ogni giorno dalla Parola di Dio.

 Bisogna scegliere con cura le parole da non dire.

Alda Merini

 

Il nostro parlare dev’essere talmente vero da non aver bisogno di giuramenti.

Manicardi

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vibrare addosso.

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