Matteo 5, 33-37
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”; “No, no”; il di più viene dal Maligno».
La parola può far vivere, la parola può uccidere. Una parola bene detta, al momento opportuno può ridonare speranza ad un cuore affranto, può essere parola benedetta. Una parola detta al momento opportuno può gettare nella disperazione una persona.
Parlare, parlare al momento opportuno, parlare dicendo cose sensate e cose corrette, è una scelta quotidiana, è una scelta che coinvolge tutta la nostra esistenza. E ci spinge, ci spinge ad essere sempre più veri.
Troppe parole noi sprechiamo, troppe parole, allo stesso tempo, noi non diciamo. Sprechiamo parole spacciandole per verità continuamente. Ascoltiamo parole spacciate per verità ogni momento della nostra giornata. Per i nostri vecchi se l’ha detto la TV è la bocca della verità: è certamente cosa vera. Per i nativi dell’era telematica, se l’ha trovato sul computer o in facebook o non so in quale altra diavoleria, allora è tutto vero. E le persone vengono abbindolate, e le persone perdono il loro fondo di verità.
Lo so che il problema non sono gli strumenti, i media in sé, anche se hanno la loro parte di colpa. Sappiamo che fondamentalmente un cuore vivo e forte riesce a gestire i media e non a farsi gestire dagli stessi. Ma non possiamo chiudere gli occhi sul fatto che molta popolazione mondiale è in una situazione di immaturità riguardo alla capacità di gestire, anziché farsi gestire, i media stessi.
È come se noi avessimo in mano una bella Ferrari. Quanti saprebbero gestirla e guidarla con giudizio senza far del male a se stessi e agli altri? La cosa più facile nel guidare, lo sappiamo, è accelerare; la cosa più difficile è frenare, frenare per tempo. Ma se gran parte della gente non sa fare questo, ed è vero, non possiamo chiudere gli occhi. Dalla Ferrari ci salviamo grazie ai prezzi non accessibili se non a pochi. Ma dai media di ogni genere no, perché sono accessibili alla gran parte della popolazione.
Capiamo dunque come è importante che la nostra parola non sia frutto né di giuramenti e neppure che si basi su chissà quanti chili di carta firmata e poi smentita. La nostra parola o è creatrice o è distruttrice. Non esiste parola neutra, come non esiste strumento innocuo e dipendente solo dal tipo di uso che se ne fa: questa è una bella balla che oramai ci è entrata in testa.
Se noi vogliamo che il nostro parlare sia “Sì sì, No no”, non possiamo non porre attenzione alla fonte di questo parlare, che è la nostra interiorità. Abbandoniamo le nostre preoccupazioni legate all’esteriorità, impegniamoci invece ogni giorno ad educare la nostra interiorità. È dal cuore che escono cose buone o cose cattive, è dal cuore che escono parole creatrici oppure parole distruttrici.
Fino a che il nostro agire è dipendente dall’agire degli altri, non saremo liberi. Non siamo delle isole, non possiamo non avere a che fare con gli altri. Ma una cosa è relazionarci con l’altro, altra è reagire a sentimenti negativi dell’altro con sentimenti altrettanto negativi, semplicemente perché lui ha fatto così.
È il tempo della redenzione, è il tempo della liberazione. È il tempo in cui siamo chiamati ad essere veri con noi stessi. È il tempo in cui siamo chiamati a riscoprire la bellezza di dire sì a ciò che vale dire sì; e di dire no a ciò che vale dire no.
È il tempo in cui la nostra parola, come il nostro silenzio; i nostri sì, come i nostri no, siano moti di creazione e di creatività per il nostro mondo. L’attenzione alla nostra interiorità basata sul fondamento della Parola di Dio, è il richiamo che arriva a noi oggi. È tempo di rinnovare il nostro desiderio di verità e di creatività, perché questo rende bella e viva la nostra vita.
La parola, come il silenzio, è luogo di impegno e di vita, non possiamo sprecarla in futili esercizi di chiacchiera. Chiacchiera utile a mettere il naso nell’intimità dell’altro; chiacchiera utile a demolire l’onorabilità dell’altro e chi più ne ha più ne metta. La parola di Dio come dell’uomo, è cosa sacra e come tale va trattata e vissuta.
Ascoltare la Parola e farla nostra, lasciare che educhi il nostro cuore, non ha bisogno di giuramenti. Semplicemente chiede un cuore accogliente e una mente sapiente.
La lingua, ci dice san Giacomo, è cosa piccola. Ma è come il timone di una nave: per quanto piccolo dirige tutta la nave o verso la navigazione o verso il naufragio. A noi imparare ogni giorno a gestire la nostra esistenza con una parola saggia e buona che nasca da un cuore buono irrigato ogni giorno dalla Parola di Dio.
Bisogna scegliere con cura le parole da non dire.
Alda Merini
Il nostro parlare dev’essere talmente vero da non aver bisogno di giuramenti.
Manicardi
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9 Marzo 2026 Luca 4, 24-30
Le chiusure mentali più difficili da demolire ce le hanno coloro che pensano di essere i più vicini, cioè quelli che pensano di aver capito tutto e di avere tutto sotto controllo. A una persona che è convinta non si riesce nemmeno a parlarle fino in fondo perché il suo ascolto è occluso dalla sua convinzione.
M. Epicoco
Il ritenere tutto come ovvio finisce per non far riconoscere ciò che di diverso pure sta già germogliando, la familiarità finisce per dare tutto per scontato, l’abitudine finisce per leggere ogni cosa solo come stanca ripetizione di un passato senza sbocchi.
A. Savone
8 Marzo 2026 Giovanni 4, 5-42
Ti ho fatto per me.
In te ho posta una sete che parla di me.
Se la segui essa porta a me.
Ma tu non la vedi e non la senti.
Perchè il mondo ha provato a cambiarla, a rimuoverla, a cancellarla.
Ora hai sete di odio, di guerre, di potere, di successo e di denaro.
Per questo la sete di me ora dorme e tace in te.
Sei un girovago di pozzi in cerca di un’acqua che non disseta.
Avrai sempre sete fin quando non troverai me.
Nessuno può cancellare questa sete che io ho posta in te.
Prima o poi la intercetterai.
Te ne accorgerai.
E allora sarai stanco di girovagare per pozzi la cui acqua non sazia.
Io, invece, ti aspetterò al pozzo d Sicar.
Porterai la tua brocca e io ti darò l’acqua che non cercavi.
Risveglierò in te la sete che non provavi.
Perchè io ti ho fatto per me.
E nulla potrà darti ciò che solo io posso darti.
Il tuo cuore è un abisso.
Lo so bene perchè l’ho fatto io.
E io ci sono dentro.
Ora tocca a te rientrarvi.
Il pozzo sei tu.
Sei il pozzo ma non il fondo
Perchè il fondo sono io.
Da lì ti guardo.
Lì ti aspetto.
Tu sei la brocca e non l’acqua.
Perchè l’acqua sono io.
Berrai e sarai sazio.
Io in te e tu in me.
M. Illiceto
7 Marzo 2026 Luca 15, 1-3.11-32
L’amore sa aspettare, aspettare a lungo, aspettare fino all’estremo. Non diventa mai impaziente, non mette fretta a nessuno e non impone nulla. Conta sui tempi lunghi.
Dietrich Bonhoeffer
La paura di non essere amati ci spinge a non lasciare al padre il potere di farci sentire così e preferiamo non farci trovare più, lasciare il posto in cui ci si aspetta che restiamo. E, con il gesto più libero che abbia mai fatto, il fratello maggiore, che non ha mai chiesto nulla, confessa il suo bisogno di essere amato allo stesso modo, e si arrende alla ricchezza umana del suo limite, come se stesse dicendo al padre “vienimi a cercare, anch’io voglio essere trovato”. E Lui viene a cercarci e ci chiama figli, ci invita a rallegrarci e a ringraziare con Lui.
C. Bruno
Giovanni Nicoli | 14 Giugno 2025