Matteo 5, 43-48
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?
Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Abbiamo bisogno di padri nella nostra società, ma abbiamo bisogno anche di madri. Per essere perfetti come è perfetto il Padre nostro celeste, non abbiamo bisogno di donne che imitano gli uomini, i maschi, per conquistarsi una fetta di potere. Non mi interessano donne che vogliono essere al top del potere per potere avere potere e comandare: per fare guai in questo campo i maschi bastano e avanzano.
Lasciamo tutta la razionalità di questo mondo, che spesso diventa irrazionale perché guerrafondaia, ai maschi, lasciateci donne, questa razionalità disumana. A voi donne chiediamo di essere misericordia per il mondo, e la misericordia è sempre irrazionale. Misericordia è l’esperienza femminile per eccellenza che dovrebbe diventare dono per il nostro mondo. Misericordia traduce l’ebraico che significa uterino, materno: di questo abbiamo bisogno per affrontare e risolvere i nostri problemi.
Non è un invito becero a ritornare ai tempi antichi, che poi sono anche quelli odierni, dove la donna era ed è schiava dell’uomo, no. È un invito, invece, a volere affrontare i problemi del mondo per risolverli, anziché per perpetuarli. E per risolvere i problemi del mondo, non incancrenendoli con le nostre guerre, ci vuole utero, ci vuole maternità, ci vuole misericordia. Oggi sto parlando con l’utero che mi è stato dato e qualche scivolone dalla razionalità lo posso anche fare, ma non importa. Sono scivoloni facilmente affrontabili e risolvibili con un po’ di uterinità.
Siamo chiamati ad esser perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli, perfetto nella sua santità che è misericordia, cioè femminilità, cioè uterinità. Se questo è vero tutto quanto dico non può essere letto in contrapposizione con la mascolinità, non lo possiamo leggere a partire dal fatto che è meglio essere maschi o essere femmine quanto invece lo si può leggere solo alla luce della misericordia, vale a dire dal fatto che l’uomo e la donna insieme e completanti sono a immagine di Dio. L’uno o l’altro da soli sono solo delle solitudini tristi da single, non sono immagine di Dio e quindi non sono santità.
Chiamati ad essere come Dio Padre uterino nella misericordia significa essere figli: Lui perfetto nel suo essere Padre e Madre, noi perfetti nell’essere figli. Il tutto accomunato dalla misericordia. Questo è il punto di partenza per risolvere i problemi, questo è l’unico punto di partenza che ci rende capaci di Croce, vale a dire di risolvere i problemi non con la vendetta ma con il perdono. Meglio con la capacità di amare i propri nemici, di rispondere al male col bene: più uterino di così! Non mi interessano le donne con i pantaloni, hanno solo impoverito la nostra società. Mi interessano le donne con le gonne. Al di là di questa immagine che può zoppicare: abbiamo bisogno di femminilità e di uterinità se vogliamo risolvere i problemi del mondo.
Chiamati ad essere santi come Dio è santo ed è unico nella santità, significa diventare quello che siamo. Una santità che non separa, come spesso pensiamo, ma che è fondamentalmente compassione, che si compromette con le miserie del mondo, misericordia che entra in rapporto con ogni miseria: più umana di così la santità non potrebbe essere. Sì, perché la santità o è umanità piena o non è. Nel momento che diventa giudizio sull’uomo e condanna non è più santità, perché non è Paternità che discende dal Misericordioso e non è uterinità che discende dalla Madre Dio.
Non ci crediamo ma è così: il cristianesimo non è la religione della legge ma della libertà. Libertà di amare come si è amati: più femminile di così. In questa libertà si compie la giustizia di Dio. Chi ama è libero e non fa male a nessuno perché materno e uterino nella misericordia. Chi fa del male è ancora schiavo della legge che trasgredisce. La misericordia è più purificante di ogni santità che divide giusti e ingiusti, santità che è figlia dell’essere scribi e farisei. La misericordia è la santità vera che brucia dall’alto della croce: più uterina di così! È la santità vera, quella dell’Altro che incontriamo in ogni altro, nemico compreso!
Volentieri amiamo i nostri nemici e preghiamo per i nostri persecutori, non perché siamo fuori di testa, ma perché uterinamente convinti che questa è la strada della salvezza che salverà il mondo.
Con gioia contempleremo il sole che sorge sui buoni e sui cattivi ogni giorno, perché questo è vita, è la soluzione del Padre misericordioso alla nostra cattiveria. Estasiati vedremo ogni giorno la pioggia bagnare il campo del giusto e quello dell’ingiusto perché ai figli dell’uno e dell’altro non mancherà buon cibo sulla tavola e né i figli dell’uno e né i figli dell’altro soffriranno la fame. Più santità e misericordia di questo non ne esiste.
Questa è la via della vita questa è la vera santità che desidera, nelle mani del Padre, sporcarsi le mani con il mondo, mondati nelle mani dall’uterinità misericordiosa di Dio Madre.
Le perfezioni di chi amiamo non sono finzioni dell’amore.
Amare è, al contrario, il privilegio di accorgersi
di una perfezione invisibile agli occhi degli altri.
Nicolás Gómez Dávila
Se il nemico è territorio di amore, anche il nemico diventa una parte irrinunciabile della mia esistenza.
PG
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