Matteo 5, 43-48

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo” e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.
Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».

È meglio avere un nemico onesto o un amico disonesto? L’altro che io definisco nemico, lo definisco tale a partire da quale atteggiamento?

Il nemico è un tormento fino a che lo ritengo opposto a me. Nel momento in cui io cambio un certo atteggiamento interiore, il nemico può diventare un sacramento per la mia vita.

Il nemico ha paura di me quanta io ne ho di lui. Il nemico è qualcuno di cui ho bisogno per coprire e nascondere me stesso, le mie incapacità e le mie infedeltà. Il nemico troppo spesso è una costruzione mentale ed interiore che serve per giustificare certe mie scelte. Ed ecco che gli ucraini diventano nemici dei russi così che i russi possano occupare la Crimea, perché di occupazione si tratta. Una regione alla quale i russi non rinunceranno mai perché da sempre l’hanno ritenuta cosa loro.

Ecco che un certo modo di vivere la religione ha bisogno di affermare l’altro come nemico della vera fede, che guarda caso poi è proprio la mia. Ecco che commercialmente chi usa dei farmaci per salvare vite è mio nemico perché io ne ho il brevetto, un brevetto talmente costoso che obbliga milioni di persone a morire di AIDS o malaria o altra malattia, perché tali medicinali solo i ricchi se li possono permettere.

Se hai i soldi per pagare sei mio “amico”, se non li hai ti tratto da nemico. Così il povero diventa mio nemico, il barbone è colui che offende la mia morale di persona perbene. Chi ha in mano un’arma come me mi obbliga, lui, ad ucciderlo prima che lui uccida me.

Quanto bisogno abbiamo dei nemici e quanta grazia sprechiamo a causa di tutto ciò.

Amare il nemico non ha come scopo quello di volerlo cambiare, ma quello semplicemente di amarlo e di arricchire la mia relazione di una persona in più, anche se nemica per me e/o io per lui. Se il nemico è territorio di amore, anche il nemico diventa una parte irrinunciabile della mia esistenza.

E questa è grossa, eh! Ma questo passo interiore è un passo che chiede il coraggio di essere rivoluzionari, gente che rivoluziona i propri rapporti con la vita e col mondo. Il nemico come parte irrinunciabile della mia esistenza, è una scelta rivoluzionaria perché è via per arricchirmi dentro e fuori. Senza il mio nemico sono più povero di relazioni e di territori di vita.

Ammettere di avere bisogno del nemico è riconoscere una parte essenziale della nostra fede, ho bisogno del nemico e dell’accoglienza di lui  “Perché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”. Un Padre che chiede a piena voce e a pieni polmoni che noi rompiamo quelle logiche di odio e di annullamento reciproco che pervadono le nostre esistenze. Questa è la volontà di Dio non il fatto che noi accettiamo le sofferenze e le malvagità.

Il confronto col nemico, quello esteriore ma anche quello interiore a me, mi fa male, o per lo meno non mi lascia indifferente. Ma il confronto col nemico, esterno o interno che sia poco importa, è luogo di verifica del mio cammino di fede. Essenziale per ogni cammino di fede è l’accoglienza, del mio nemico e della mia inimicizia, del nemico che è in me e quello che è intorno a me.

Solo così potrò creare condizioni per l’incontro con l’altro, con l’Altro. Solo così metterò in atto una conversione vera che non ha mai termine. Solo così potrò riscoprire la bellezza di una conversione che non finisce mai. Una conversione che è vitale, che è cammino, che è movimento, che non sappia di musi lunghi e puzzi di cadavere.

Solo così l’altro, dentro o fuori di me poco importa, sarà sacramento per la mia vita. Solo così comincerò a non avere bisogno di nascondermi dietro l’altro mio nemico, per non affrontare la mia vita con onestà e con chiarezza facendone una bella avventura.

Ama il tuo nemico: un bel fuoco che Gesù Parola è venuto a portare sulla terra, per purificare e trasfigurare le nostre relazioni in modo tale che i nostri siano volti trasfigurati a sua immagine e somiglianza.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

28 Gennaio 2026 Marco 4, 1-20

A noi non è chiesto di “far fruttare” il Vangelo con le nostre forze, né di controllarne gli esiti.

Ci è chiesto qualcosa di più umile e decisivo: accogliere, custodire, ascoltare,

fare spazio perché la Parola possa mettere radici. Il resto lo farà lei. Con la sua forza, con i suoi tempi.

Essere terreno buono oggi forse significa proprio questo: ritagliare uno spazio reale, concreto, nella nostra giornata,

dove la Parola possa essere seminata senza fretta, senza distrazioni, senza l’ansia del risultato.

Un tempo gratuito, in cui lasciarsi lavorare da Dio.

Dio non chiede prestazioni, ma disponibilità.

Non cerca terreni impeccabili, ma cuori aperti.

Luca Vitali

27 Gennaio 2026 Marco 3, 31-35

L’ascolto di Gesù, Parola del Padre, ci rende figli come lui, quindi suoi fratelli e sorelle. Chi lo ascolta, non solo si trasforma in lui, diventandogli fratello e sorella,

ma partecipa misteriosamente alla maternità stessa di Maria, che lo ha generato al mondo.

S. Fausti

I veri parenti sono coloro che hanno occhi limpidi e orecchi aperti, che cercano di essere liberi dai propri pregiudizi di sapienza umana e religiosa, per vedere con chiarezza il mistero del regno nella realtà ambigua che ci sta davanti. In tal modo, nella debolezza e nella stoltezza della croce, rivelata solo ai piccoli e agli umili, riescono a scorgere nei piccoli gesti quotidiani la potenza e la sapienza di Dio. Questi sono i veri parenti di Gesù!

PG

26 Gennaio 2026 Marco 3, 22-20

Il peccato contro lo Spirito, che non potrà essere perdonato, non è quello che nasce dal dubbio o dalla debolezza, ma dalla testardaggine di uomini dal cuore duro che, chiusi nelle loro sicurezze, non cercano i segni dell’azione dello Spirito, ma preferiscono attribuire il male a Dio pur di salvare la propria immagine e il proprio misero e meschino potere. Riconoscere il bene è l’azione salutare che ogni giorno compiamo per dire a noi stessi che nelle battaglie quotidiane della vita non siamo soli.

Dehoniani

Share This