Matteo 6, 1-6.16-18
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profumati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
Ma è proprio vero, mi viene da chiedermi, che la motivazione con cui compiamo un’azione, cambia la natura stessa dell’azione compiuta? E se questo è vero, come mai? Cerco di esprimere quanto ho dentro, anche se non è ancora totalmente chiaro neppure per me.
Mi viene da pensare: se un politico compie un’azione politica per farsi vedere e non per la polis, per la città, per il bene comune, che cosa accade? Accade che il suo agire sarà molto attento, se in democrazia, al movimento degli elettori, ad avere il loro consenso, a guardare quale è la fascia della società che è più numerosa e che lo può maggiormente sostenere. Tutto quello che compirà sarà orientato a quello e negherà ogni attenzione a tutto il resto o, al limite, venderà un po’ di fumo per il resto.
Se siamo in una dittatura, al dittatore non interessa tanto cosa dicono le masse, ma il suo interesse. L’interesse proprio, della propria famiglia, del proprio entourage, orienta tutta la sua azione scavalcando ogni ricerca del bene comune; a lui interessa quello che dicono quella categoria di persone.
Mi viene da pensare: se un prete vive il suo essere prete con un interesse spiccato per la sua personalità, pensando di essere lui a capo della chiesa e della sua parrocchia, anziché essere a servizio, che cosa accade? Accade che userà i suoi fedeli anziché amarli; continuerà a lamentarsi che nessuno fa nulla; recriminerà sul fatto che non c’è più la fede di una volta; non gli interesserà di formare i fedeli che poi possono diventare coloro che portano avanti la parrocchia; penserà che tutto deve dipendere da lui e che se tutto non passa da lui non va bene. Il servizio ai poveri, l’andare alla ricerca della pecorella smarrita, il parlare di Dio e del suo amore per noi, il dare tempo per ascoltare le persone, andare a trovare gli ammalati, benedire le case, saranno tutte cose che passeranno sempre più in secondo ordine ricercando sempre più quello che non è centrale in una azione pastorale.
Il per essere da loro ammirati, la necessità del suonare la tromba davanti e dietro a noi significa agire per avere la propria ricompensa non per amore di coloro per cui una persona agisce: non attiva un vero rapporto con i fratelli. Il pregare per essere visti anziché nel segreto è un atteggiamento ipocrita che chiude le porte alla relazione con Dio. Il digiunare per fare vedere agli uomini che sto facendo proprio quella azione che faccio, toglie ogni possibilità di ricompensa da Dio perché non è azione gratuita nei propri confronti ma è un’azione che svuota ogni azione digiunante dandogli una caratteristica di abbuffamento di riconoscimento da parte degli uomini.
La capacità di gratuità, ci porta sempre più verso la libertà. In apparenza sembrerebbe che gli altri ne approfittino e ci sfruttino, in realtà questo non è vero perché più agisco con gratuità e meno ho bisogno del riconoscimento degli altri per la mia azione; meno ho bisogno del riconoscimento degli altri per la mia azione e più sono libero di scegliere quale azione, quando compierla, come compierla e quando smettere di agire.
Noi possiamo essere disponibili ad ascoltare una persona e a consigliarla. Nella misura in cui noi siamo liberi e gratuiti, siamo anche liberi di non ascoltarla più, quando ci accorgiamo che l’ascolto di questa persona risulta negativo per la persona stessa. Ci sono persone che cercano la dipendenza e l’attaccamento morboso a qualcuno; sembra che non riescano a fare nulla da sole anche se all’apparenza si ritengono bravissime. Ascoltare queste persone richiede una grande dose di gratuità perché prima o poi saremo costretti a dare un limite a loro che limite non hanno. E non possono avere limite perché il rapporto con noi è un rapporto che ha un effetto di droga: non basta mai; più gliene dai e più ne ricercano. E ti accorgi che inventano qualsiasi scusa per ottenere la tua attenzione.
La gratuità chiede delicatezza e formazione. Per farla crescere dobbiamo avere una grande attenzione al nostro cuore, a quello che vediamo e sentiamo. Per maturarla siamo chiamati a vivere nella verità non nascondendoci nulla e chiamando sempre più le cose con il proprio nome. Il più delle volte più uno dice di dirsi sempre la verità e più questo tale spesso si inganna. Più uno si accorge di ingannarsi continuamente, e più ha la possibilità di dirsi la verità.
L’amore vero, quello libero interiormente, agisce silenziosamente, gode solo di amare e non di sentirsi dire grazie. Dovremmo passare dalle logiche dell’apparenza alle logiche dell’appartenenza.
M. Epicoco
E’ difficile che gli individualisti si incontrino, al massimo si usano.
E’ difficile che si ricompongano, caso mai implodono.
E’ difficile che gli individualisti sappiano donare, al limite “regalano” facendo pesare che sono loro a “dare”.
Agli individualisti manca la gratuità. E manca perché, in fondo, non sono cattivi, semplicemente sono immaturi. Infantili.
Perché l’individualista quando dà, lo fa solo per vincere.
E questo non vale solo in ambito psicosociale, ma anche nel campo della fede e della vita spirituale.
Illiceto
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Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.
Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.
Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,
nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.
Crediamo quasi in tutto.
Ma crediamo poco nell’essere umano.
Per questo lo umiliamo.
Per questo lo sfruttiamo.
Per questo lo scartiamo.
Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.
È la mancanza di fiducia nell’umano.
F. Tesser
Giovanni Nicoli | 19 Giugno 2024