Matteo 6, 19-23
 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

Le cose viste con un buon occhio economico sono al centro della preoccupazione e della occupazione del nostro mondo. Un occhio che, ne consegue, è sempre più tenebroso e sempre più cattivo nei confronti dell’uomo perché gli affari sono affari. Se l’occhio è cattivo e tenebroso, tutto il corpo, cioè la persona, sarà tenebrosa.

Pazienza il mondo. Ma oggi vorrei parlare di questa dinamica all’interno della chiesa e in particolare all’interno della vita religiosa che chiamerei: i condannati ad essere ricchi facendo finta di essere poveri. Per la chiesa occidentale e gli istituti religiosi oggi è impossibile essere poveri.

Tutti i beni che la chiesa ha e che a lei sono stati donati, così come agli istituti religiosi, non sono cattivi in sé ma lo diventano quando i beni sono visti con un buon occhio economico e non con un buon occhio evangelico. Dobbiamo essere buoni amministratori di quanto ci è stato donato, è vero. Non dobbiamo scialacquare, è altrettanto vero. Ma questo va bene solo se tutto quello che abbiamo è a servizio dei poveri e non di quattro gatti che abitano conventi di migliaia di metri quadri mentre fuori c’è qualcuno che casa non ha.

Quando diciamo il Padre Nostro dovremmo ricordarci che per noi il mondo dovrebbe essere un mondo di fratelli: ma non è vero! Non siamo in un mondo di fratelli e il potere, di qualsiasi natura esso sia, serve solo se stesso. Noi chiesa, noi religiosi, per essere buoni amministratori facciamo alleanza non con i poveri, che sono la nostra unica ricchezza, ma coi ricchi e i potenti. Accumuliamo conventi vuoti e non abbiamo il coraggio di regalarli a chi magari potrebbe farne buon uso, cosa che per noi oggi è impossibile fare. Accumuliamo capitali perché le regole del mercato ce lo richiedono e tanti nostri fratelli e confratelli dall’altra parte del mondo fanno fatica a mantenersi per un servizio alla loro gente che è povera. Ma questo non basta: facciamo le pulci ai loro sprechi di denaro che sono una cosa minima rispetto allo spreco quotidiano nostro.

Le nostre banche sono i poveri, da sempre i padri della chiesa ce lo hanno detto e da sempre noi abbiamo tradito questa verità evangelica. Non sono gli investimenti che ci permettono di portare avanti le nostre opere, sono la significatività e il servizio alla gente. Più spendi e più hai, più accumuli e più l’occhio del tuo cuore si annebbia non permettendoti di vedere il fratello povero e bisognoso: troppo preoccupati di salvare il proprio orticello. Tutto il nostro parlare di significatività della vita religiosa e della fede è reso vano dalla nostra pratica economica. Una pratica economica che non diventa buona solo perché decisa da un vescovo o da un provinciale: se è anti evangelica, antievangelica rimane, anzi diventa ancora più diabolica.

Stiamo dalla parte dei potenti pretendendo di andare a curare i feriti che i potenti, nostri alleati, continuamente creano in tutte le parti del mondo. Con le scelte economiche come con le bombe.

Là dove è il tuo cuore: se non rimettiamo al centro della nostra attenzione e del nostro amore l’umanità che è in attesa del vero uomo Dio, noi consacrati continueremo a perpetrare l’età dell’odio lamentandoci che non ci si ama più.

Noi cristiani, noi preti, noi religiosi, ci siamo appiattiti sulla borghese-consumistica. E continuiamo a sfornare migliaia di omelie che non mordono il reale togliendo ai cristiani la stessa possibilità di una parola altra che indichi piste di una ben diversa salvezza.

Non ci interessa più l’uomo, morale è tutto quello che ci conviene. E allora? Allora il denaro viene prima della famiglia, dei figli, della felicità, dell’educazione, della stessa salute: ci si ammazza di lavoro, e non è retorica. La Chiesa poi ha bisogno di denaro per tenere in piedi le sue opere e aiutare i poveri. Ma ama ancora i poveri in questo modo o fa solo una operazione di immagine fine a se stessa? Rischiamo di essere noi ad uccidere la speranza facendo poi i crocerossini. Perdiamo il senso della vita, viviamo come tutti senza se e ma e perché, non guardando più in faccia a nessuno, non avendo più il coraggio e il tempo di guardare l’uomo negli occhi.

Non accumulate per voi tesori sulla terra!

Dall’occhio, dal confine tra la mia interiorità e la mia esteriorità, si comprende ciò che viviamo nel cuore. Dagli occhi possiamo capire tutto di noi. Dallo sguardo si vede dov’è il nostro tesoro: se è sulla terra o se è nei cieli, in Dio.

Matteo Ferrari

 

Il modo di guardare, valutare, pensare, sentire, camminare e fare dipende dall’occhio e dal cuore che sana o ammalia il nostro sguardo. Così la realtà che ci circonda soffre o gioisce dell’aurea che il nostro occhio trasmette e che proviene dal nostro cuore e dal nostro pensare.

 PG

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25

Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.

E. Avveduto

Non si tradisce all’improvviso.

Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.

Quando l’amore diventa secondario.

Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,

la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.

F. Tesser

31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38

Giuda, fratello mio…

Ci sono solitudini che fanno rumore.

La tua, Giuda, no.

La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.

E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,

con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.

Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,

che fa della notte una stanza senza porte.

Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.

Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.

Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.

Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.

Non per assolverti come fanno i giusti.

Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.

Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.

Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.

L. Santopaolo

30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11

Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.

Dehoniani

Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.

Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.

Ermes Ronchi

Share This