Marco 6, 53-56
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Forse un atteggiamento che ci complica l’esistenza è la continua ricerca che noi mettiamo in atto di sicurezza. Noi ci muoviamo e viviamo per ricercare sicurezze. Nella ricerca di sicurezze quasi ci dimentichiamo di vivere. Ricercare sicurezze significa per noi cercare degli approdi e sentirci degli arrivati. Gesù coi discepoli, in questi brani evangelici, continua a ripartire. Attraversano il mare, giungono all’altra riva e poi ripartono. L’andare all’altra riva non è un punto di arrivo ma un luogo dove ricominciare. Vanno per riposare e si ritrovano in mezzo alla gente; si ritirano nel deserto e si trovano una marea di gente a cui dare da mangiare. Vi sono molti che li cercano e anziché sfruttare la situazione, vanno nei villaggi vicini.
Non vivere per arrivare ma vivere per ripartire è il segreto della vita. Vivere non per avere certezze ma per lasciarsi stimolare dalla bellezza del dubbio. Un dubbio non ossessivo e macinante la mente, ma un dubbio creativo. Un uomo che non ha dubbi è un imbecille, diceva Voltaire. E il dubbio fa proprio parte della vita che riparte e che cerca vita, non sicurezze. Non lasciarci opprimere dalla cappa del sono arrivato, del volere essere arrivato, ma spaziare sulle praterie della ripartenza è un’arte del vivere che poco comprendiamo.
Gesù riparte da una riva all’altra continuamente e questo diventa salutare per lui e i discepoli prima, per i malati che continuamente incontrano poi. Gesù che ha incontrato tanta gente rifiuta quello che ha raggiunto, non lo fa diventare potere, ma semplicemente lo vive come dono, per questo riparte. I discepoli lo inseguono per ricordargli che molti lo cercano. Gesù lascia: ciò che è dato è dato. La condivisione chiede la ripartenza. Ciò che abbiamo condiviso non è più nostro. Se noi rimarremmo lo faremmo diventare strumento di potere. Se ripartiamo il dono è più sicuro.
È la stessa condivisione che Gesù ha provocato con la moltiplicazione dei pani nel brano precedente. Tutti ti cercano. Mandali a cercare da mangiare. Date voi stessi loro da mangiare. Hai moltiplicato il pane, vogliono farti re. Andate all’altra riva, non siamo qui per giocare al potere, siamo qui per il Vangelo e dunque per condividere. I discepoli partono sulla barca, Gesù va loro incontro camminando sulle acque ed è preso per un fantasma.
Quando raggiungiamo degli obbiettivi, grande idolo del nostro mondo occidentale, noi ci aggrappiamo ad essi. Gesù ci invita invece a lasciarli: non sono più nostri. Non è il tempo di rimanere, è il tempo invece di lasciare.
È la follia, la follia della croce che noi continuiamo a rifiutare prendendo Gesù per un fantasma. Siamo stanchi di ripartenze, ma non ci si ferma mai? Ma non si può mai stare un attimo in pace? Se vuoi vivere la risposta è no! Se vuoi sopravvivere e rendere la tua vita un tormento la risposta è sì! Gesù è un fantasma per noi come per i discepoli quando ci chiede comunione e condivisione, quando ci chiede dono e ripartenza grande esperienza di gratuità.
Una ripartenza che è vera ogni giorno, ogni mattino. È un grande grido che dice: chi se ne frega se non sono arrivato, sono vivo e so camminare, per questo il non essere arrivato o non sentirmi tale è una grazia; è dono di gratuità da parte di Dio ed è dono di gratuità che possiamo vivere noi.
Il volerci sentire arrivati è un atto di contraffazione nei confronti dell’amore di Dio incarnato in Gesù. Atto di contraffazione altamente disumano, che avvelena la vita. Proviamo a pensare a quanto ci arrabbiamo quando una cosa non arriva, o quando non arriviamo noi, o quando non riusciamo ad arrivare stando nei tempi, o… Noi, come i discepoli, non riusciamo a dare corpo a quel Cristo che non accetta di servirsi dei pani per dominare, vivendo invece il mistero dei pani come servizio, come dono, come un buttare lì qualcosa e andare via. Noi non sappiamo riconoscere Gesù nel pane della condivisione, lo vorremmo altro. E Lui? Lui semplicemente ci chiede di ripartire secondo la follia della croce che uccide il buon senso e supera di gran lunga la razionalità.
Solo i folli sanno lasciare e ripartire non facendosi schiavi di nulla e non volendo schiavizzare nessuno: buona follia, ci auguriamo per quest’oggi. Non rigettiamo questo dono di Gesù: è salvifico e taumaturgico per ogni tipo di malattia, soprattutto quella del cuore e della mente.
E ti vengo a cercare
perché sto bene con te
perché ho bisogno della tua presenza.
Franco Battiato
Quando siamo deboli, feriti, mancanti, ci accorgiamo di non bastare a noi stessi, ci accorgiamo della menzogna dell’autosufficienza. Il male insiste nel volerci convincere interiormente che saremo davvero liberi quando non avremo bisogno di nessuno, ma una persona è davvero libera quando accetta di avere sempre bisogno degli altri per poter essere se stessa, per poter amare, per poter affrontare la vita.
L.M. Epicoco
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