Matteo 7, 21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Quante luci illuminano il nostro mondo e ci abbagliano non permettendoci di vedere le stelle e la luna. Quante luci all’interno delle nostre case ci inchiodano davanti a un tubo catodico, (esiste ancora?), o a un computer non lasciando che noi possiamo godere di una passeggiata in mezzo alla natura. E che dire dei nostri cellulari che continuiamo a guardare magari anche mentre siamo a passeggio con un cane a guinzaglio: la finalità è chiara: non incontrare più nessuno lungo il cammino, lungo la strada.

“In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 4-5. 9-10. 14): e Lui cammina.

La luce vera è e viene nel mondo, ma il mondo abbagliato dalle sue luci e dai propri video, non la sa riconoscere. Non può vederla perché la luce che l’uomo crea e produce è ormai ritenuta l’unica e vera luce. La Luce Vera che viene nel mondo non la si vede più ed è inoltre ritenuta un furto dai signori del metano e del petrolio: non può essere accolta perché trasgredisce tutte le regole del mercato: è gratis, per questo non può essere vera.

Una delle caratteristiche su cui noi basiamo la nostra esistenza è l’apparenza, il saper vendere bene, il presentarsi bene. Quello che ci sta dietro non conta, non ha importanza: l’importante non è la verità delle cose ma i sondaggi. La democrazia, nostro ultimo idolo, si fa coi sondaggi e le opinioni, non con la verità delle cose e il bene comune. La relazione fra le persone guarda alle prestazioni fisiche, lavorative, di bellezza, sessuali… non più all’amicizia, alla relazione, al voler costruire qualcosa insieme, all’affetto, alle gioie semplici.

Anche la nostra relazione con il Signore che viene, che si incarna, va in questa direzione. Ciò che è importante è profetare, è cacciare demoni, è compiere miracoli, il resto è banale. Ciò che conta nella comunità ricca di possibilità umane e di capacità, è compiere qualcosa di grande. La nostra chiesa oggi è piena di persone che danno più importanza alle proprie profezie o a quelle di presunte Madonne, più che alla parola di Dio. La nostra chiesa è piena di gente che crede che l’unica fede sia quella nei miracoli e corre dietro al ciarlatano di turno che compie miracoli, magari anche veri? La nostra chiesa è piena di gente che dà più importanza ai demoni piuttosto che a Gesù Cristo: con Gesù non vai ad una trasmissione televisiva, col demonio sì! Non parliamo poi di quanto sia importante la dinamica economica gestita normalmente da gente senza occhi di vita: qualcosa fine a se stessa, questa economia, che passa sopra ogni impegno vitale di relazione e di dono di spiritualità.

La risposta di Gesù a tutti questi fuochi d’artificio molto belli ma che non incidono nella vita, che vanno in fumo e non lasciano nell’aria altro che odore di bruciato, è molto semplice e chiara: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”.

Signore, Signore abbiamo noi profetato… operatori di iniquità. Coloro che profetizzano nel suo nome, coloro che scacciano demoni, coloro che compiono miracoli sono ritenuti da Gesù degli operatori di iniquità. Perché? Perché il Dio apparenza si è impadronito del loro cuore. Perché se anche facessi tutto ciò ma non avessi la carità, niente mi giova.

San Francesco ci direbbe che se anche facessimo miracoli, e potessimo andare a tirar fuori le persone dall’inferno, e… questa non è perfetta letizia.

Questo è costruire la casa sulla sabbia, non sta in piedi. È un fare magari tanto non realizzando nulla per il Vangelo.

La roccia è data non dalle apparenze, ma dall’ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica. Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio.

Una comunità di fede piena di entusiasmo e ricca di carismi, che fa profezie e miracoli nel nome di Gesù, non basta: senza l’amore, tutto è nulla.

L’amore è, innanzitutto, fare ciò che piace all’amato. Il rischio, nella ricchezza di doni, è quello di arrivare a fare a meno di Dio e di trascurare, nell’apparenza della straordinarietà, il quotidiano “fare la volontà del Padre”, amando e servendo i fratelli nelle piccole cose.

Possiamo compiere opere religiose senza il cuore del Figlio. Possiamo agire nel nome del Signore, per amore del proprio io, senza l’amore del Padre e dei fratelli.

Il giudizio sulla nostra vita di credenti è lasciato non all’arbitrio di Dio, ma alla nostra libertà di fare o meno la sua parola.

Chi ascolta e fa la Parola è un uomo saggio che costruisce sulla roccia; chi ascolta e non fa la Parola è un uomo stolto che costruisce sulla sabbia. Ad ambedue le persone capitano le stesse avversità, ma con risultato diverso: la casa dell’uno permane, quella dell’altro cade. Il saggio costruisce nel tempo la dimora eterna, che permane perché né tignola, né ruggine la possono intaccare; lo stolto costruisce la propria rovina, perché costruisce sull’apparenza delle cose che brillano ma non hanno sostanza.

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11

Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.

Dehoniani

Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.

Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.

Ermes Ronchi

29 Marzo 2026 Matteo 21, 1-11

La Parola non è prima di tutto un comando, una direzione, un cosa fare, ma una promessa che vince anche le nostre morti. L. Vitali
Per noi l’eternità è una questione di quantità (un tempo che non finisce), ma nel Vangelo l’eternità è questione di qualità. Gesù non promette ai suoi discepoli un ombrello assicurativo per ripararli dagli inconvenienti che possono capitare (uno tra tutti la morte) ma insegna che a decidere la felicità o l’infelicità, la realizzazione o il fallimento personale non è ciò che capita, ma il modo con cui reagiamo a ciò che capita: sostenuti, nutriti e guidati dalla sua parola sarà sempre possibile scegliere di amare, perciò di scegliere la vera vita (anche sulla croce). P. Lanza

28 Marzo 2026 Giovanni 11, 45-56

La Parola non è prima di tutto un comando, una direzione, un cosa fare, ma una promessa che vince anche le nostre morti. L. Vitali
Per noi l’eternità è una questione di quantità (un tempo che non finisce), ma nel Vangelo l’eternità è questione di qualità. Gesù non promette ai suoi discepoli un ombrello assicurativo per ripararli dagli inconvenienti che possono capitare (uno tra tutti la morte) ma insegna che a decidere la felicità o l’infelicità, la realizzazione o il fallimento personale non è ciò che capita, ma il modo con cui reagiamo a ciò che capita: sostenuti, nutriti e guidati dalla sua parola sarà sempre possibile scegliere di amare, perciò di scegliere la vera vita (anche sulla croce). P. Lanza

Share This