27 Giugno 2024 Matteo 7, 21-29

Giovanni Nicoli | 27 Giugno 2024

Matteo 7, 21-29

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Quante luci illuminano il nostro mondo e ci abbagliano non permettendoci di vedere le stelle e la luna. Quante luci all’interno delle nostre case ci inchiodano davanti a un tubo catodico o a un computer non lasciando che noi possiamo godere di una passeggiata in mezzo alla natura.

“In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 4-5. 9-10. 14).

La luce vera è e viene nel mondo, ma il mondo abbagliato dalle sue luci, non la sa riconoscere.  Non può vederlo perché la luce che l’uomo crea e produce è ormai ritenuta l’unica e vera luce. La Luce Vera che viene nel mondo non la si vede più: non può essere accolta perché trasgredisce tutte le regole del mercato: è gratis, per questo non può essere vera.

Una delle caratteristiche su cui noi basiamo la nostra esistenza è l’apparenza, il saper vendere bene, il presentarsi bene. Quello che ci sta dietro non conta, non ha importanza: l’importante non è la verità delle cose ma i sondaggi. La democrazia, nostro ultimo idolo, si fa coi sondaggi e le opinioni, non con la verità delle cose e il bene comune. La relazione fra le persone non guarda più all’amicizia, alla relazione, al voler costruire qualcosa insieme, all’affetto, alle gioie semplici.

Anche la nostra relazione con il Signore che viene va in questa direzione. Ciò che è importante è profetare, è cacciare demoni, è compiere miracoli, il resto è banale. Ciò che conta nella comunità ricca di possibilità umane e di capacità, è compiere qualcosa di grande. La nostra chiesa è piena di gente che dà più importanza ai demoni piuttosto che a Gesù Cristo!

La risposta di Gesù a tutti questi fuochi d’artificio molto belli, ma anche molto limitati, che non incidono nella vita, che vanno in fumo e non lasciano nell’aria altro che odore di bruciato, è molto semplice e chiara: “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità”.

Signore, Signore non abbiamo noi profetato… operatori di iniquità. Coloro che profetizzano nel suo nome, coloro che scacciano demoni, coloro che compiono miracoli sono ritenuti da Gesù degli operatori di iniquità. Perché? Perché il dio apparenza si è impadronito del loro cuore. Perché se anche facessi tutto ciò ma non avessi la carità, niente mi giova. San Francesco ci direbbe che se anche facessimo miracoli, e potessimo andare a tirar fuori le persone dall’inferno, e… questa non è perfetta letizia.

Questo è costruire la casa sulla sabbia: non sta in piedi. È un fare magari tanto, ma un non realizzare nulla per il Vangelo. La roccia è data non dalle apparenze, non dalle nostre bravure, non dai fuochi d’artificio che riusciamo a mettere in campo, ma dall’ascoltare le parole di Gesù e metterle in pratica. Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

Una comunità di fede piena di entusiasmo e ricca di carismi, che fa profezie e miracoli nel nome di Gesù, non basta. Senza l’amore, tutto è nulla. E l’amore è, innanzitutto, fare ciò che piace all’amato. Il rischio, nella ricchezza di doni, è quello di arrivare a fare a meno di Dio e di trascurare, nell’apparenza della straordinarietà, il quotidiano “fare la volontà del Padre”, amando e servendo i fratelli nelle piccole cose. Possiamo compiere opere religiose senza il cuore del Figlio. Possiamo agire nel nome del Signore, ma per amore del proprio io, senza l’amore del Padre e dei fratelli. Il giudizio sulla nostra vita di credenti è lasciato non all’arbitrio di Dio, ma alla nostra libertà di fare o meno la sua parola.

Chi ascolta e fa la Parola è un uomo saggio che costruisce sulla roccia; chi ascolta e non fa la Parola è un uomo stolto che costruisce sulla sabbia. Ad ambedue le persone capitano le stesse avversità, ma con risultato diverso. Il saggio costruisce nel tempo la dimora eterna, che permane perché né tignola, né ruggine la possono intaccare; lo stolto costruisce la propria rovina, perché costruisce sull’apparenza delle cose che brillano ma non hanno sostanza.

 
 

Io sono là dove è sempre stato l’uomo,

viaggiatore vincente del suo dolore

nel teatro dove non recita ma vive le parole.

Io sono là e niente mi confonderà,

niente mi perderà.

Roberto Vecchioni

 

Nella vita non si possono mai separare questi due verbi: ascoltare e faer, pena la costruzione di una casa, di una vita spirituale e sociale pericolosamente fondata sulla sabbia, sul nulla. Ascoltare umilmente e fare con passione la Parola è l’unico modo per realizzare il vangelo e renderlo vivo e splendidamente contagioso nella vita. 

Spoladore

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