28 Giugno 2024 Matteo 8, 1-4

Giovanni Nicoli | 28 Giugno 2024

Matteo 8, 1-4

Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.

Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».

Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guardati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».

I capitoli 5, 6 e 7 del vangelo di Matteo riferiscono ciò che la Parola Gesù dice. I capitoli 8 e 9 riferiscono ciò che la Parola dà. Questo è ciò che la parola dà: rifà l’uomo nuovo a immagine del Figlio, vittorioso sul male, sulla malattia e sulla stessa morte.

Gesù fa quello che dice perché dal Verbo scaturisce la creazione e dal Verbo tutto viene ricreato.

Se prima siamo stati esortati a fare la volontà del Padre, ora sappiamo cosa la volontà del Padre sia: dare la vita! La volontà del Padre è potere dare la vita e fare la volontà del Padre, è accogliere questa vita creata e ricreata grazie all’amore del Padre e al suo potere.

Signore, se vuoi purificarmi, purificato dalla lebbra. Brutta cosa la malattia. Non ci rendiamo conto che la malattia coinvolge tutta la persona. Non è solo cosa del corpo, è cosa dello spirito, dell’animo, della mente, dei desideri, del senso della vita stessa. La purificazione è sanazione del corpo dalla malattia perché non vi è purificazione senza guarigione.

Il corpo viene purificato perché toccato dal Verbo che vuole la purificazione del lebbroso. Lebbroso che rientra in società dopo l’ostracismo subito a causa della sua malattia.

Noi uomini tante cose le vogliamo ma non le possiamo. Pensiamo di diventare potenti grazie alle nostre preghiere e di potere piegare la volontà di Dio alle nostre impossibilità perché diventino possibilità a forza di parole.

Solo in Dio volere è potere, non certo nell’uomo. Anche se un vecchio adagio recita diversamente, è appunto una recita non una realtà, un’illusione non una concretezza.

La nostra preghiera delusa e per questo rancorosa, non è preghiera vera molte volte perché è pretesa più che attesa. La vera preghiera è avvento, attesa di Colui che viene, del Verbo che incarnandosi dona vita. La pretesa non può essere preghiera perché la pretesa è la negazione della relazione e della relazione di amore, cosa che invece la preghiera è.

La volontà del Padre è dare la vita e la vita scaturisce sempre dalla libertà di amare, cosa negata dalla pretesa ma avvallata dall’attesa.

Dobbiamo ritornare ad imparare ad attendere anche se tutto ciò che viviamo non ci aiuta certo a questo. Tutto ciò che viviamo è un alzare la voce perché la nostra pretesa venga ascoltata e affermata. Facciamo cortei per essere ascoltati, facciamo processioni per gridare la nostra pretesa, andiamo ai santuari per accedere a Dio attraverso la Madonna. Abbiamo ancora il coraggio di metterci in attesa come si mette in attesa il contadino che semina e poi attende? Sa che il seme morirà e germoglierà dando la vita, come egli stesso non lo sa, ma sa che attendendo questo miracolo avverrà.

Il lebbroso vuole guarire ma è impossibile. Per questo lo chiede al Signore, ma non lo pretende. Lo attende dalla sua libera volontà.

L’attesa del lebbroso è espressa da alcuni gesti e movimenti: si avvicina anche se non gli sarebbe stato permesso; si prostra come solo gli orientali sanno fare; esprime la sua preghiera dicendo se vuoi puoi; viene toccato dall’amore creatore e ricreatore del Verbo che fa quello che ha detto e che dice: lo voglio, sii purificato.

Subito la lebbra, dice il vangelo, fu guarita non purificata. L’attesa non necessariamente è cosa che deve durare molto. Non deve durare né molto né poco, poco importa quanto dura. Ciò che importa è cogliere il fatto che l’attesa è moto del cuore, è atteggiamento dell’anima. È tutta la persona che sta in attesa. L’attesa non può essere un fatto che coinvolge solo la mente della persona che magari rimugina continuamente pensieri ossessivi. L’attesa è mente e cuore, volontà e corpo, animo e movimento, amore e libertà, responsabilità e desiderio, movimento di mani e di stomaco, piedi che camminano e pancia che si muove per accogliere l’amato.

Dio tocca l’intoccabile, quel Dio creatore che col Verbo tutto ha creato; toccando l’intoccabile grazie al dito del Verbo ricrea ciò che sembrava perduto; ricrea l’intoccabile ostracizzato da ogni consesso umano, rende di nuovo umano ciò che l’uomo aveva reso disumano.

E la vita ritorna, e la vita rifiorisce. E la parola che dice crea e ricrea!

 
 

Dalle ferite più belle non sprizza sangue, ma luce a fiotti. E non si ha il diritto di toccarle se non con mani altrettanto ferite e piene di luce.

Fabrizio Caramagna

Dio che vuole toccare, Dio che ci tocca nel nostro limite, Dio che tocchiamo nel nostro limite. La fede è toccare, o meglio, lasciarsi toccare da Dio e il tocco di Dio cambia l’esistenza. Forse non quella soggetta a certe leggi che inchiodano la persona alla sua condanna, ma interiormente eccome se la cambia. E quando uno cambia interiormente tutto l’esterno diventa pulito e netto.

PG

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

[/db_pb_portfolio]

21 Luglio 2024 Marco 6, 30-34

Ogni tanto bisogna staccare e ritrovarsi nel silenzio del cuore, a casa, lì dove Dio ti aspetta per darti ristoro, per consolarti, per ri-dirti chi sei e qual è il senso di ciò che stai facendo. E quando si fa ritorno al cuore, lì si ritrova anche la compassione di cui abbiamo bisogno: la compassione di Dio. Noi abbiamo bisogno di questa compassione, abbiamo bisogno di guardarci con i suoi occhi perché solo così possiamo accettarci e sentirci amati, pur nella consapevolezza dei nostri limiti.

F. Rubini

Il riposo è il tempo in cui ami le cose e le persone prima di incontrarle….Tempo in cui ti prendi cura di quella cura con cui affronterai le mille sfide della vita….Tempo in cui ti prepari a ricevere tutto ciò che incontrerai come un dono da custodire e da restituire….Tempo libero in cui liberi la tua libertà da ogni forma di necessità….

M. Illiceto

20 Luglio 2024 Matteo 12, 14-21

L’amore è amore indipendentemente dalla realtà che incontra, indipendentemente dalle persone che incontra. L’amore rifiutato e condannato a morte si allontana da chi la morte vuole donare per potere continuare ad amare guarendo e annunciando la Buona Novella con mitezza e umiltà di cuore.

PG

La mitezza è quella forza che rinuncia a qualsiasi forma di manipolazione, pur di lasciar fiorire il mistero delle nostre relazioni anche quando restano prive di «giustizia».

Roberto Pasolini

19 Luglio 2024 Matteo 12, 1-8

Uno dei passi fondamentali per dare seguito alla fede cristiana, in modo che diventi vita vera, è quello di scegliere la logica della misericordia invece di perpetuare la logica sacrale-primitiva del sacrificio. Eppure pochi credenti se ne rendono conto. Moltissimi preferiscono mettere in scena il cristianesimo come religione sacrificale piuttosto che viverlo come seme di umanità nuova.

Roberto Mancini

Share This