Matteo 8, 18-22

In quel tempo, vedendo la folla attorno a sé, Gesù ordinò di passare all’altra riva.
Allora uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, ti seguirò dovunque tu vada». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

E un altro dei suoi discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti».

Gesù vedendo la folla attorno a sé, ordina di passare all’altra riva. Un passaggio non facile che è da subito ostacolato da due persone pie: uno scriba che lo vuole seguire in ogni dove e uno dei suoi discepoli con un bel culto dei morti. Al primo richiama il fatto che seguire Lui significa passare all’altra riva, perdere, cioè, ogni sicurezza: neanche mentre dormi puoi sentirti sicuro. Al secondo richiama il fatto che Gesù è il Signore della vita, se vuole seguirlo deve essere persona appassionata alla persona viva, non alla persona morta, come avviene anche ai nostri giorni.

Passare all’altra riva non è passo semplice, nella vita. Passare all’altra riva significa abbandonare lo status della riva precedente e accettare il rischio del passaggio.

Lo vediamo subito dopo: appena salgono sulla barca il mare subisce un grande sconvolgimento che crea paura da un lato e, dall’altro, porta ad invocare la salvezza dal Signore.

Passare all’altra riva significa essere disponibili a perdere il proprio essere posseduti da demoni che ci rendono furiosi e ci portano a vivere tra i morti.

Passare all’altra riva significa accogliere il perdono del Signore come cosa più bella e come via per essere sanati dalle nostre paralisi. Quante sono le paralisi che ognuno di noi si porta dietro, quanti blocchi, quanti traumi. Come se non bastassero questi qualcuno va a cercarne anche nella genealogia e in vite precedenti. Va bene, mettiamoci tutto quello che vogliamo, comunque sia abbiamo bisogno di passare all’altra riva per guarire dalle nostre paralisi.

Passare all’altra riva significa ascoltare la chiamata del Signore che ci chiede di abbandonare il tavolo delle imposte a cui siamo seduti, che ci piace così tanto e che rende così bene, per alzarci e seguire Lui che è venuto non “a chiamare i giusti ma i peccatori”, perché “Misericordia io voglio e non sacrificio”.

Passare all’altra riva significa abbandonare certe belle pratiche, come il digiuno, che possono avere una loro valenza ma che non potranno mai dare vita.

Passare all’altra riva significa accogliere l’invito a non perdere più sangue, a non perdere più vita, come l’emorroissa, e accettare di tornare alla vita morendo alla fanciullezza entrando nella vita matura.

Passare all’altra vita significa abbandonare le nostre cecità e tornare a vedere, a vedere la vita, a vedere la via, a incontrare la verità.

Passare all’altra riva significa abbandonare i nostri mutismi che ci chiudono ad ogni possibilità di relazione e, dunque, ad ogni possibilità di compassione e di misericordia.

Passare all’altra riva significa riconoscere che il passaggio non è cosa semplice anche se è cosa quotidiana, ed accettare l’aiuto che il Pastore Bello e Buono ci vuole donare nella sua compassione e misericordia, lasciandoci da Lui prendere per mano.  Non siamo soli con Lui e i nostri fratelli, saliamo sulla barca e mettiamoci a navigare: diventeremo noi stessi salvatori e appassionati sostenitori dei nostri fratelli.

 
 

Segui me vuole dire una cosa molto semplice. Questa nuova relazione ti toglie da tutte quelle relazioni che restano chiuse nell’orizzonte della morte; che sono tutte quelle relazioni che diventano degli assoluti che ti schiavizzano. E avrai relazioni vive con tutti anche con i morti, se vuoi, ma non da morto, ma da uomo vivo, che sa amare.

Fausti

La sicurezza del Figlio dell’uomo è la povertà. La vita non dipende da ciò che si possiede, ma da quello che si è: figli, fiduciosi nella vita. 

Dehoniani

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19 Maggio 2025 Giovanni 14, 21-26

Il fatto che la vita divina sia ormai a «dimora» dentro il cuore di ciascuno permette di sentirci tutti a casa senza sognare nessun altro luogo di felicità e di salvezza se non quello delle nostre relazioni, segnate da una fraternità finalmente ritrovata.

M. D. Semeraro

Gesù se ne va ma non ci lascia orfani ci manda il suo Spirito che ci permette di continuare ad avere il suo fiuto, vale a dire di amare come Lui. Se prima era con noi e presso di noi, ora è in noi, ora è noi, ora è Spirito della nostra vita, sangue che scorre nelle nostre vene, ossigeno che ossigena tutto il corpo, corpo che ci alimenta, vino che ci disseta.

PG

18 Maggio 2025 Giovanni 13, 31-33a.34-35

L’amore a cui Gesù ci invita non consiste tanto nel risalire faticosamente la corrente del fiume della nostra natura umana, dei nostri istinti, delle nostre inclinazioni, quanto piuttosto nel lasciarci trasportare dalla corrente prorompente del fiume del suo amore, abbandonarci a questo fluire.

Tonio Dell’Olio

Essere discepoli di Gesù non è questione di appartenenza: non a una Chiesa, né ad una religione. Non significa neppure essere battezzati o credenti. Essere discepoli non è questione dell’abito che s’indossa. Non da questo saremo riconosciuti, e tanto meno perché si frequentano culti e riti religiosi. È solo l’amore a farci riconoscere come discepoli dell’Amore.

P. Scquizzato

17 Maggio 2025 Giovanni 14, 7-14

Nella semplice quotidianità della nostra vita, possiamo proseguire la missione di Gesù, diventando noi stessi strumento attraverso cui Dio continua a vivere accanto alle sue creature, a farsi conoscere e amare da loro. Possiamo essere anelli di una catena prodigiosa, che attraversa i millenni per raggiungere ogni uomo.

Dehoniani

“Dio è in te e nel fratello che incontri”! É tua la responsabilità di stabilire rapporti di giustizia, di amore, di condivisione… È tua la responsabilità di far scendere i poveri dalla croce! Tu sei in Dio, immerso nella sua presenza! Dio non “fa”… Dio “è”!

P. Zambaldi

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