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4 luglio 2019 Matteo 9, 1-8

Giovanni Nicoli | 4 Luglio 2019

Matteo 9, 1-8

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Alzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Alzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

All’inizio di ogni incontro con la Parola possiamo renderci coscienti che la Parola suscita in noi delle reazioni. Possiamo dire: che bella! Possiamo accoglierla questa Parola. Normalmente poi possiamo chiederci che cosa mai c’entra con me questa Parola? La Parola il più delle volte ci sembra un bel racconto di altri tempi che non c’entra nulla con noi. L’estraneità alla Parola, come la gioia dell’avere sentito una bella cosa, crea in noi spesso sfiducia: non è roba per me. Oppure cominciamo a pretendere da noi di volere essere quella Parola fino a quando ci rendiamo conto che è lontana da noi: una bella illusione che diventa delusione. Uno scarto inevitabile, fra noi e la Parola, che se vissuto può diventare motore per la nostra esistenza anziché illusione delusoria.

Dei miracoli poi, come quello di oggi, noi ne siamo ghiotti, ci piacciono, li vogliamo e li pretendiamo. Perdiamo, però, di vista il senso del miracolo, guardiamo all’involucro che avvolge la realtà e perdiamo di vista la realtà. Il miracolo ha un significato che lo trascende davanti al quale noi rimaniamo stupidamente a bocca aperta. Contempliamo l’incartamento e mai raggiungiamo il dono che contiene.

Gesù ha guarito un lebbroso, non tutti! Perché vuole guarirci dalla lebbra che è la morte invisibile che infesta la nostra vita, quella morte che ci illude che prendendocela a turno con qualcuno noi siamo gente che sa governare. E prima sono i terroni, poi i neri, poi l’Europa, poi il mondo, poi… ma non governiamo le cose. Siamo lebbrosi.

Gesù guarisce evidenziando la fede del centurione. Il vero miracolo è la fede, la fiducia in Dio che è vita e cosa vitale.

Il miracolo, vedi la guarigione della suocera di Pietro, non è essere liberati dalla febbre, basterebbe una tachipirina, ma essere risuscitati al servizio.

Che dire della tempesta sul mare dove Gesù dorme e i discepoli sono pieni di paura. Il Signore è morto, dorme, e si risveglia, risorge. Il vero miracolo è la sua morte che è dono e servizio e la sua risurrezione che è vita. L’origine del miracolo è la morte di Gesù vissuta come dono, non il suo potere come evidenziano i discepoli e noi con loro.

Perché Gesù guarisce il paralitico? Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare. Questo è il senso di ogni miracolo: il perdono, senza il quale la vita si paralizza in mille recriminazioni senza senso. Il peccato è fallimento, l’uscita dal peccato è uscita da quei blocchi fallimentari che uccidono la vita, la paralizzano. È sblocco da ciò che mi chiude in me stesso, da ciò che mi separa da Dio, dal mio io, dagli altri. il miracolo è proprio questo, alla fin fine, il perdono. Ciò che avviene come guarigione o liberazione è cosa esterna, l’interno dell’involucro, la perla preziosa, è il perdono.

La reazione di fronte a questo dato, reazione nostra come quella di coloro che sono presenti a quanto sta avvenendo, è “ma costui bestemmia”. Gesù è accusato di bestemmia perché perdona. Noi riteniamo il perdono una bestemmia, una cosa privata, una cosa da fare nel chiuso del confessionale, una cosa che non c’entra con la vita e con la società. Per noi il miracolo del perdono è una bestemmia: non si perdonano certe cose, certe cose le si fa pagare; non si può mettere al centro della vita sociale e delle relazioni internazionali il perdono: in quei casi un bel bombardamento è cosa efficace, magari su di un centro di detenzione profughi in Libia. Gesù il rivoluzionario del perdono è un bestemmiatore che non ha capito nulla della vita, basta vedere come è andato a finire. Per la bestemmia di essersi ritenuto figlio di Dio, sarà ucciso.

Qui siamo al nocciolo della fede cristiana. La perla preziosa di ogni miracolo, che è il perdono, è tale perché rimette l’uomo nella condizione di potere camminare. Sciogliere il male, in qualsiasi luogo e con qualsiasi origine, è il vero miracolo della vita, gli altri sono strumenti. Non è importante che riusciamo a costruire una bella casa dove accogliere i parenti dei malati, quella è cosa banale e non è il fine di quanto facciamo. Il fine è l’accoglienza, coi muri dritti o storti poco importa. Meglio vivere l’accoglienza grazie a dei muri storti piuttosto che averli diritti, come lo sono nel mondo occidentale, e magari con ogni tipo di previdenza contro ogni possibilità di essere contagiati ed infettati, senza cuore e senza accoglienza. Confondere il dono con il modo con cui si presenta e con cui lo presentiamo, è una grande tentazione peccaminosa che uccide la vita delle nostre famiglie prima e della nostra società poi.

Grazie a questo dono perdonante si ritorna a camminare: questo è dono e miracolo vitale.

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