Matteo 9, 14-17
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
Le cose nuove sulle vecchie fanno fatica ad attecchire.
I discepoli di Giovanni e i farisei digiunano molte volte. Perché i discepoli di Gesù no?
Gesù aveva appena terminato di dire che Lui e il Padre vogliono misericordia e non sacrifici. I profeti continuamente hanno richiamato il popolo di Israele dicendo che Dio non sapeva che farsene delle loro novene e dei loro digiuni.
E poi: qual è il motivo del digiuno? Quello della penitenza? : Dio non sa che farsene! È forse un motivo di merito? Ma Gesù ci ha già meritato il Padre con la sua vita, morte e risurrezione!
Misericordia io voglio e non sacrifici: questo vuole il nostro Dio. Un Dio che è Padre e non sa che farsene dei kamikaze che uccidono i suoi figli. Macché infedeli: suoi figli, più di così!
Noi continuiamo con la tiritera dei digiuni, delle astinenze dei venerdì, del digiuno del mercoledì delle ceneri e del venerdì santo in ricordo della croce. Ma il Signore, ci dice il profeta Isaia, vuole ben altro digiuno.
Dice il profeta: dividere il pane con l’affamato, introdurre in casa il senza tetto, vestire il nudo, sciogliere le catene, spezzare ogni giogo: questo è il digiuno che io voglio, dice il Signore (Is 58, 6).
Questo è il digiuno che dovremmo predicare a noi, cari cristiani: altro che paura dello straniero!
Se la novità che il Signore è venuto a portare è “misericordia io voglio e non sacrifici”, perché mai noi continuiamo a predicare i sacrifici anziché testimoniare la misericordia?
La novità dell’amore che è compimento della Legge in Gesù, non è un semplice restauro, non ha nulla a che vedere con le creme antirughe, non va a braccetto con qualsivoglia riforma del vecchio. La novità dell’amore è tutta una novità. Vale a dire: è un modo nuovo di agire e di vivere. Motiva il nostro muoverci in modo totalmente nuovo.
Non può la legge dell’amore andare d’accordo con la legge dei meriti per digiuno o della convinzione che noi possiamo, farisaicamente, guadagnarci il paradiso che invece è solo un dono.
Non c’è nulla da fare: il nuovo non è compatibile col vecchio. Il nuovo strappa il vecchio: non c’è riforma che tenga.
Per questo noi ci chiudiamo al nuovo e alla novità: per paura che il vecchio scompaia. Ma non si può mischiare la luce con la tenebra, la vita con la morte, l’amore con l’egoismo. Certo convivono in noi e intorno a noi queste realtà, ma non sono realtà che si possono mischiare: o cresce l’una e cala l’altra, o cresce l’altra e cala l’una.
Se Dio ha voluto sposare l’umanità e l’ha assunta a proprio amore assoluto, cosa vuoi che c’entri il digiuno. Centrale è il rapporto nuovo che siamo chiamati a vivere e a porre come preoccupazione e attenzione della nostra esistenza.
Non si aggiusta il vecchio col nuovo!
Il vestito vecchio con cui ci avvolgiamo vela e svela allo stesso tempo la nostra identità. Il vestito nuovo, quello delle nozze di Dio con l’umanità, svela un rapporto di amore che è essenziale alla vita di ognuno.
Quel vestito vecchio che si è logorato col peccato non viene rinnovato col digiuno e con i propri meriti. Il vestito nuovo, è dono di amore ed è frutto di amore. Il vestito nuovo è dono di Dio accolto. Il vestito nuovo non può giocarsi nella vecchia religione dei meriti e dei castighi: è cosa infantile.
La fede la si gioca in modo nuovo in un rapporto di amore dove tutto è donato e dove tutto è accolto nella libertà.
Il vestito nuovo, dono di Dio, rivela la sua gloria che è l’uomo vivente da Lui amato.
Il digiuno aiuta a scavare in profondità, a conoscersi nella propria intimità, nel segreto dove Dio vede e dove è trovato. Certo, il digiuno sarà anche opera di penitenza, pratica di solidarietà e di condivisione, ma sarà soprattutto questo provare se stessi nel rapporto con il cibo per discernere la nostra vera fame e il nostro autentico rapportarci a Dio e ai fratelli.
Enzo Bianchi
Il vino nuovo del Vangelo ha bisogno di otri nuovi: forme nuove, cuori rinnovati, una fede che ama più che osserva.
Luca Vitali
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