Matteo 9, 14-17
 

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 

E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Possiamo farci una domanda di fronte a questa provocazione del vangelo di quest’oggi, ancora prima che cominciare a disquisire sul come e quando fare digiuno. Possiamo farci una domanda che non ci faccia cadere subito nel moralismo per dirci che dobbiamo digiunare e basta. Dobbiamo porci una domanda che ci dica, ancor prima che utilizzare la parola digiuno come la formula magica per risolvere i nostri problemi di coscienza e di bravi cristiani che fanno quaresima, che cosa è il digiuno.

È una domanda fondamentale questa per non cadere nella tentazione di dirci che il digiuno va fatto; per non cadere nella tentazione di promettere di fare digiuno; per non cadere nella tentazione di dire che cominceremo un domani che non arriva mai.

Dobbiamo porci questa domanda per avvicinare a noi i tempi della grazia, per comprendere il più possibile la cosa, per cominciare a desiderarla come essenziale al nostro vivere e al nostro essere cristiani.

Dunque cosa è il digiuno? Cerco di rispondere parafrasando un testo di Isaia (58, 1-9).

Il digiuno non è qualcosa da mostrare in piazza, è una cosa che vale la pena fare se è vista da Dio e dagli altri diversamente “perché digiunare, se tu non lo vedi, mortificarci, se tu non lo sai?”. Ancora il digiuno non è andare in giro con il capo chino in atteggiamento di penitenza; non è usare il sacco e la cenere per letto come si usava nell’antichità; non è affliggere il proprio corpo. Il digiuno che il nostro Dio vuole, non è questo.

Il digiuno gradito al nostro Dio è un digiuno di carità. Un digiuno di carità che è sciogliere le catene inique, smettere di compiere ingiustizie, darsi da fare perché coloro che ingiustamente sono prigionieri vengano scagionati e liberati.

Il digiuno gradito a Dio chiede che noi togliamo il giogo agli oppressi, che cioè diamo loro una nuova possibilità di vita, che permettiamo loro di avere una dignità con possibilità di scelta libera e possibilità di lavoro e di mantenimento di sé e della propria famiglia. Significa rompere il giogo di quelle leggi di mercato internazionali che sono inique perché assicurano sempre più il ricco rendendo sempre più precario il povero. Leggi che fanno piovere sul bagnato, leggi giustificate come naturali, leggi che vanno combattute e cambiate: questo è il digiuno gradito al Signore.

Il digiuno gradito al Signore è quello di mandare liberi gli oppressi, non quello di opprimerli di più in nome di una falsa religiosità, perché Dio non può volere il male di nessuno dei suoi figli.

Digiuno è dividere il pane con gli affamati, perché ogni volta che avete dato da mangiare lo avete dato a me.

Digiuno è introdurre in casa i miseri, coloro che non hanno una casa, coloro che sono senza tetto, coloro che mancano anche del minimo necessario per un’esistenza dignitosa. Immaginate cosa significhi non avere un letto dove dormire non per una notte, ma sempre e potremo cominciare a capire la sofferenza degli homeless.

Digiuno è vestire chi è nudo. Chi ci passa vicino a casa, sotto il naso vestito in modo leggero in giorni di freddo.

Che cosa è dunque il digiuno? Il digiuno è un cuore penitente. Un cuore che ricomincia ad entrare in contatto con se stesso, che riprende a pulsare per Dio e i fratelli. Un cuore che da arido che era ridiventa poi fertile, ritorna a dare frutto. Un cuore accogliente della Parola del nostro Dio e della parola necessitante del fratello.

Il digiuno è una questione di cuore. Di un cuore che ricomincia a battere di nuovo e a sentire il grido del Signore nel fratello. Un cuore che si lascia commuovere e muove le mani e i piedi nella carità per l’altro.

Questo è il digiuno che ci viene chiesto e che ci viene offerto. Questo è il digiuno che rimargina le ferite delle nostre divisioni interne e delle nostre divisioni coi fratelli, delle nostre divisioni con Dio perché Dio ama chi dona con gioia.

Il Signore ci accompagna in questo cammino e se noi lo invocheremo egli ci risponderà dall’alto della sua disponibilità: “Eccomi!”.

Questo digiuno diventa uno squarcio nelle nuvole di tutti i giorni e ci porta ad avere Dio dalla nostra parte. Di solito siamo noi che siamo invitati a dire sì a Dio: oggi è lui che risponde a noi “Eccomi!”.

Il digiuno aiuta a scavare in profondità, a conoscersi nella propria intimità, nel segreto dove Dio vede e dove è trovato. 

Certo, il digiuno sarà anche opera di penitenza, pratica di solidarietà e di condivisione, 

ma sarà soprattutto questo provare se stessi nel rapporto con il cibo per discernere la nostra vera fame e il nostro autentico rapportarci a Dio e ai fratelli.

Enzo Bianchi

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

2 Agosto 2023 Matteo 13, 44-46

Il regno dei cieli, il tesoro nel campo, la perla preziosa è Lui, Gesù Cristo. È Lui la perla preziosa nascosta nel sepolcro della terra che brilla come non mai nella risurrezione.
PG

ll contadino va e vende tutto quello che ha

per comprare il campo.

Si tratta di una rinuncia? No, di una moltiplicazione!

Il mercante investe tutto quello che ha,

perché quella perla gli ha rubato il cuore.

Lasciano tutto, ma per avere tutto.

Vendono tutto, ma per guadagnare tutto.

È l’affare della vita.

Ermes Ronchi

1 Agosto 2023 Matteo 13, 36-43

Affrontare il male senza mormorare, con pazienza e gioia saper sopportare.
Aver vinto su te stesso sappi, questa è letizia.
Angelo Branduardi,

Gesù invita a guardare il grano e a lasciar alle mani del Padre la zizzania: solo così possiamo essere luce. E la luce non ha bisogno di lottare contro le tenebre: quando c’è lei, non possono esservi tenebre di sorta.

Luciano Locatelli

31 Luglio 2023 Matteo 13, 31-35

Accade nel Regno ciò che accade nell‘intimo di ogni essere.
Una sconosciuta e divina potenza che è all’opera, instancabile, che non dipende da noi e che non si deve forzare, ma attendere con la fiducia in Gesù, che ha una bellissima visione del mondo: tutto è in cammino, tutto un fiume di vita che scorre, in movimento perenne.

Ermes Ronchi

Share This