Matteo 9, 18-26

In quel tempo, [mentre Gesù parlava,] giunse uno dei capi, gli si prostrò dinanzi e disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano su di lei ed ella vivrà». Gesù si alzò e lo seguì con i suoi discepoli.

Ed ecco, una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, gli si avvicinò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello. Diceva infatti tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò salvata». Gesù si voltò, la vide e disse: «Coraggio, figlia, la tua fede ti ha salvata». E da quell’istante la donna fu salvata.

Arrivato poi nella casa del capo e veduti i flautisti e la folla in agitazione, Gesù disse: «Andate via! La fanciulla infatti non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma dopo che la folla fu cacciata via, egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò. E questa notizia si diffuse in tutta quella regione.

Il sangue è la vita e ci ricorda, questa donna, che da dodici anni, vale a dire da una vita, la nostra vita viene dissanguata. E mi sovvengono tutti quei momenti e quei movimenti che diventano ogni giorno un dissanguamento.

Mi dissanguo quando corro a vuoto e magari penso di potere recuperare andando più forte. Mi convinco di volere finire una cosa o compiere un impegno così poi dopo sono libero di fare altro, di fare quello che voglio. E mi ritrovo, nella mia illusione, a rendermi conto che non riesco a portare a termine nulla e che il tempo che mi sembrava di avere guadagnato qualcosa d’altro me l’ha portato via. E mi sento dissanguato perché incapace di vivere e di riuscire a conquistare del tempo per potere godere della vita.

Mi dissanguo quando penso di realizzare qualcosa contro tutto e contro tutti. Magari vedo cose che gli altri non vedono, ma il mio combattere contro mulini a vento è un continuo dissanguarmi che mi porta a girare a vuoto. E la vita mi sfugge in queste beghe che nulla hanno a che vedere con la Vita, con la Parola, con la Buona Notizia.

Mi dissanguo quando penso che la vita sia un contenitore da riempire di cose, di viaggi, di esperienze che vedono il loro termine sempre più vicino al loro inizio. Mi dissanguo quando non so più cosa significhi contemplazione, ricerca di una ricchezza interiore che non sia fatta di cose, ritorno ad un’essenziale che non sappiamo più cosa sia. Mi dissanguo nel rincorrere i miei bisogni. Più rincorro i miei bisogni, ben solleticati dal nostro modo di vivere del superfluo, e più mi accorgo che il mio pozzo della felicità viene svuotato e io mi ritrovo dissanguato. Il mio cuore è sempre più distante dal mio corpo e la mia mente segue a ruota questo movimento. Mi ritrovo instupidito e senza vita alla ricerca di qualche stimolo, di qualche droga che possa donarmi ancora la sensazione di essere vivo.

Mi sento dissanguato: ho bisogno dell’essenziale che è la radice del mio esistere. Se continuamente taglio questa radice o la violento, la vita non può giungere a me. Il chicco di grano della mia esistenza è soffocato dalla pula: ho bisogno di tempo e di cura per poterlo ripulire e poterlo di nuovo donare con cuore nuovo. Ho bisogno di calpestare la terra a piedi nudi per sentire di nuovo la madre terra che pulsa dentro di me e mi dice ciò che è bene essere e vivere, cosa significhi essere naturali. Cosa significa ancora una volta umanità ripiena di quella divinità che altro non è se non sangue vitale, acqua della vita, pane spezzato, cura per tutto ciò che mi circonda ma soprattutto cura per tutto ciò che mi abita, per tutto ciò che ho dentro.

Tutto questo è avere il coraggio di riconoscere i nostri sanguinamenti e dissanguamenti operati dalle nostre scelte insane. Ed è un riprendere coraggio per andare a toccare quel mantello di Gesù, magari da dietro, senza farci vedere, perché siamo impuri e perché siamo giudicati inumani e non degni del consesso umano.

Non possiamo continuare a perdere vita gettando il nostro tempo dalla finestra per rincorrere cose vane. Non ci sentiamo di stare di fronte al Signore? Stiamo dietro di Lui ma riconoscenti nel riconoscerci bisognosi di Lui. Ciò che ci manca per guarire è proprio Lui e noi sappiamo che la fede non è chiacchiera vuota ma toccare il Signore.  Dio siamo chiamati a toccare mentre Lui ci tocca con la sua Parola, Gesù fatto carne. Quella Parola che ancora ritorna a salvarci perché muove il nostro cuore verso l’altro e il cuore dell’altro verso il mio.

La coscienza di quella donna affetta da perdite di sangue deve essere la nostra coscienza. Le ho provate tutte e mi sono dissanguato ancor di più. Ho bisogno non di essere guarito, ma salvato come mi insegna la donna che perdeva sangue da dodici anni: una vita. La fede è certezza che la comunione con il Signore concretizzata nel toccarlo: salva.

Tocchiamo alle spalle il Signore. Tocchiamo la sua veste che è la sua umanità, che è la sua Parola fatta carne: sperimenteremo ancora una volta la sua efficacia e ci ritroveremo nel cuore quella sapienza della croce che nulla ha a che vedere con la croce di gloria di cui continuamente noi siamo alla ricerca.

Mi dissanguo quando penso di realizzare qualcosa contro tutto e contro tutti. Magari vedo cose che gli altri non vedono, ma il mio combattere contro mulini a vento è un continuo dissanguarmi che mi porta a girare a vuoto. E la vita mi sfugge in queste beghe che nulla hanno a che vedere con la Vita, con la Parola, con la Buona Notizia.

PG

 

Dio non guarisce soltanto, Dio resuscita con la linfa della Sua origine; si resuscita quando si smette di credere alle proprie forze, e si cerca avidamente un’altra Via, un’altra arteria, dentro il nostro stesso deserto, che porta dove mai si sarebbe scelto di andare.

Avveduto

Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI

Guarda le meditazioni degli ultimi giorni

 

16 Marzo 2026 Giovanni 4, 43-54

Nessuno può darci la garanzia che ciò in cui crediamo nella vita corrisponda a verità. Ciò che possiamo fare è continuare a camminare forti di quella speranza che nasce dalla fiducia. Se ricevessimo subito “segni e prodigi”, non saremmo incoraggiati a camminare, a crescere, a confrontarci con gli altri… E’ la fragilità della speranza a renderla così preziosa e umana.

Dehoniani

Il segno che compie Gesù, è veramente un grande segno che ci fa vedere cosa significa la fede nella Parola, ci ridà quella fiducia nel Padre che ristabilisce i nostri rapporti che non sono più rapporti di schiavitù e di morte, ma rapporti di libertà e di vita. Questo avviene mediante la fede in quella Parola, in ciò che è avvenuto allora e accade ogni volta che uno ascolta la Parola.

S. Fausti

15 Marzo 2026 Giovanni 9, 1-41

Ungendo con il fango gli occhi del cieco nato, Gesù non ha soltanto restituito la vista a un uomo. Ha ricordato a lui — e a ogni essere umano — la vertiginosa altezza a cui siamo chiamati. Un’umanità così vasta, così luminosa, così dignitosa da sfiorare il divino.

P. Scquizzato

Alla fine del cammino non c’è un dogma. C’è una fede nell’uomo.

Ed è qui che il Vangelo diventa tremendamente attuale.

Noi crediamo in tante cose: nel potere, nel denaro, nella tecnologia, nelle ideologie,

nei miracoli, nelle reliquie, nei riti, nel guru di turno.

Crediamo quasi in tutto.

Ma crediamo poco nell’essere umano.

Per questo lo umiliamo.

Per questo lo sfruttiamo.

Per questo lo scartiamo.

Il dramma della nostra epoca non è l’ateismo.

È la mancanza di fiducia nell’umano.

F. Tesser

14 Marzo 2026 Luca 18, 9-14

Si prega non per ricevere ma per essere trasformati. Il fariseo non vuole cambiare, non ne ha bisogno, lui è tutto a posto, sono gli altri sbagliati, e forse un po’ anche Dio. Il pubblicano invece non è contento della sua vita, e spera e vorrebbe riuscire a cambiarla, magari domani, magari solo un pochino alla volta. E diventa supplica con tutto se stesso, mettendo in campo corpo cuore mani e voce: batte le mani sul cuore e ne fa uscire parole di supplica verso il Dio del cielo.

Ermes Ronchi

Share This