Matteo 9, 27-31
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!».
Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!».
Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.
“Figlio di Davide, abbi pietà di noi!”, che siamo incapaci di vedere la volontà del Padre e ancor più incapaci di saperla incarnare.
Siamo ciechi perché non vediamo, siamo ciechi perché non sappiamo riconoscere la bellezza della volontà del Padre. Ma siamo ancor più ciechi perché non riusciamo a cogliere l’importanza, per la nostra vita, della volontà del Padre. La volontà del Padre ci umanizza, la volontà del Padre diventa possibilità quotidiana di incarnazione.
Riconoscere la nostra cecità, confessare la nostra cecità per chiedere pietà e misericordia, è una delle azioni importanti per la nostra esistenza.
Di fronte a questa domanda il Signore Gesù chiede la nostra decisione di fede: ci credi che io posso renderti la vista? Ci credete che possa mostrarvi il Padre? Ci credete che posso farvi cogliere la volontà del Padre, la sua bellezza, e possa darvi forza, coraggio e perseveranza per vivere ogni giorno la sua volontà?
“Credete che io possa fare questo?”.
Credi che non c’è nulla di più importante che fermarti a dare una mano ad una persona bisognosa? Più importante che non l’arrivare puntuale a messa? Più importante che non essere fedele ad un appuntamento decisivo?
Abbiamo solo un appuntamento decisivo: l’incontro con il fratello bisognoso.
Chiedere al Signore che ci guarisca dalle nostre cecità, questo significa: chiedere vita e coraggio per scegliere ciò che veramente è centrale nella nostra esistenza.
Ed essenziale è lo smettere di sfruttare il povero cominciando a servirlo. Il povero è il bisognoso, colui che non ha diritti agli occhi nostri, e che non ha la forza per fare valere i suoi diritti. Il povero è colui che da sempre è stato sfruttato per rendere i ricchi ancora più ricchi sulle spalle dei più poveri, formiche che lavorano senza sosta e senza soddisfazione.
Nelle nostre politiche il povero è una opportunità per ottenere finanziamenti dal governo, dalla Comunità Europea, dalle Regioni. E i comuni, non solo quelli legati ai partiti, si ingrassano alle spalle dei più poveri. E noi rischiamo di fare lo stesso.
Il povero non può essere usato per i nostri tornaconti comunali o di congregazione o di gruppo. Crediamo che il Signore ci possa guarire da queste cecità? Lo crediamo noi? lo crediamo questo?
Rispondere “Sì, o Signore!”, significa sbilanciarci e giocarci in una modalità di vita che non è secondo il nostro buon senso ma secondo Dio. Rispondere “Sì”, significa ammettere la nostra cecità, chiedere da Lui luce, a Lui che è la Luce che viene nel mondo. Chiedere questo con forza significa credere che accogliere Lui Luce significa ricevere il potere di diventare figli di Dio.
Chiedere Luce per vedere e capire e avere la forza di vivere la volontà del Padre, significa porci nella condizione di ricevere la grazia di Dio ed essere persone che vivono di questa grazia. Significa essere aperti a vedere e ad ascoltare la volontà del Padre e a viverla.
“Avvenga per voi secondo la vostra fede”, è quanto il Signore può dire di fronte al nostro desiderio e alla nostra disponibilità.
Manifestare questo desiderio significa uscire dagli insabbiamenti del nostro cuore, dalle sabbie che ci paralizzano la vita, da quelle sabbie che diventano fragilità per la costruzione della nostra casa, da quell’atteggiamento che ci porta ad insabbiare la volontà del Padre pensando in tal modo di risolvere i nostri problemi. Uscire dagli insabbiamenti per mettere i piedi sulla roccia della volontà del Padre vista e creduta e vissuta. E quando le ruote della jeep ritrovano roccia sotto di loro, la jeep scatta in avanti e riprende a macinare strada uscendo da sabbie e pantani che bloccano le ruote del nostro vivere e della nostra testimonianza.
Che la luce e la forza del nostro desiderio affidati a Lui che è Luce che illumina il mondo, rendano possibile l’impossibile, ci rendano capaci di fare la volontà del Padre ritrovando quella gioia di vivere vera, che continuamente noi rischiamo di perdere per via.
Come un cieco avverte il sole senza vederlo, così l’anima Dio.
Hans Urs von Balthasar
Vedere ed essere visti vanno di pari passo, coincidono. Toccano il livello più profondo della nostra natura umana. La reciprocità tra l’essere visti dagli altri e il vedere gli altri ci permette di riconoscerci umani e nello stesso tempo di custodire la nostra unicità individuale. La relazione può essere considerata come un “vederci” reciprocamente, dove insieme impariamo a essere umani.
Bottaro
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
21 Aprile 2026 Giovanni 6, 30-35
Il pane d’ogni bocca,
di ogni uomo, in ogni giorno,
arriverà perché andammo
a seminarlo e a produrlo,
non per un uomo soltanto ma per tutti,
il pane, il pane per tutti i popoli
e con esso ciò che ha forma e sapore di pane
distribuiremo:
la terra, la bellezza, l’amore,
tutto ciò ha sapore di pane,
forma di pane, germinazione di farina,
tutto nacque per essere condiviso,
per essere donato, per moltiplicarsi.
Pablo Neruda
20 Aprile 2026 Giovanni 6, 22-29
Aspiro al donatore più che ai suoi doni.
Non è tanto dal legame della speranza
quanto dalla forza dell’amore che io sono attratto.
Non è dei doni, ma del Donatore che ho sempre la nostalgia.
Gregorio di Narek
Noi non siamo capaci di moltiplicare, se non condividendo con gli altri ciò che abbiamo ricevuto in dono: pane, gioia, e quindi vita. Andare oltre il segno del Pane, vuole dire anche questo. E’ darsi da fare per il cibo che rimane per la vita eterna, è compiere le opere di Dio, ed è credere in colui che egli ha mandato.
Dehoniani
19 Aprile 2026 Luca 24, 13-35
Anche noi percorriamo strade di Emmaus. Ci allontaniamo, delusi, stanchi, disorientati. Ma il Risorto continua a farsi vicino proprio lì.
La Pasqua accade quando, dentro la nostra fuga, qualcuno
ricomincia a camminare con noi.
E il cuore, che credevamo spento, torna lentamente ad ardere.
C. Tabarro
Il segreto buono della vita è quello stesso di Gesù: non andarcene da questa terra, da questa Emmaus infinita, senza essere prima diventati pezzo di pane buono per la fame e la pace del mondo.
E. Ronchi
Giovanni Nicoli | 5 Dicembre 2025