In quel tempo, mentre andava via, Gesù vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Il vangelo è spregiudicatezza: per noi che siamo schiavi della partita doppia dei nostri bilanci economici è difficile comprendere che il segno del guadagno è il meno e non il più. Il segno del guadagno non è Levi seduto al banco delle imposte, ma è Matteo che banchetta in casa con il Maestro attorniato da pubblicani e peccatori.
Questo significa che quando muore la volontà buona, quando si dileguano le prospettive di fare il bene, quando sparisce ogni ordine etico e ogni giustizia umana, inizia il vero pellegrinaggio del cristiano. Questo pellegrinaggio si chiama perdita – anche ma non solo del banco delle imposte – e naufragio – dalle nostre certezze.
Troppo spesso la nostra fede è un banco delle imposte dove qualcuno tira le somme, dove il meno –grande segno evangelico – è poco gradito. Continuiamo a misurare se siamo degni oppure no, se siamo capaci oppure no. Per noi il naufragio è un fallimento, il lasciare il banco delle imposte è una follia, il fare guadagnare il povero che non sappiamo se saprà gestire bene – ma cosa significa poi bene per la Buona Novella? – è pura illusione.
Le sicurezze delle nostre carità calcolate, le sicurezze del “ a chi do’ cosa “, l’amore fatto con la carta di identità in mano, è tutto un banco delle imposte che ci rende paralitici nella nostra fede e dal quale Gesù ci chiede di alzarci per seguire Lui che vuole banchettare con i cosiddetti lontani. Quei lontani che sono lo scopo di Gesù che è il Medico che cura i malati con la sua vicinanza, perché non sono i sani che hanno bisogno del medico, i malati sì. I sani si ritengono autosufficiente, non hanno bisogno di banchettare con Gesù, si credono i vedenti pur essendo ciechi.
È nella perdita e nel naufragio dei nostri “segni più” che si evidenzia la grandezza del segno meno. È Francesco che abbandona la ricchezza della casa paterna, grande insieme di più, lasciando al padre anche il proprio vestito e andandosene nudo, il grande segno meno di sorella povertà e di sorella misericordia che lo immette nel mondo della beatitudine, della felicità di un banchetto fatto con i poveri, i pubblicani e i peccatori, i lebbrosi e i paralitici.
La perdita e il naufragio, così compreso, termina non nel fallimento ma nella disponibilità incondizionata di sé, termina in una libertà che non distrugge il mondo ma lo apre lasciandovi entrare l’Assoluto come attore principale. La perdita e il naufragio è perdita e naufragio delle nostre sicurezze aprendoci al mondo dell’unico necessario: l’Amore di Dio.
La perdita e il naufragio del segno più apre la via stretta del segno meno dove i sacrifici non hanno più senso e dove, invece, viene esaltata la misericordia come volontà del Padre.
Andate e imparate cosa significhi il fatto che io voglio misericordia e non sacrifici, ci dice il Signore. La misericordia è un paralitico che si alza dal banco delle imposte; misericordia è fare la figura del mangione e del beone che banchetta con pubblicani e peccatori.
Il sacrificio è dinamica farisaica e capitalista e liberista del mio merito di fronte a Dio. Misericordia è naufragio di tutto ciò per lasciare entrare Dio nel profondo della nostra vita. È l’uccisione del liberismo meritocratico che è il dio in terra che sta schiavizzando tutti noi dietro spread e borse che sono cose solo per i grandi. È lasciare spazio alla grazia che inonda di vita il mio essere peccatore. È la Grazia la grande medicina del Medico Gesù che con la sua misericordia, banchettando con noi, ci riavvicina alla vita e ci riporta sulla via vera.
Ben venga il naufragio della falsa religione dei sacrifici e dei meriti. Religione che uccide anche la risurrezione e il Paradiso pensandoli infantilmente come premio, mentre invece altro non sono che il compimento della creazione.
Crisi, fallimento, recessione nel mondo della misericordia diventano opportunità di vita più vera. Il naufragio dell’economia può diventare salvezza dell’uomo se l’uomo comprende che non può più essere strumento dell’economia che tutto tritura, ma deve diventare invece opportunità di una vita nuova non più spesa per essere consumatori bravi che sostengono l’impossibile crescita infinta dell’economia, e diventare invece di nuovo uomini responsabili e costruttori del proprio futuro. Futuro che intinge le sue radici vitali nel fiume della misericordia, non più nel deserto del sacrificio.
Questa è vita, questa è guarigione dalla paralisi, questa è liberazione dalle schiavitù che noi siamo sempre abili a mettere in campo per salvare le nostre conquiste, il nostro potere.
Il paradiso è stare in relazione immediata con l’altro, stare a tavola con lui e con Gesù, niente più: niente vale di più.
La Chiesa non è fatta di giusti, ma di peccatori perdonati, sempre bisognosi di ricevere e dare perdono. I cristiani non vivono della propria giustizia, ma della sua ‘grazia’: graziati dal Signore, usano grazia gli uni verso gli altri.
Fausti
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
10 Marzo 2025 Matteo 25, 31-46
A noi, è richiesto di rimanere vigili come sentinelle, perché non accada che, davanti alle povertà prodotte dalla cultura del benessere, lo sguardo si indebolisca e diventi incapace di mirare all’essenziale. Cosa significa?
Mirare Gesù, guardare Gesù nell’affamato, nel carcerato, nel malato, nel nudo, in quello che non ha lavoro. Guardare Gesù in questi fratelli e sorelle nostri, in quello che è solo, triste, in quello che sbaglia e ha bisogno di consiglio, in quello che ha bisogno di fare strada con Lui in silenzio perché si senta in compagnia.
Queste sono le opere che Gesù chiede a noi! Guardare Gesù in loro, in questa gente. Perché? Perché così Gesù guarda me, guarda tutti noi.
Papa Francesco
9 Marzo 2025 Luca 4, 1-13
È un’illusione vivere come se le scelte fossero fatte una volta per sempre. Occorre invece, aprire gli occhi e capire che tutta la vita è tempo di deserto e il deserto è il luogo della libertà, ma anche della tentazione; della fedeltà a Dio, ma anche delle nostre ribellioni; degli avanzamenti, ma anche dei nostri smarrimenti.
D. Battaglia
Il deserto di cui parla il Vangelo non è un luogo fisico ma interiore dove tu sei da solo con te stesso e puoi raggiungere ciò che tu sei: puro spirito. Il deserto è il luogo che devi creare tu spogliandoti coraggiosamente di tutte le tue maschere, di tutti i tuoi alibi, di tutte le tue difese e metterti faccia a faccia con i tuoi dèmoni interiori che ti illudono di darti potere sui tre ambiti fondamentali della tua vita: cose, persone, eventi = potere materiale, potere relazionale e potere esistenziale.
E. Ronchi
8 Marzo 2025 Luca 5, 27-32
Lasciare ciò che è di impedimento per seguire Gesù non ha nulla
a che fare con la penitenza e il sacrificio.
Si tratta piuttosto della vita vera per cui siamo fatti: la comunione e la gioia.
P. Lanza
Il tempo penitenziale che vogliamo vivere per preparare ancora le gioie e le sfide pasquali non ci punta il dito contro, ma il dito ci indica la via per ritrovare il meglio di noi stessi e apparecchiarlo per gli altri come fosse un banchetto a lungo desiderato. Quando il Signore ci indica con il dito della sua parola, in realtà ci apre sempre una via perché il nostro piede possa ritrovare la strada di casa che, pur rimanendo la stessa, non è più come prima.
M. D. Semeraro
Giovanni Nicoli | 21 Settembre 2023