In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».
Gesù ha appena perdonato i peccati al paralitico che gli era stato presentato: un perdono suggellato dalla guarigione fisica. Ora Gesù perdona Matteo chiamandolo alla vita: “Segui me”, gli dice. Matteo, paralizzato al banco delle imposte, paralizzato allo scopo della sua vita, paralizzato alla ricchezza e allo sfruttamento della gente, si alza e segue Gesù divenendo il perdonato per eccellenza.
Il paralitico e Matteo ci dicono che il peccato non esclude dal Regno, anzi è un privilegio. È un privilegio perché Dio ama di più il peccatore perché ne ha maggiormente bisogno. Il peccatore lo amerà di più perché maggiormente gli è stato perdonato. Come il malato così il peccatore: più è malato, più è lontano e maggiormente ha bisogno del medico, del buon pastore che lascia le novantanove per andare alla ricerca di lui perduto. Il peccato non impedisce l’esperienza di Dio, quel Dio che, anzi, lo chiama per nome.
Il peccato di Matteo è la sua ricchezza e noi sappiamo che difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei cieli; è infatti più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli. Il giovane ricco è un esempio di questa difficoltà, come lo è il ricco epulone, come lo è il ricco che costruisce granai più grandi per ammassare tutti i suoi raccolti, e quella notte stessa poi muore. Sappiamo che tutto ciò è impossibile agli uomini ma non a Dio che chiama: “Seguimi”.
La chiamata misericordiosa di Dio sgonfia le gobbe del cammello: “Ed egli si alzò e lo seguì!”. Matteo il peccatore e ricco, lascia tutto di fronte alla chiamata di Gesù e lo segue. Perde le sue ricchezze, perde il banco delle imposte, perde ciò che dava senso al suo esistere e che allo stesso tempo lo inchiodava al banco delle imposte, paralizzandolo alla sua ricchezza e alle sue gobbe che non gli permettevano di passare per la porta stretta.
Matteo lascia e lasciando trova. Ascolta la chiamata, segue chi lo chiama, lascia ciò che aveva, entra per la porta stretta e con lui porta tanti peccatori che scandalizzano i ben pensanti. Quei ben pensanti di cui sono piene le nostre comunità e che non entrando loro nel Regno, perché si ritengono giusti, vogliono che nemmeno i pubblicani entrino perché da loro condannati e giudicati persi.
Segui me, dice il Signore a Matteo. Matteo fa un passo indietro, deve scostare la sedia su cui era seduto e a cui era così affezionato. Fa un passo indietro e rientra in se stesso. Lascia risuonare dentro di sé la chiamata, lascia le sue sicurezze, spinge indietro la sedia, abbandona le sue ricchezze e si lascia riempire della sicurezza della misericordia che sgonfia le gobbe delle nostre ricchezze e ci riempie della forza vitale per il cammino, diventa anche lui quello che tutti siamo: dei viandanti, dei pellegrini, gente che deve viaggiare leggera.
È lui, il Zaccheo, che dopo avere accolto il Signore in casa, quel Signore che ha voluto fermarsi a casa sua, quel Zaccheo che ha donato la metà dei suoi beni ai poveri e che a coloro che aveva frodato ha restituito quattro volte tanto. Quale Zaccheo che si svuota delle sue ricchezze perché ha scoperto la misericordia del Signore, ricchezza che né tignola né ruggine possono intaccare e che i ladri non possono raggiungere per rubare.
Di fronte al paralitico, di fronte a Matteo ricco ma con le gobbe svuotate, di fronte al suo ritornare in sé, non possiamo che accogliere la chiamata del Signore: “Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori”.
Gesù cerca il peccatore che è in me. Non per assolvere un lungo elenco di peccati, è poca cosa, ma per impadronirsi della mia debolezza profonda. E lì incarnarsi. Beata debolezza!
Ermes Ronchi
Come un innamoramento a prima vista, senza se e senza ma. Bastò la voce. La voce di Gesù. Ma forse ancor prima, prima della voce, erano bastati i suoi occhi, la luce dei suoi occhi: lo vide.
Angelo Casati
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
29 Aprile 2026 Matteo 11, 25-30
Più la mia vocazione si rischiara, più amo il Cuor di Gesù. Lo conosco meglio, lo medito più facilmente: voglio vivere e morire in questo Cuore che è vissuto per mio amore; voglio unirmi a lui sempre più fedelmente al principio d’ogni mia azione.
Padre Dehon
Io sono piccolo, fragile, indifeso. Posso sbagliare, commettere errori, anche per ingenuità, leggerezza. Allora, prendo tutto me stesso e mi abbandono all’universale fluire delle cose, perché in fondo sono solo un minuscolo granello dell’universo. Affido a Dio queste mie paure. E se davanti alla sua onnipotenza, riesco a riconoscere la mia infinita piccolezza, cosa mai può essere la mia ansia, o la mia paura del futuro, cosa potrà mai farmi la sofferenza?
Giovanni Allevi
28 Aprile 2026 Giovanni 10, 22-30
Quello che oggi ti chiedo, Signore, è, in fondo, la capacità di riconoscere in ogni cosa il movimento delle tue mani. Che io mi meravigli di come la vita ti rispecchia. Che sappia leggerla e abbracciarla in profondità, come una parola che mi viene da te.
J. Tolentino Mendonça
Fidati!. Difficile, provocatorio, ma terribilmente potente, come una chiave che libera la vita, che fa scattare grinta ed entusiasmo. Fidati!: parola che mette paura, ma capace di dare senso, colore e speranza. La nuova vita ricomincia ogni giorno dalla fiducia.
Dehoniani
27 Aprile 2026 Giovanni 10, 11-18
Barcollando nella speranza ho ripreso il cammino: un passante si è messo al passo con me. Egli mi diceva: Io sono il pastore delle greggi che non hanno pastore e che tremano nella pianura, io sono le braccia aperte sulla tua profonda pena, il balsamo essenziale che allevierà i tuoi dolori.
M. Delbrel
Giovanni Nicoli | 7 Luglio 2023