Sabato Santo
IL SILENZIO DI MARIA IL SABATO SANTO
Quando finiscono le speranze, possiamo piangere amaramente come Pietro, possiamo toglierci di mezzo come Giuda, possiamo disinteressarci come Pilato.
Tutte queste possibilità stanno lì: o scappiamo o ci facciamo coinvolgere, ci bagniamo oppure teniamo gli abiti asciutti. Allo stesso tempo è possibile sperare. Non sappiamo quali forze ci possono aiutare in questa dimensione per avere fiducia nel mezzo della notte.
Questo è quanto celebra il sabato Santo. Chi è protagonista è una donna. Una donna trafitta dal dolore che rimane, rimane ai piedi della croce, davanti al sepolcro poi.
A Maria di Nazareth non solo avevano tolto un figlio: le avevano strappato anche la fede. Lei credeva che suo figlio fosse divino, come d’altronde le era stato annunciato.
Sapeva che, nonostante tutte le vicende della vita di Gesù, la nascita di Gesù era stata molto singolare.
Ora, con la sua morte, tutto era rimasto in sospeso, sembrava tutta una illusione, il fondamento della sua vita si era sgretolato.
Cosa avrebbe combinato da quel momento in poi? Come avrebbe vissuto? Non è normale che a chi noi generiamo sopravviviamo. Il dolore che si sperimenta è talmente grande che sembra non lasci spazio a nient’altro.
In Maria però si rende possibile qualcosa d’altro: la fede semplicemente perché lei continua a credere. Un credere contro ogni speranza anche di ciò che avviene. Lei crede nelle promesse del Figlio.
Soffrì, sì, ma non cedette nemmeno quando tutte le prove dicevano che avrebbe dovuto desistere. L’Addolorata rappresenta l’umanità intera quando perde Dio.
Poco prima delle sue ultime ore Gesù aveva detto ai suoi discepoli che non li avrebbe lasciati orfani. Ma oramai nessuno di loro si ricorda di queste sue parole: solo Maria è memoria e memoriale di quanto aveva detto suo Figlio. lei, con Giuseppe nei primi tempi, conservava tutto ciò che diceva Gesù nel suo cuore.
Maria le ha serbate nel suo cuore di Madre e, perciò, in quest’ora amare non dispera! Il dolore non le viene risparmiato, le viene risparmiata la disperazione.
Non si può vivere in stato di grazia e allo stesso tempo essere disperati.
La chiave è: serbare le parole di vita nel cuore. Questo ci fa resistere, con dignità, alla disgrazia.
da una meditazione sul Sabato santo di Joseph Ratzinger
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
5 Maggio 2026 Giovanni 14, 27-31a
La pace è l’uomo e questo uomo è mio fratello,
il più povero di tutti i fratelli.
La libertà è l’uomo e questo uomo è mio fratello,
il più schiavo di tutti i fratelli.
La giustizia è l’uomo e quest’uomo è mio fratello.
M. Turoldo
“ Una pace futura potrà essere veramente tale
solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso,
se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo,
di qualunque razza o popolo, se avrà superato quell’odio
e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso,
forse alla lunga in amore, se non è chiedere troppo.
E’ l’unica soluzione possibile”.
E. Hillesum
4 Maggio 2026 Giovanni 14, 21-26
L’amore e la fiducia in Gesù ci permettono di capire la sua Parola e di viverla. Lo Spirito che Gesù manderà ci aiuterà a ricordarla – a rimetterla nel cuore – e a viverla nel nostro tempo. Non aggiungerà niente di nuovo, ma ci aiuterà a calarla nelle esperienze che viviamo.
Dehoniani
La nostra vita diventa feconda solo nella misura in cui impariamo a voler bene a Gesù, restando uniti alla sua parola. Lasciando che la linfa del suo bene spenga ogni agitazione e dissipazione del cuore.
R. Pasolini
3 Maggio 2026 Giovanni 14, 1-12
Essere nel Padre è l’identità forte di Gesù, il Figlio, ed essere non significa solo fare come il Padre o parlare come lui, ma abitare dentro in una relazione totalizzante e al contempo liberissima. Questa relazione è lo Spirito, la comunione dei due che si incontrano in un abbraccio che li fa essere veri.
L. Vitali
«La via non è una strada, ma una persona da seguire; la verità non è un concetto, ma un uomo da frequentare; la vita non è un dato biologico, ma un amore da amare».
Silvano Fausti
Giovanni Nicoli | 19 Aprile 2025