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Risvegliare il desiderio per alimentare

da | 6 Aprile 2022 | Testimonianze

Educare ed educarsi è riscoprire la bellezza del camminare insieme, perché da soli non si può crescere.

“Risvegliare il desiderio
per alimentare”.

Questo il titolo dell’incontro condotto on-line da Padre Giovanni Nicoli sabato 12 marzo.

Le tematiche di Padre Gianni mi portano sempre a riflettere, a riprendere e rivedere il mio vissuto.
La possibilità di poter partecipare a questi incontri è molto stimolante perché mi aiuta ad entrare in profondità.
Inoltre, ascoltare le testimonianze degli altri partecipanti mi permette di toccare il loro vissuto ed uscire così dal mio mondo, dai miei schemi mentali. Il confronto rappresenta come sempre una bella opportunità di crescita.
Di quest’ultimo incontro mi ha particolarmente toccata questa frase detta da Padre Gianni:

“I giovani sono fiaccole da accendere e non vasi da riempire” (Plutarco)

Spero vivamente che la mia fiaccola sia accesa affinché anch’io, con il mio esempio, possa accenderne altre.
È sempre vivo in me un forte desiderio di essere educata e il timore di non essere una buona educatrice.
Quanto emerso, dalle riflessioni fatte durante l’incontro, mi ha fatto meglio comprendere che l’educare è un processo che porta ad ascoltarmi e ad ascoltare.
Che ogni fallimento rappresenta una grande opportunità di crescita.
Che la vita è meravigliosa e che bisogna alimentare il coraggio di essere sempre se stessi.
Che l’imperfezione non esiste, esiste la diversità e che la diversità è una grande ricchezza.
Che ognuno porta in sé una scintilla divina e ad ognuno di noi spetta il compito di ricordarlo a se stessi e agli altri.
Che “l’avvenire è nelle mani di coloro che avranno saputo dare alle nuove generazioni delle ragioni per vivere e sperare” (Papa Francesco).
E soprattutto, che bisogna mettere in relazione i cuori. 

Annunziata Scalvini, San Giovanni Bianco (BG)

“Mettere in relazione i cuori”. Che bello! Ed è proprio così!
Educare ed educarsi è riscoprire la bellezza del camminare insieme, perché da soli non si può crescere: l’educazione non può prescindere dal mettersi in relazione con l’altro, dal coinvolgersi a vicenda.
Ci si educa insieme, perché in una relazione ognuno ha qualcosa da trasmettere, qualcosa da dare e qualcosa da ricevere. Sempre!

Padre Gianni ha dipinto l’immagine di un banchetto a cui tutti sono invitati e tutti possono portare qualcosa, perché ciascun commensale ha in sé un grande valore educativo.
Ma perché questo sia possibile, credo sia necessario non sentirsi mai “arrivati” ed essere, al contrario, sempre in movimento e avere il desiderio di continuare a crescere, ad imparare da tutto e da tutti, anche dal più piccolo, anche dall’ultimo, anche da chi meno te l’aspetti.
Troppo spesso invece, dall’alto della nostra esperienza o forti dell’età che avanza, che nel comune dire dovrebbe fare di noi dei “saggi maestri”, indossiamo esclusivamente i panni dell’educatore, dimenticandoci di continuare a sentirci anche soggetti “educandi”. Padre Gianni diceva – e a ragione – che non può insegnare chi smette di imparare.
Si ascolta non tanto chi insegna a parole, ma chi testimonia con la vita e con l’esempio quanto dice.
Come può considerarsi un educatore chi ha smesso di mettersi in gioco, chi non sa vivere in prima persona l’“Educere”, ovvero il saper uscire dai propri schemi mentali, dalle proprie certezze, dai luoghi comuni, dal dato per scontato, persino dall’idea che ci si educa interiorizzando nozioni, principi e valori stabiliti da altri?

Il vero educatore non è colui che conosce tante cose, ma è colui che ha passione per la vita, che si lascia stupire e meravigliare dalla realtà e quindi anche da chi ha accanto, che si entusiasma per ciò che è vero e bello e col suo entusiasmo contagia gli altri. Non è la conoscenza che fa la differenza, ma il cuore!
Padre Gianni diceva che “Educare è rimettere al mondo”.
“L’educatore è, in un certo senso, un ostetrico che fa nascere la nostra umanità più piena, aiutandola a venire alla luce. Ma l’educazione non è mai un’azione a senso unico: si rinasce insieme. Anche l’educatore viene rigenerato, anche lui rinasce, anche lui ogni giorno è rimesso al mondo”.

Il vero educatore non è colui che conosce tante cose, ma è colui che ha passione per la vita, che si lascia stupire e meravigliare dalla realtà e quindi anche da chi ha accanto, che si entusiasma per ciò che è vero e bello e col suo entusiasmo contagia gli altri. Non è la conoscenza che fa la differenza, ma il cuore!
Padre Gianni diceva che “Educare è rimettere al mondo”.
“L’educatore è, in un certo senso, un ostetrico che fa nascere la nostra umanità più piena, aiutandola a venire alla luce. Ma l’educazione non è mai un’azione a senso unico: si rinasce insieme. Anche l’educatore viene rigenerato, anche lui rinasce, anche lui ogni giorno è rimesso al mondo”.

 Il desiderio è ciò che ci fa rinascere ed essere vivi ogni giorno.
Educere quindi per far emergere il desiderio. Il proprio innanzi tutto.

  • Educarsi mossi dal desiderio, che è mancanza e domanda viva e in quanto tale ci stimola continuamente ad aprirci alla scoperta, all’andare in cerca della nostra strada, a riappropriarci del nostro divenire, per essere parte attiva nell’avventura della nostra esistenza.
  • Educare per risvegliare il desiderio in chi ci sta accanto e alimentare quel desiderio per trasmettere non tanto il sapere, ma la speranza.
  • Educarsi ed educare per generare il desiderio di bellezza e amore che ci permette di essere ciò per cui siamo nati e ci spinge a non assecondare ciò che la società vuole da noi, ma ciò che noi vogliamo essere per la società, per l’altro.
  • Desiderare come via per prendersi cura, perché è proprio quando ci percepiamo come dono che rinasciamo per il mondo!
Argomenti: Desiderio | Educare | Relazione
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