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Talenti siamo eppure ci lamentiamo …

da | 21 Febbraio 2020 | Approfondimenti

Capita qualche volta di parlare di talenti, di piccole, o grandi, ricchezze personali di cui si è dotati.
È in noi, in alcuni in forma accentuata, la competitività che mette sul palco, a confronto, le nostre personali abilità e quelle degli altri.
Alla radice la voglia di emergere, di essere qualcuno, di stimarsi fino a distinguersi, sono “unico”, … o semplicemente sentirsi vivi.
C’è chi questo dono, i suoi doni, li gestisce con più umiltà e consapevolezza. Li sa vedere davvero, cosa non scontata. È pronto a gestirli, e gestirsi, in ogni situazione avversa perché sa che quel momento non diminuisce il suo valore.

C’è pure chi si lamenta di quello che ha quasi si trovasse addosso una ricchezza di cui sbarazzarsi perché non vissuta come propria.
Ogni eredità ricevuta – ci ricorda Nathalie Sarthou Lajus – presuppone una forma di adesione interiore altrimenti viene ricevuta come un fardello e non come un tesoro. … La parte imposta di tale eredità può allora gravare con il peso di un debito insolvibile se, come il cattivo servo della parabola dei talenti, immagino che devo salvaguardare il patrimonio così come è, identico, come un’opera fossilizzata, come una palla morta.” (“L’arte di trasmettere”, edizioni Qiqajon, 2018)

Inutile fuggire, magari per paura, le native responsabilità che ci sono date: esserci. Sotterrarsi (come pure Gesù nel Vangelo ci ricorda) non è vivere, ma sopravvivere.
Interessante la lettura che fa dei “talenti”, è una descrizione da talentuosa, Carlotta Borasio in questo suo articolo, “Tutti abbiamo talento …” , dove colgo una serie di suggerimenti utili per me e, se interessati anche voi, per noi.
La nostra posizione è davvero particolare e unica, tornando a guardare, con serenità, dentro il nostro bagaglio personale … che, vogliamo ricordarcelo, ci è dato in dono.

Argomenti: Approfondimenti
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