Una carezza

da | 6 Febbraio 2020 | Approfondimenti

INCONTRI DI FORMAZIONE

online

Incontri formativi sul tema

SEMINIAMO UTOPIA

PER RACCOGLIERE REALTÀ

INCONTRI ON-LINE
dalle ore 15:30 alle ore 17:30

Interventi di p. Giovanni Nicoli

3 ottobre – Preore (TN)
UTOPIA: UN NON LUOGO DI MOVIMENTO,
IL SEME DEL FUTURO

Camminare nel presente
verso un futuro di speranza

31 ottobre – Val D’Adige
UTOPIA E PROFEZIA
Progetto e imprevedibilità

27-29 novembre – Albino (BG)
UTOPIA: L’INATTESO
SEMPRE ATTESO

Il mondo nuovo come lo sogna Dio

9 gennaio – Albisola (SV)
UTOPIA: IL NON LUOGO
DENTRO DI NOI

Il regno dei cieli è in mezzo a noi.
L’impossibile possibilità concreta.

13 febbraio – Valle dei Laghi
UTOPIA: PRATICARE LA GIUSTIZIA
COME FEDELTÀ A CIÒ CHE
UMANIZZA

Non assistenzialismo ma ugualitarismo

12-14 marzo – Albino (BG)
UTOPIA PASQUALE
E DISTOPIA MONDIALE

Il potere del mondo e il potere dell’amore.
La Pace è responsabilità comune.

10 aprile – Tuenno (TN)
PERCHÉ L’UTOPIA SI AVVERI
Come costruire un luogo buono nella
quotidianità. Testimonianze evangeliche
e voci utopiche di oggi.

8 maggio – Monticelli Brusati (BS)
UTOPIA: UN FUOCO DA ACCENDERE
per generare passione, desiderio di
comprendere e di cambiare

12 giugno – Trento
UTOPIA:
RITROVARE IL CUORE DELL’AMORE

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Per informazioni e iscrizioni

 Partecipazione: confermare via e-mail a  Incontri.gtv@gmail.com

“C’est tout ce que j’ai”
(E’ tutto quello che ho)

Scosta piano la coperta che l’avvolge.
Contro il suo corpo, dorme un bambino.
Avrà quattro/cinque mesi.
Poi lo ricopre teneramente.

Halima viene dal Camerun.
Potrebbe avere 20 anni.
Finita in mano ai miliziani libici e rinchiusa nel campo di Zintan.
“Venivano e ci trascinavano fuori, in una baracca.
Poi abusavano di noi.
Quanti ?
Non so.
Tanti.
Ogni notte tanti.
Poi un giorno mi hanno fatta salire su di un camion con altri soldati.
Mi avevano venduta a nuovi padroni.
Riuscii a scappare con un’altra mia amica e dopo un mese sono arrivata qui.
Mi hanno portato via tutto.
Tutto meno lui.
“C’est tout ce que j’ai.”

E accarezza la coperta,
Stringe quel bambino figlio della violenza subita.

Halima, una delle tante vittime della guerra.
A Medenine li vedi girare per strada, escono dal Centro Al Hamdi che li ospita.
Un posto che non esiste più dopo che l’UNHCR lo ha abbandonato perché insufficiente a contenere il flusso dei migranti.
Ma molti sono rimasti li.
Dormono per terra, nei corridoi, sul tetto.
Di giorno escono per cercare un aiuto.
Un pane, un po’ di latte.

– Come lo hai chiamato ?
– Non ha un nome, non ho trovato un nome…..
..Tu come ti chiami ?
– Khaled….
– Bello Khaled, mi piace….Posso chiamarlo Khaled ?
– Certo che puoi
– Allora da oggi lui si chiama Khaled

E ancora accarezza la coperta, la bacia e mi sorride.
Esco, vado a cercare del pane e del latte.
Glielo porto.
Ho trovato anche un po’ di formaggio di capra e qualche arancia.

“Merci, baba, à partir d’aujourd’hui, chaque fois que j’appellerai le bébé, je penserai à toi.”

Penso al piccolo Khaled, a quando uscirà da quella coperta, al mondo che avrà davanti agli occhi……
Quale futuro ?
Halima mi sorride ancora.
A Khaled, di certo non mancherà mai l’amore di sua madre.

Dei bambini giocano per strada.
Si rincorrono, si strattonano, ridono forte chiamandosi.
Una bambina s’avvicina alla macchina, sorride e piega la testolina in un gesto d’umiltà…… “Bon bon, bon bon ….”
Vuole caramelle.
Ne abbiamo sempre.
Le accarezzo i capelli, lei si ritrae impaurita, poi s’avvicina di nuovo, le afferra e le mostra orgogliosa agli altri

Com’é lontana la guerra da quegli occhi.
I bambini dimenticano in fretta.
Basta una caramella.
Basta una carezza a volte per cancellare la tristezza.

Basterebbe anche a noi se fossimo capaci di guardarci con amore e con rispetto.
Basterebbe sorriderci e scambiarci una carezza per farci sentire amati.

Ed invece…….

Claudio Khaled Ser

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