Giovanni 17, 11b-19
In quel tempo, [Gesù, alzati gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».
Consacrali nella verità, la tua parola è verità.
Ognuno di noi ha una sua vocazione alla quale è chiamato a consacrarsi. Vi sono alcuni atteggiamenti importanti da evidenziare al riguardo.
Ogni vocazione è personale e comunitaria. È personale perché riguarda il singolo che deve scoprire in sé come è fatto e quello a cui è chiamato. Questa ricerca e questa scoperta non è una cosa statica, che va fatta una volta per tutte; ma è invece un atteggiamento dinamico, che coinvolge tutta la propria esistenza.
Infatti, uno che si riscopre padre o una che si riscopre madre, non vive nella sua esistenza sempre lo stesso atteggiamento. Pensiamo, operativamente, alla diversità tra l’essere genitore di un figlio di 5 anni e quello di esserlo di un figlio di 15 o 20 anni.
Comunque sia, la vocazione è un atteggiamento di discernimento che coinvolge tutta la propria esistenza e che chiede un’attenzione profonda nei confronti di quello che siamo, di quello che potremmo essere e di quello che viviamo, senza dimenticare l’ambiente che ci circonda che anch’esso ha una sua influenza ed importanza.
La vocazione è inoltre comunitaria. Infatti non è mai qualcosa che riguarda il solo singolo, ma è un qualcosa che riguarda anche la comunità e il sociale. Un coniuge non è mai coniuge solo per se stesso, nel momento in cui si manifesta questo atteggiamento iniziano i guai. O cosa direste di un prete o di un religioso che viva solo per se stesso: sarebbe inutile. Ma anche uno studente, un lavoratore. La perdita della dimensione comunitaria della propria vocazione è fonte di tanti guai per la persona e per la società, guai che noi abbiamo solo iniziato a scorgere all’interno delle nostre società occidentali dove questa spaccatura è evidente.
Ancora: Vocazione è chiamata a realizzarsi passo dopo passo, in questa dinamica personale e comunitaria, in relazione a Dio. È lui che ci consacra e ci consacra nella verità della sua parola.
Consacrare significa mettere da parte per Dio. Mettere da parte: fare una scelta. Non possiamo essere tutti e non possiamo essere nessuno. Non possiamo passare la vita nell’incertezza di quello che dobbiamo fare, è importante prendere una decisione e imboccare la strada, una strada. Se pensiamo alla nostra esperienza e guardiamo con attenzione, ci accorgiamo di come i momenti più proficui siano quelli dove noi, magari anche sbagliando, abbiamo preso una strada e l’abbiamo seguita; e di contro, i momenti più bui siano proprio quelli in cui noi abbiamo vissuto una paralisi interna ed esterna dove non sapevamo in quale direzione muoverci.
Dio desidera metterci a parte per lui chiamandoci a realizzare nella verità la nostra vocazione. Si perché è importante anche essere nella verità per realizzare la propria vocazione. Per noi la verità è la Parola incarnata.
L’avvicinarci tutti i giorni a questa Parola non è una risposta magica ai nostri bisogni, ma è un accogliere giorno dopo giorno quello che ci fa crescere e porta nella Verità tutto quello che noi siamo. Accogliere giorno dopo giorno la Parola che è sempre la stessa ma che è sempre nuova, significa ogni giorno incarnare quel passo che ci fa comprendere quello che siamo e dove andiamo.
La verità della vocazione non è dunque, fondamentalmente, una ricerca mentale, quanto invece una ricerca e una concretizzazione esperienziale.
È nella vita che Dio si manifesta, è nella vita che scopriamo la verità del nostro esistere, è nella vita che sperimentiamo la realtà di quello che siamo e possiamo essere, è nella vita che scopriamo una presenza che diventa esistenza nella verità, è nella vita che possiamo incarnarci ed incarnare la parola viva e vera seguendo colui che è via.
Consacraci nella verità, o Signore, nella verità della tua parola incarnata.
È nella vita che Dio si manifesta, è nella vita che scopriamo la verità del nostro esistere, è nella vita che sperimentiamo la realtà di quello che siamo e possiamo essere, è nella vita che scopriamo una presenza che diventa esistenza nella verità, è nella vita che possiamo incarnarci ed incarnare la parola viva e vera seguendo colui che è via.
PG
Se vuoi ricevere quotidianamente la meditazione del Vangelo del giorno
ISCRIVITI QUI
Guarda le meditazioni degli ultimi giorni
1 Aprile 2026 Matteo 26, 14-25
Non siamo diversi da Giuda: consegniamo il divino alla religione, non sappiamo guardare nei suoi occhi, non sappiano ospitare i suoi sogni, rifiutiamo il giogo della sua grazia, diffidiamo delle sue vie, non vogliamo accoglierlo dentro la nostra carne, scegliamo di essere polvere tranquilla che diffida del suo alito di vita eterna. Allora lo cediamo al sistema religioso perché se ne prenda cura al posto nostro.
E. Avveduto
Non si tradisce all’improvviso.
Si inizia quando si smette di custodire ciò che conta.
Quando l’amore diventa secondario.
Quando scegliamo noi stessi – la sicurezza, il vantaggio,
la paura – al posto della relazione, della fedeltà, del rischio.
F. Tesser
31 Marzo 2026 Giovanni 13, 21-33.36-38
Giuda, fratello mio…
Ci sono solitudini che fanno rumore.
La tua, Giuda, no.
La tua cade in silenzio, come una moneta sul fondo del mondo.
E io ti penso lì, fratello smarrito, ultimo tra gli ultimi,
con addosso non il peccato — che pure gli uomini adorano contare — ma il dolore.
Quel dolore che spacca il fiato, che toglie il nome alle cose,
che fa della notte una stanza senza porte.
Ti hanno lasciato addosso il marchio del gesto, e si sono dimenticati dell’abisso.
Si sono fermati al bacio, e non hanno visto la ferita.
Hanno contato i denari, e non hanno contato le lacrime.
Ma io, stasera, se potessi, verrei a cercarti.
Non per assolverti come fanno i giusti.
Non per spiegarti, che certe anime non si spiegano.
Solo per sedermi accanto. Solo per dirti: resta.
Ancora un momento. Non andare così lontano dentro il tuo buio.
L. Santopaolo
30 Marzo 2026 Giovanni 12, 1-11
Noi vorremmo provare a entrare in questa settimana Santa accompagnati dal profumo del nardo di Maria, dall’immagine di questo aroma che si espande fino ad arrivare addirittura sotto la croce. Sarà questo il modo migliore per tenere lontane le continue immagini di morte che ci vorrebbero distogliere dal profumo della vita che Cristo ci è venuto a donare con la sua Risurrezione.
Dehoniani
Hanno deciso la tua morte, ma io ti profumo con ciò che fa vivere, l’hai insegnato Tu che l’amore fa esistere.
Tu ci hai riempito d’amore. Ci ami troppo, piccoli e peccatori come siamo, e io ti ricambio con questo troppo di profumo.
Ermes Ronchi
Giovanni Nicoli | 15 Maggio 2024