Giovanni 12, 44-50
In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».
Chi è il padre per noi? Un padre può essere una persona che dona vita per amore o per distrazione. Un padre può essere uno che permette alla famiglia di vivere. Un padre può essere il capo famiglia. Un padre può essere la severità in persona che chiede rispetto delle regole. Un padre può essere colui che si ritiene perfetto e chiede la stessa perfezione a volte asfissiante ai suoi figli. Un padre può essere un dono di affetto. Un padre può essere freddezza che parla poco. Un padre può essere violento. Un padre può essere incapace di affrontare i problemi discutendo ed esce di casa sbattendo la porta. Un padre può essere uno che si crede onnipotente quando onnipotente non è. Un padre può essere timoroso di essere affettuoso. Un padre può essere interessato solo alle cose, alla roba, al guadagno dimenticandosi di donare se stesso, più che le cose, ai propri figli. Un padre può essere uno che c’è.
Un padre, da piccoli, è tutto, poi sempre meno fino a diventare colui che dobbiamo mettere in discussione, dobbiamo rifiutarlo per poterlo poi amare di nuovo nel momento in cui riusciamo a rifondare su basi più mature e più vere la nostra identità. Un padre può essere tenerezza infinita. Un padre può comunicarci un messaggio chiaro che lui c’è sempre e comunque.
Ma vi sono anche dei padri snaturati che abbandonano i propri figli. Oppure padri incapaci di essere tali. O ancora padri incapaci di dialogare, padri che non hanno mai tempo, padri che non giocano mai coi propri figli, che non sanno che dire che il proprio figlio non vale nulla, incapaci di un complimento, che non vanno mai a passeggio con loro. Padri silenziosi ma consistenti, padri chiacchieroni ma sfumati con lineamenti non chiari…
Ognuno di noi ha una esperienza diversa nei confronti del proprio padre e una immagine diversa: proviamo a pensare chi è o chi è stato per noi nostro padre e quali sentimenti suscita in noi: di nostalgia, di ammirazione, di rabbia, di affetto, di rifiuto. Questo sentimento che abbiamo nei confronti di nostro padre noi, sotto mentite spoglie, ce lo portiamo dietro nella vita e lo giochiamo nel nostro rapporto con Dio Padre.
Le cose che Gesù ci dice, le dice come il Padre le ha dette a lui, lui comunica ciò che il Padre gli ha detto. Ma chi è questo Padre in realtà? Innanzitutto è colui che manda il Figlio perché noi vedendo e ascoltando il Figlio vediamo e ascoltiamo Lui. Il Padre ci comunica la sua parola attraverso il Figlio Parola incarnata, e ci comunica la sua volontà attraverso il Figlio nato morto e risorto.
Il Padre ci manda il Figlio come luce del mondo perché nessuno rimanga nelle tenebre. Proviamo a pensare un mondo senza luce: non potremmo vedere e distinguere nulla, tutto sarebbe scuro e noi forse conosciamo il buio che pesa sul nostro cuore, la vita sarebbe tutta e solo un peso e un buio. Un mondo senza luce sarebbe un mondo senza vita: non vi sarebbe fotosintesi clorofilliana, le piante emanerebbero solo carbonio, il verde sarebbe bianco o giallo ma anche questo non sarebbe distinguibile, non potrebbero crescere gli ortaggi, la frutta, i cereali; gli animali non avrebbero di che mangiare. Non avremmo dei caratteri solari ma solo dei musoni chiusi nel razionalismo: che ci mancherebbe anche la fantasia. Tutto sarebbe freddo e distaccato: non sapremmo neppure cosa è il calore e l’affetto. Non riusciremmo a vedere se uno si vergogna perché diventa rosso, o se si arrabbia perché si rabbuia, tutto sarebbe già buio. Il nostro muoverci e camminare sarebbe un andare a tentoni.
Il Padre ci manda Gesù luce del mondo perché la vita sia possibile! Il Padre ci manda il Figlio per comunicarci la verità perché noi possiamo ascoltare credere e salvarci: non vuole la nostra condanna ma la nostra salvezza. Se avesse voluto la nostra condanna non ci avrebbe mandato il Figlio, ci avrebbe lasciati soli. Il Figlio è segno di una presenza continua e costante di un Padre che non ci abbandona mai ma che ci illumina, ci riscalda, ci riempie di affetto e di attenzioni. Di un Padre che gioca con noi nella natura e ci rallegra con i colori e con il canto degli uccelli. Un Padre pieno di fantasia che noi rischiamo di schiacciare e di scacciare con la nostra tecnologia assordante che non ci permette più nemmeno di camminare sulla terra e sull’erba, che ci porta ad allontanarci sempre più dalla terra per crearci prigioni d’oro dove la fantasia viene uccisa.
Il Padre ha ordinato al Figlio quello che deve dire e fare e annunziare e il Figlio sa che il suo comandamento è vita eterna.
Se infatti voi che siete cattivi date cose buone ai vostri figli, tanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a coloro che gli e le chiedono.
Questa è la figura del Padre che il vangelo di quest’oggi ci comunica. Proviamo a cogliere alcuni dei tanti aspetti che ogni giorno il vangelo, attraverso il Figlio, ci comunica del Padre e confrontiamoli con la nostra esperienza per svelare i pregiudizi esperienziali che non ci permettono di avere una immagine vera del Padre celeste.
Non è Dio a condannarci all’inferno, semmai siamo noi a volerci andare liberamente attraverso le concrete scelte che facciamo. Gesù può anche accendere una luce, ma aprire gli occhi riguarda noi.
L.M. Epicoco
Vi è uno spiraglio di luce e devo seguire questo spiraglio per vedere i passi che posso compiere.
Questo spiraglio non scalda come vorrei e non illumina i contorni della via come desidererei.
Spesso si cammina col cuore freddo, spesso si cammina con l’incertezza del paesaggio circostante ma comunque con la certezza
che quello spiraglio mi parla di Lui e, nonostante le mie cecità, mi conduce sulla via della vita.
PG
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